Il rapporto tra mass media e libertà d'informazione in Italia e la manifestazione sulla libertà di stampa

.
Libertà di informazione, mass media, comunicazione



Ieri a Roma in Piazza del popolo, ed in numerose altre città italiane ed europee, si è svolta una manifestazione per la libertà di stampa e di informazione.
All’iniziativa hanno partecipato oltre 300 mila persone per manifestare contro la situazione in cui versa l’informazione in Italia e contro le continue ingerenze degli organi politici sugli organi di informazione.

Il rapporto tra informazione e potere, soprattutto politico, è sempre stato complesso e controverso.
Ciò influisce sull’operato degli organi deputati a fare informazione che hanno il difficile compito di informare e sensibilizzare l’opinione pubblica.
Il punto è: come lo fanno? E soprattutto sulla base di quali notizie?
Queste domande sono fondamentali per monitorare lo stato dell’informazione di un Paese; soprattutto di uno Stato che vuole tutelare i suoi cittadini e la democrazia.

La libertà di informazione in un paese in cui la quasi totalità degli organi di informazione è direttamente o indirettamente sotto il controllo della politica, che sia di Destra o di Sinistra è ininfluente, è fortemente compromessa.
Tale ingerenza della politica sull’informazione dà origine a diverse ripercussioni negative che colpiscono sia chi fa informazione e sia chi ne fruisce.

Questo sistema di clientelarismo, in cui può intervenire solo chi propone le notizie “giuste” e nel modo giusto, infatti pone i giornalisti che vogliono svolgere il proprio lavoro in modo indipendente e non fazioso nella condizione di doverlo fare con difficoltà e con costanti pressioni ed intimidazioni sul proprio operato o, nel peggiore dei casi, li mette addirittura nella condizione di non poterlo fare affatto.
È questo il clima con cui le persone dovrebbero svolgere il proprio lavoro in modo ottimale e sereno o è piuttosto un modo, nemmeno tanto velato, di controllare l’operato dei giornalisti e di chi è deputato a fare informazione?

Altro aspetto fondamentale: chi paga oltre ai giornalisti le conseguenze di questo sistema?
Noi.
Noi che, a causa di questo uso improprio dei mezzi di comunicazione di massa, abbiamo quotidianamente attraverso i mass media una visione distorta e faziosa della realtà.
Noi che veniamo trattati come pedine e che invece meriteremo rispetto da chi fa informazione che dovrebbe presentarci la realtà dei fatti nel modo più oggettivo possibile e non sulla base di ciò che è più opportuno per gli organi politici che lettori e telespettatori sappiano.
Questo sistema infatti non ha la finalità di informare ma ha come unico scopo quello di influenzare e manipolare l’opinione pubblica ed in ultima istanza incidere sul comportamento di voto.

Tale situazione ci spinge sicuramente a riflettere sullo stato dell’informazione nel nostro paese ed a porci delle domande:
può un paese civile permettere alla politica ed al potere di controllare gli organi di informazione?
Può permettere di intimorire?
Può permettere di decidere l’agenda delle notizie?
Può permettere di stabilire quali sono le notizie da dare e soprattutto quelle da nascondere?


Per la foto si ringrazia: holia.

Inserisci il tuo indirizzo e-mail e rimani aggiornata/o:

Servizio di newsletter offerto da FeedBurner

1 commenti:

  • paopasc

    Ho sempre immaginato la stampa come un contropotere. Un mastino che sorveglia per conto del cittadino gli atti dell'uomo politico. Nella deontologia professionale del giornalista, come in quella del medico, dovrebbe esserci la fedeltà ai fatti e l'indipendenza nei giudizi come cardini principali.
    Ma a chi lo dici? La missione del giornalista quindi non è più quella del disoccultamento della verità, che in qualche caso i governi tendono a tenere nascosta, ma l'adesione ai desideri del di lui datore di lavoro.
    Con il che, forse, se obbligassimo i giornali a un azionariato solo popolare, potremmo finalmente sperare in una stampa libera.
    Un caro saluto
    bye

Articoli correlati:

Related Posts with Thumbnails