Psicologia politica: La percezione degli esponenti politici

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La scelta di voto costituisce una tematica di fondamentale importanza che dipende in modo significativo dalla percezione che abbiamo degli esponenti politici; ma da cosa è dipesa la nostra percezione degli uomini politici?

Il processo di formazione delle impressioni ha luogo in modo costante e continuo.
Tale fenomeno è influenzato da diversi fattori; ad esempio dal ruolo che si ricopre e dal contesto in cui il giudizio viene elaborato.
Questo processo, oltre che influire sulla nostra quotidianità, influisce anche sui giudizi che esprimiamo riguardo agli esponenti politici.
Le informazioni che utilizziamo per creare un giudizio su un uomo politico sono principalmente tre:
1. le caratteristiche personali;
2. l’appartenenza partitica;
3. le posizioni inerenti ai temi politici.

Miller, Wattenber e Malanchuk (1986) hanno condotto uno studio estremamente articolato sulla percezione degli uomini politici da parte degli elettori.
Nel loro studio i tre ricercatori hanno cercato di determinare in quale misura queste tre categorie influiscono sulla formazione dei giudizi.
A tal fine hanno analizzato le indagini pre-elettorali condotte negli Stati Uniti tra il 1952 ed il 1984.
Una delle domande presenti nei questionari chiedeva di fare dei commenti liberi sugli esponenti politici.
Tramite l’analisi delle risposte fornite è stato possibile quantificare in che misura i tre indicatori precedentemente elencati abbiano influito sui giudizi degli elettori.
E' emerso che i commenti più frequenti sono inerenti ai tratti personali, in seguito troviamo quelli riferiti al partito di appartenenza ed infine quelli relativi ai temi politici.
Sebbene le risposte nel corso dei decenni abbiano subito delle lievi variazioni in linea di massima l’ordine di importanza dei tre fattori non è mutato; l'influenza dei commenti inerenti ai tratti personali, benchè sia andata progressivamente scemando, costituisce una fetta importante dei commenti formulati.
Il dato inerente ai tratti personali inoltre acquista maggiore rilevanza se si pensa che la sua presenza rimane costantemente elevata indipendentemente dalle condizioni politiche in cui il giudizio viene espresso.
Questi dati rappresentano sicuramente un’indicazione molto importante ma non possono essere generalizzati anche agli altri stati e devono quindi essere utilizzati con cautela; infatti in altri contesti il livello di personalizzazione della politica potrebbe essere differente e nella formulazione dei giudizi potrebbero avere maggiore rilevanza i temi politici o l’appartenenza ad un dato partito piuttosto che i tratti personali del candidato.

Miller, Wattenber e Malanchuk (1986) hanno inoltre approfondito l'analisi sull'influenza dei tratti e delle caratteristiche personali degli esponenti politici e li hanno raggruppati in cinque categorie:
1. competenza: riguarda prerogative come l’intelligenza, la competenza come leader e la comprensione di temi politici;
2. integrità: si riferisce all’onestà o al contrario ad una condotta non corretta in ambito politico;
3. affidabilità: è inerente alla capacità di rispettare gli impegni presi e di svolgere il proprio compito in modo fermo e deciso;
4. carisma: concerne la capacità di ottenere consensi e stima indipendentemente da altre prerogative;
5. caratteristiche personali: è relativa alle peculiarità del candidato che esulano dalla vita politica; come ad esempio l’età, il credo religioso o la sua condizione economica.
La prerogativa che è stata citata più di frequente è la competenza, seguita dall’integrità e dall’affabilità, caratteristiche che si sono anch'esse mantenute stabili nell’arco del tempo preso in esame dalla ricerca.
Infine troviamo il carisma e le caratteristiche personali che costituiscono due prerogative più strettamente legate al periodo di rilevazione dei dati.

Da cosa siete maggiormente influenzati nell’esprimere un giudizio sugli esponenti politici?
A quali prerogative dei candidati politici attribuite maggiore importanza?


Bibliografia:
Catellani P., (1997), Psicologia politica, Il Mulino, Bologna.
Miller A.H., Wattenber M., Malanchuk O., (1986), Schematic assessment of presidential candidates, in “American Political Science Review”, n. 80., pp. 521-540.

Per la foto si ringrazia:
Steve Rhodes

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Psicologia della pubblicità: Le fasi della comunicazione pubblicitaria

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Il modello think-feel-do costituisce una tassonomia particolarmente articolata che viene utilizzata per descrivere ed analizzare le fasi della comunicazione pubblicitaria.
Tale tassonomia è stata elaborata da Lavidge e Steiner (1961) e postula la presenza di una successione di fasi che il consumatore segue secondo un ordine sequenziale.
Il processo di comunicazione pubblicitaria parte così dalla conoscenza iniziale di un prodotto fino a giungere al suo acquisto.

Il modello è articolato in sette fasi:
1. la prima costituisce una condizione iniziale in cui non si è ancora manifestata l’influenza della pubblicità.
In questo stadio infatti può accadere che il soggetto non sia consapevole dell’esistenza di un prodotto o servizio;
2. in seguito si sviluppa la consapevolezza dell’esistenza dell’oggetto;
3. successivamente il soggetto viene a conoscenza delle prerogative e delle qualità del bene;
4. nello stadio seguente si sviluppa un atteggiamento favorevole verso il prodotto;
5. l’atteggiamento favorevole evolve poi in preferenza per il prodotto e per le sue possibili alternative;
6. alla preferenza si aggiunge il desiderio di acquisto;
7. infine vi è la fase conclusiva in cui si completa il processo di convincimento e si effettua l’acquisto.

Tale tassonomia trova un rispecchiamento nel classico modello psicologico che suddivide il comportamento in tre dimensioni:
1. componente cognitiva: che consta degli stati intellettivi;
2. componente affettiva: composta dagli stati emozionali;
3. componente motivazionale.

In contrapposizione a questa teoria è stato elaborato il concetto di pubblicità “low-involvement” (Krugman, 1965) che si riferisce ai prodotti a basso coinvolgimento.
Secondo Krugman in questo caso vi è uno stravolgimento della successione tradizionale del processo che ha luogo nel caso del modello think-feel-do.
La pubblicità potrebbe così indurre immediatamente all’acquisto un consumatore poco coinvolto.
Solo in un secondo momento, in seguito all’utilizzo ed alla conoscenza del prodotto, vi saranno dei cambiamenti rilevabili negli atteggiamenti o per quanto concerne lo stato emotivo.


Bibliografia:
Krugman H., (1965), The impact of television advertising: learning without involvement, in “Public Opinion Quarterly”, n. XXIX autunno.
Lavidge R. J., Steiner G. A., (1961), A model for predictive measurements of advertising effect, in “Journal of Marketing”, pp. 131-147.
Puggelli F. R., (2000), L’occulto del linguaggio: Psicologia della pubblicità, FrancoAngeli, Milano.

Per la foto si ringrazia:
Mr.mt

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