25 Aprile: Tra identità e narrazione

.
25 aprile, identità, Liberazione, narrazione, Resistenza, psicologia



La narrazione costituisce una modalità di organizzazione del pensiero.
Il racconto dei vissuti ha da sempre ricoperto un ruolo centrale nella trasmissione delle conoscenze e nel processo di costruzione dell’identità e proprio per queste ragioni diversi ricercatori hanno svolto numerosi studi a riguardo.
Secondo Mandelbaum (1967) e Goldstein (1976) la narrazione rappresenta uno strumento di fondamentale rilevanza che permette di organizzare le scoperte storiche.
White (1980) e Mink (1980) pongono l’accento sull’importanza della narrazione nella conduzione degli studi storici e sostengono inoltre che essi possono essere condotti unicamente avvalendosi del metodo narrativo.
La storia quindi permette di ordinare ed organizzare gli avvenimenti in modo narrativo.

Al fine di attribuire il valore di realtà ad una ricostruzione storica la storia deve essere presentata secondo un canone narrativo.
L’uomo opera sui fatti rielaborandoli al fine di costruire una storia; infatti anche se gli avvenimenti non si presentano secondo la modalità narrativa l’uomo li struttura e li ordina dando loro una referenzialità.
Ciò è motivato dal desiderio dell’uomo di attribuire agli avvenimenti coerenza, integralità e pienezza che solo una rappresentazione immaginaria può avere.
La centralità e la grande importanza della narrazione e della testimonianza sono evidenti sia nel campo della ricostruzione storica che nel campo della costruzione dell’identità di sé.
Le persone infatti utilizzano la narrazione come uno strumento principe per comprendere fatti o avvenimenti.


identità, Liberazione, Resistenza, psicologia



La narrazione rappresenta uno strumento insostituibile nel costruire un’identità e nell’attribuire un significato agli eventi.
Per questo motivo ho scelto di inserire la testimonianza e dare voce a chi questo periodo lo ha vissuto in prima persona.
Il passo è stato tratto da una lezione tenuta da Luigi Meda, Presidente del Comitato di Liberazione milanese, e contenuta nel testo: “Fascismo e Antifascismo (1936-1948): Lezioni e testimonianze”.
In questo brano emergono con forza l’orgoglio e la tenacia dell’essere partigiani e l’importanza della lotta e dell’agire per il bene del proprio paese e dei propri connazionali:

“Chi la sera dell’8 settembre 1943, dalle 19 e 42, si fosse messo in ascolto all’apparecchio radio, avrebbe udito la voce del neo presidente del Consiglio, Generale Badoglio, fare la seguente comunicazione: “Il governo italiano, riconosciuta la impossibilità di continuare l’impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla nazione, ha chiesto l’armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze armate angloamericane. La richiesta è stata accolta; conseguentemente ogni atto di ostilità contro le forze armate angloamericane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno all’eventualità di attacchi di qualsiasi altra provenienza.”
Era questa la notizia ufficiale dell’armistizio che era stato definito qualche giorno prima dal generale Castellano come logica conseguenza degli eventi che si erano verificati in Italia a partire dal 25 luglio dello stesso anno, allorché era stato rovesciato il governo di Mussolini.
A Milano la notizia venne appresa indubbiamente con gioia, pure gli elementi più coscienti e responsabili ebbero subito la sensazione che gli sviluppi di questa nuova situazione avrebbero portato a rapide conseguenze drammatiche. [...]
Momenti indubbiamente terribili, ma momenti nei quali in molti milanesi sorgeva istantanea, spontanea, la decisione ad iniziare la lotta della resistenza contro il nemico. In quei giorni molti milanesi, senza indossare la divisa militare, diventarono soldati, soldati per l’onore e la libertà della patria. Per cui – avrò occasione di ritornare su questo argomento – io ho sempre affermato ed affermo che la guerra partigiana fu guerra di formazioni regolari, fu guerra di soldati italiani contro i soldati tedeschi e i loro alleati fascisti.
Occupata Milano, cominciarono le prime misure di repressione da parte delle autorità germaniche. Il 14 settembre veniva affisso alle cantonate delle vie il primo bando, che stabiliva il coprifuoco, la consegna delle armi, la pena di morte per i trasgressori. Il 18 settembre era reso pubblico un altro manifesto riguardante la chiamata di controllo dei militari italiani. Ed è in questa occasione che si rivelò la prima azione organizzata, eloquente, magnifica della resistenza milanese. Si cominciò a fare propaganda dicendo “non bisogna presentarsi al distretto”. Correvano voci che coloro che non si fossero presentati sarebbero andati incontro non solo a noie e seccature, ma anche a pene gravissime. Ebbene, la propaganda delle resistenza ebbe il suo effetto e uscì vittoriosa in questa prima prova. Il numero dei militari presentatisi per la visita di controllo fu estremamente esiguo, il che portò indubbiamente ad un clamoroso insuccesso per l’autorità nazifascista. Intanto incominciavano gli arresti dei patrioti. Alla fine di novembre nella sezione tedesca del carcere di S. Vittore – i raggi primo, terzo, sesto, il raggio secondo era riservato agli ebrei, – risultavano detenuti oltre seicento patrioti italiani, dei quali circa un centinaio considerati come ostaggi, contro i quali si poteva operare, perché italiani, qualsiasi rappresaglia, secondo precise disposizioni del comandante militare germanico – come vedremo in seguito.
Il 19 dicembre, in un’azione di guerra, ed io insisto sempre su questa denominazione delle azioni eseguite dai partigiani, veniva ucciso il federale fascista Resega. Il Corriere della Sera il giorno appresso pubblicava un violento articolo contro i presunti sanguinari perturbatori dell’ordine pubblico. Il giorno 20 venivano prelevati a S.Vittore alcuni detenuti politici: Amedeo Rossin, Fedele Cerini, Alberto Maddalena, Carmine Campolongo, Carlo Mendhel, Luciano Gaban, Giovanni Cervi, Antonio Maugeri, Mario Brenna. Si inscenava una specie di processo al tribunale militare presso il Palazzo di Giustizia e alle 18,30 questi patrioti venivano condotti all’Arena e fucilati, eccezion fatta per il vecchio Brenna che all’ultimo momento si vedeva commutata la pena di morte in venti anni di reclusione. Particolare pietoso, Lucio Gaban, un giovane ardimentoso, aveva saputo che la giovane moglie era moribonda per parto. Il giorno 19, cioè alla vigilia della rappresaglia, il comando tedesco lo aveva assicurato che lo avrebbe fatto accompagnare a casa, naturalmente custodito da guardie tedesche, per poter vedere un’ultima volta la moglie e baciare il bambino appena nato.
La esecuzione all’Arena, nonché non intimidire, rese ancor più vivo l’ardimento dei partigiani della nostra città, i quali intensificarono la loro attività, pur fra le insidie di innumerevoli spie. È questo vorrei dire il lato più doloroso più vergognoso del periodo dell’occupazione: questo vendicarsi con vigliaccheria, con perfidia, con cattiveria, con crudeltà da parte di italiani venduti al nemico verso i loro fratelli che lottavano per la libertà del paese.
Ricordo che, durante un interrogatorio, il famoso capitano Saeveke, comandante delle S.S. dell’Hotel Regina, uscì in una frase di questo genere: “Voi ve la prendete con noi: prendetevela invece con i vostri concittadini. Ogni giorno sulla mia scrivania si accumulano pacchi di denunce contro patrioti.” Indubbiamente in quel momento si verificò accanto al rinascere ed al temprarsi del più duro sentimento patriottico anche la manifestazione di una bassa vigliaccheria, in persone che si erano rese indegne del nome di italiani, della qualifica di cittadini di un paese civile.
Questo è bene dire perché molte volte noi siamo condotti troppo facilmente a dimenticare, a giustificare ed a perdonare. Non affermo che nel ricordo delle sofferenze patite si debba odiare: non è nel mio temperamento, non è nello spirito della mia educazione cristiana. Però è pur vero che, specie per le nuove generazioni, bisogna far ricordare quello che è avvenuto, bisogna che i giovani sappiano che dal 1943 al 1945 a Milano si è sofferto, si è combattuto, indubbiamente con uno spirito non inferiore a quello dell’epoca delle Cinque Giornate del 1848, in un ambiente non sempre di solidarietà, di comprensione da parte di molti nostri concittadini…”



25 aprile, identità, Liberazione, narrazione, Resistenza, psicologia



Non dimentichiamo ciò che è stato e ricordiamo con orgoglio queste persone; uomini e donne che con il loro impegno, il loro sacrificio, la loro lotta contro la guerra, contro le ingiustizie, contro l’estremismo politico nazista e fascista ci hanno restituito il nostro paese.
Se ora possiamo vivere in un paese libero dalle guerre e dagli estremismi è anche grazie a loro; il 25 Aprile è la festa della resistenza, della libertà e della rinascita di una nazione dalle brutture e dalle ingiustizie della guerra.


E’ con molto piacere che con questo articolo ho aderito all’iniziativa promossa dai responsabili del sito: Le Mondine 2.0 – Di madre in figlia incentrata sulla Resistenza e sul suo significato.


Il brano contenuto nell’articolo è stato tratto dal testo:
“Fascismo e Antifascismo (1936-1948): Lezioni e testimonianze”, (1962), Feltrinelli, Milano.

Bibliografia:
Goldstein L., (1976), Historical knowing, University of Texas Press, Austin, Tx.
Mandelbaum M., (1967), “A note on history as narrative”, History and Theory, n. 6, pagg. 416-417.
Mink L.O., (1980), “Everyman his or her own annalist”. In W. J. T. Mitchell (a cura di), On Narrative, The University of Chicago Press, Chicago-London.
Smorti A., (1994), Il pensiero narrativo: costruzione di storie e sviluppo della conoscenza sociale, Giunti Gruppo Editoriale, Firenze.
Smorti A., (1997), Il sé come testo: costruzione delle storie e sviluppo della persona, Giunti Gruppo Editoriale, Firenze.
White H., (1980), “The value of narrativity in the representation of reality”. In W. J. T. Mitchell (a cura di), On Narrative, The University of Chicago Press, Chicago-London.

La prima immagine è stata modificata sulla base della foto realizzata da: dc73, per le altre immagini si ringraziano nell’ordine:
David C. Foster, James Macdonald.

Inserisci il tuo indirizzo e-mail e rimani aggiornata/o:

Servizio di newsletter offerto da FeedBurner

2 commenti:

  • loreanne

    l'armistizio;sembra tutto così poco importante per certa gente;non bastavano le lezioni di storia di dell'utri e il sindaco di alghero;ieri un sacerdote ha vietato che al funerale di un partigiano suonasse Bella Ciao;
    grazie per l'appoggio al Poetto!
    purtroppo abbiamo pubblicato l'appello nei giorni sbagliati;il server era bloccato
    :(
    buona domenica da Veronica e
    Lorenzo e Anne

  • Anonimo

    Grazie Psicologicamente per il commento al mio blog che hai lasciato a questo indirizzo http://blogticino.oknotizie.alice.it/info/518040c1dec71c36/nostos.html
    Per me è stata una sorpresa scoperta assolutamente per caso, perchè nessuno mi ha avvisato che avevano linkato il mio piccolo spazio. Ora, non sapendo come contattare tale Nostos autore del "linkaggio", ho ritenuto di prendermi la libertà di contattarti visto che sembri apprezzare quello che scrivo...magari un piccolo avviso la prossima volta...
    Detto questo, sarai sempre il benvenuto sul mio blog. A presto. Anemos

Articoli correlati:

Related Posts with Thumbnails