Psicologia dei nuovi media: Le modalità di lettura di una pagina web e lo schema ad F

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Lo studio delle modalità di lettura delle pagine web costituisce uno strumento estremamente utile, se non indispensabile, nella progettazione e realizzazione dei contenuti multimediali.
Tale indicatore influisce in modo determinante su numerosi aspetti; primo tra tutti sulla distribuzione del testo e dei contenuti e quindi anche sull’inserimento degli spazi pubblicitari.
A riprova dell’importanza di questo aspetto anche Google, il più famoso motore di ricerca, ha fornito delle indicazioni riguardo alle aree della pagina in cui si concentra maggiormente l’attenzione degli utenti e sia quindi più opportuno inserire gli annunci pubblicitari.

Una ricerca svolta in quest’ambito ha analizzato le modalità di lettura delle pagine web.
La sperimentazione ha coinvolto ben 232 persone a cui sono state presentate tre differenti tipologie di contenuti:
1. una pagina inserita su un sito commerciale, costituita dalle immagini e le descrizioni dei prodotti;
2. una pagina tratta da un sito aziendale, contenente un articolo;
3. una schermata su cui erano presenti i risultati della SERP, nello specifico del motore di ricerca Google.
I dati della sperimentazione sono stati ottenuti attraverso la registrazione dei movimenti oculari dei soggetti durante la lettura delle pagine.
Ciò ha permesso di creare una mappa termica per ogni diversa tipologia di schermata ed ha evidenziato le aree in cui si concentrava maggiormente l’attenzione dell’utente.

psicologia dei nuovi media, lettura di una pagina web, movimenti oculari nella lettura, schema ad F, pagina web, SERP, schema di lettura, Grazie a questo studio si è potuto osservare che lo schema di lettura di una pagina web differisce sensibilmente da quello adottato nella lettura di una pagina su supporto cartaceo ed inoltre che segue uno schema largamente condiviso che prende il nome di: “schema ad F”.
Tale modalità di lettura viene definita in questo modo poiché i movimenti oculari effettuati per leggere assumono una forma che richiama quella della lettera F.
L’immagine posta a destra mostra i movimenti oculari svolti dalla maggior parte degli utenti durante la lettura di una pagina della SERP di Google.
Il processo di lettura è composto da tre distinte fasi:
1. durante la prima fase, evidenziata in rosso, l’utente scorre la schermata con un movimento oculare orizzontale, in genere nella parte alta della pagina;
2. nella seconda fase, indicata in verde, la lettura si concentra sulla parte sinistra dello schermo e scende per un breve tratto in verticale per poi riprendere con una seconda scorsa che attraversa la schermata in orizzontale e che, di norma, risulta leggermente inferiore e parallela a quella effettuata durante la prima fase;
3. infine nella terza fase, rappresentata con il blu, il lettore legge con un movimento verticale la sezione posta nell’estremità sinistra della pagina.
Questi tre elementi costituiscono la struttura ad F.

Non sempre il processo di lettura si svolge secondo questo preciso schema; talvolta accade infatti che il pattern non sia suddiviso in tre parti oppure che segua delle strutture differenti.
In alcuni casi i lettori si avvalgono di uno schema che prevede la lettura di una terza linea orizzontale posta nella sezione inferiore della pagina rendendo in questo modo il modello più simile ad una “E” piuttosto che ad una “F”.
Altre volte invece lo schema risulta più scarno ed assomiglia a quello di una “L” rovesciata poiché gli utenti scorrono con gli occhi la parte alta dello schermo e poi proseguono leggendo velocemente l’area posta alla sinistra dello schermo.
Fatta eccezione quindi per un numero ridotto di differenti modalità di lettura in genere la struttura più comune è quella che richiama la forma della lettera F, sebbene la distanza tra le due barre parallele possa variare.

È importante analizzare le modalità di lettura da parte degli utenti?
In genere a quali aree del testo e più in generale della pagina web attribuite maggiore attenzione?


Fonte:
F-Shaped Pattern For Reading Web Content.

Per la foto si ringrazia: blupics

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Psicologia del marketing: Gli elementi verbali e non verbali del packaging

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Uno degli aspetti alla base del processo d’acquisto è rappresentato dalle prerogative che caratterizzano il packaging.
Spesso si tende a sottovalutare il ruolo giocato dal design del packaging ma questo è di fondamentale importanza.
L’aspetto con cui viene presentato un prodotto contribuisce infatti ad indirizzare le nostre scelte ed a fornirci in modo immediato delle informazioni a riguardo.
Ciò è estremamente importante ed addirittura decisivo nel caso in cui il consumatore effettui la sua scelta secondo un processo d’acquisto a basso coinvolgimento.
Tale processo è denominato low-involvement (Krugman, 1965).

Psicologia del marketing, elemento verbale, caratteristiche del packaging, acquisti low-involvement L’aspetto del packaging è dato dalla combinazione di diversi elementi.
Tali elementi sono nella maggior parte dei casi oggetto di un attento e dettagliato studio basato sulle prerogative del prodotto e sull’immagine che gli si vorrà attribuire.
Questi sono suddivisi in due categorie:
verbali e non verbali.
Come suggerito dal termine, i segni verbali sono rappresentati dagli elementi di testo presenti sulla confezione e consistono in:
paese d’origine;
nome del brand;
produttore;
informazioni inerenti al prodotto (Pieters e Warlop, 1999; DeLozier, 1976).

Le caratteristiche non-verbali invece sono riferite a ciò che concerne l’aspetto estetico di un prodotto (Veryzer, 1995) ed il suo design (Veryzer, 1993).
I segni non verbali sono:
colore;
forma;
grandezza;
materiale;
disegno o fantasia;
tipo di carattere.

marketing psicologia packagingI segnali non verbali rivestono un ruolo di primaria importanza in ambito comunicativo.
Secondo Fromkin e Rodman (1993) ciò è enfatizzato dal fatto che più del 90% della comunicazione interpersonale sia di tipo non verbale.
L’influenza degli elementi non verbali è ulteriormente confermata del forte impatto che essi hanno sul consumatore.
La presenza degli elementi non verbali permette infatti l’incremento di processi cognitivi nodali come quello attentivo (Finn, 1988), percettivo (Pieters e Warlop, 1999) e mnemonico (Childers e Huston, 1984) e riescono addirittura ad influenzare le attitudini (Babin e Burns, 1997; Mitchell, 1986).

Qual è l’importanza che attribuite ai segnali verbali e non verbali?
Secondo voi sono incisivi ai fini dell’acquisto di un prodotto?


Bibliografia:
Babin L. A., Burns A. C., (1997), Effects of Print Ad Pictures and Copy Containing Instructions to Imagine on Mental Imagery That Mediates Attitudes, Journal of Advertising, n. 26.
Childers, T. L., Houston M. J., (1984), Conditions for a Picture-Superiority Effect on Consumer Memory, Journal of Consumer Research, n. 11.
DeLozier M. W., (1976), The Marketing Communication Process, McGraw-Hill, New York.
Finn A. (1988), Print Ad Recognition Readership Scores: An Information Processing Perspective, Journal of Marketing Research, n. 25.
Fromkin, V., Rodman R., (1993), An introduction to Language, Harcourt Brace Jovanovich.
Kauppineh H., (2004), Colours as non-verbal sings on packages, Swedish School of Economics and Business Administration, Helsingfors.
Krugman H., (1965) The impact of television advertising: learning without involvement, in “Public Opinion Quarterly”, n. XXIX autunno.
Mitchell A. A., (1986), The Effect of Verbal and Visual Components on Advertisements on Brand Attitudes and Attitude Toward the Advertisement, Journal of Consumer Research, n. 13.
Pieters, R., Warlop L., (1999), Visual Attention during Brand Choice: The Impact of Time Pressure and Task Motivation, International Journal of Research in Marketing, n. 16.
Veryzer, R. W. Jr., (1993), Aesthetics Response and the Influence of Design Principles on Product Preferences, in: Rotschild, M. L. e L. McAlister (eds.), Advances in Consumer Research, Provo (UT): Association for Consumer Research, n. 20.
Veryzer, R. W. Jr., (1995), The Place of Product Design and Aesthetics in Consumer Research, in: Kardes F. R. e M. Sujan (eds.), Advances in Consumer Research, Provo (UT), Association for Consumer Research, n. 22.


Per le foto si ringrazia: SOCIALisBETTER

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