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Psicologia sociale: Gli stereotipi di genere dei genitori incidono sulla scelta dei figli di intraprendere una carriera in campo matematico

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Numerosi test e l’analisi dei risultati accademici hanno largamente evidenziato una parità di competenze ed abilità tra uomini e donne in campo scientifico.
Il dato interessante è che, benché vi siano pari capacità e preparazione nelle materie scientifiche, le donne che scelgono di intraprendere gli studi e di lavorare in quest’ambito sono in numero nettamente inferiore rispetto ai colleghi uomini.
Questo fenomeno può avere diverse motivazioni; una tra queste è costituita dagli stereotipi di genere.

Pamela Davis-Kean, psicologa presso l’University of Michigan Institute for Social Research, e colleghi hanno condotto uno studio volto ad analizzare quanto i valori e le attitudini dei genitori influiscono sullo sviluppo delle competenze matematiche dei figli e se tali attitudini varino sulla base del genere del bambino.
I dati utilizzati sono stati tratti da una sperimentazione pregressa in cui erano stati coinvolti oltre 800 bambini e le rispettive famiglie.
Altro dato rilevante è che la ricerca è stata svolta per un lasso di tempo di ben 13 anni; ha infatti avuto inizio nel 1987 ed è stata condotta in modo continuativo fino al 2000.
Tali prerogative sono estremamente importanti in quanto costituiscono un indice dell’affidabilità, soprattutto a livello quantitativo, dei dati raccolti e dello studio effettuato.

L'analisi dei dati ha evidenziato che le attitudini e gli stereotipi di genere dei genitori, in modo particolare quelli del padre, incidono in modo significativo sulla scelta dei figli di intraprendere un percorso di studi e professionale in ambito scientifico.
Le attitudini e gli stereotipi dei genitori assumono così un ruolo di primaria importanza in quanto si traducono anche nelle loro scelte educative.
Tra queste una delle più rilevanti è costituita dal maggiore incoraggiamento e supporto offerto ai figli maschi nella formazione Stereotipi di genere - Numero di oggetti scientifici o matematici acquistati per le bambine ed i bambini dai genitorie nella preparazione in campo matematico rispetto alle figlie femmine.
Come indicato nel grafico, tale incoraggiamento trova espressione nella tendenza da parte dei genitori all’acquisto di un numero più elevato di giocattoli inerenti all’ambito scientifico per i bambini piuttosto che per le bambine e nel fatto che dedichino più tempo a svolgere giochi ed attività inerenti al settore scientifico con i figli maschi.

Credit: University of Michigan Institute for Social Research

Ai risultati precedentemente conseguiti grazie alla ricerca della Dottoressa Davis-Kean sono stati aggiunti quelli ottenuti attraverso altre ricerche analoghe.
Tali sperimentazioni mostrano che le attitudini dei genitori hanno una significativa influenza non solo sulle performance attuali dei figli ma anche sui loro risultati futuri; nel caso in cui ritengano che materie come matematica e scienze siano più importanti per i ragazzi che per le ragazze questo si rifletterà non solo sul rendimento scolastico ma anche sulla scelta del percorso lavorativo.
I ricercatori sono così giunti alla conclusione che l’interesse delle bambine per le materie scientifiche ed in particolare per la matematica diminuisce all’aumentare degli stereotipi di genere del padre, al contrario l’interesse dei bambini per le discipline scientifiche cresce con il rafforzamento degli stereotipi di genere del padre.
Come è evidenziato nel grafico, nel caso delle figlie femmine si ha una relazione inversamente proporzionale in quanto all’aumentare di una variabile l’altra subisce una decrescita, mentre nel caso dei figli Stereotipi di genere - Influenza degli stereotipi di genere del padre sugli interessi dei figli e delle figlie in ambito matematico maschi si ha un rapporto direttamente proporzionale poiché entrambe le variabili registrano un incremento.
Queste ricerche indicano quindi che gli stereotipi di genere dei genitori, ed in modo particolare del padre, sono altamente influenti nel ridurre la scelta delle figlie di intraprendere gli studi o una carriera in ambito matematico e scientifico.

Credit: University of Michigan Institute for Social Research

Gli stereotipi di genere dei genitori e le loro attitudini influiscono sulle scelte inerenti all’istruzione ed alla carriera dei figli?
Ed inoltre tali stereotipi possono determinare un decremento nella decisione da parte delle donne di intraprendere una carriera in ambito scientifico?

Bibliografia:
Davis-Kean P. E., (2005),
The Influence of Parent Education and Family Income on Child Achievement: The Indirect Role of Parental Expectations and the Home Environment, Journal of Family Psychology, 19(2), 294-304.

Per la foto si ringrazia: HeffTech

Un ringraziamento particolare va alla Dottoressa Diane Swanbrow per la gentilezza e la disponibilità e per aver permesso l'inserimento dei due grafici tratti dall'articolo originario nel presente articolo.

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Psicologia economica: Le disuguaglianze di genere nel potere economico



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Il comportamento economico individuale degli uomini e delle donne è stato al centro di numerosi studi soprattutto negli ultimi decenni.
L’analisi di questa tematica deve essere vista non solo nell’ambito del nucleo familiare ma nel contesto più ampio delle differenze di genere nel potere economico.
Nonostante gli sforzi profusi da organizzazioni come la EOC, Equal Opportunities Commission, le disuguaglianze inerenti al potere economico tra uomini e donne sono tuttora molto forti e sebbene negli anni la situazione stia lentamente migliorando tale distanza è ben lungi dall’essere colmata.
A causare l’insorgenza di questa situazione concorrono fattori strutturali e normativi che a lungo termine determinano un rischio maggiore di povertà per le donne rispetto che per gli uomini.

In uno studio Millar e Glendinning (1989) hanno individuato alcuni fattori che incidono sulla sperequazione tra la condizione maschile e quella femminile in merito al potere economico.
Questi fattori sono strettamente legati al contesto sociale:
1. in primis vi è il ruolo e le aspettative correlate al genere all’interno del nucleo familiare;
2. in seguito abbiamo la discriminazione sul mercato del lavoro;
3. infine troviamo gli svantaggi a carico del sistema sociale e dei sussidi.
Inoltre benché negli ultimi decenni si sia registrato un incremento progressivo dell’occupazione femminile le donne percepiscono degli stipendi mediamente inferiori rispetto a quelli degli uomini (Buck, Gershuny, Rose, Scott, 1994, 187-190).

La situazione si presenta, se possibile, ancora più difficile se si pensa che alle donne vengono preclusi o ridotti drasticamente i benefici derivanti dal mondo del lavoro quali la pensione ed il congedo per malattia.
Tale attuazione ha origine dal fatto che il sistema dei sussidi è stato creato sulla base delle prerogative dell’impiego maschile; ovvero ininterrotto ed a tempo pieno, che in passato era considerata la struttura “tipica”.
È evidente che una struttura del genere può essere confacente per le donne single in carriera ma difficilmente si adatta ai ritmi ed alle esigenze delle donne che oltre agli impegni legati al proprio lavoro devono far fronte a quelli della propria famiglia.
Oltre a ciò spesso accade che le donne nel caso in cui non abbiano un’occupazione retribuita non possano richiedere un sussidio o possano ricevere solo i contributi minimi.
Per citare un esempio in Inghilterra una vedova che vive da sola e beneficia di una pensione di reversibilità nel caso in cui decida di convivere perde questo diritto, sia che il compagno la sostenga economicamente o meno.

Tali disuguaglianze possono inoltre sommarsi alle asimmetrie di genere presenti all’interno del nucleo familiare in ambiti quali: la gestione dei redditi e delle attività, il consumo delle risorse della famiglia, la gestione del potere e la divisione dei compiti sia all’esterno che all’interno dell’ambito familiare.
A riguardo è importante evidenziare che sebbene per le donne sia progressivamente aumentato il tempo speso nello svolgimento di un’occupazione retribuita al contempo non sono diminuite le responsabilità e le incombenze domestiche ed inerenti all’ambito familiare.
Secondo uno studio svolto da Antonides e van Raaij (1998) emerge il dato significativo che le donne europee dedicano mediamente il doppio del tempo rispetto agli uomini allo svolgimento delle attività domestiche.

Escluse poche eccezioni, la combinazione dei succitati fattori pone le donne in una condizione di netto svantaggio all’interno dell’unione coniugale e, in una prospettiva più ampia, del contesto sociale.
Ciò rende quindi altamente probabile che siano le donne a dover affrontare una condizione di povertà se dall’unione nascono dei bambini ed il matrimonio finisce.
Inoltre James (1996) ha rilevato un altro dato molto interessante; le donne sposate che svolgono un lavoro retribuito hanno minori possibilità di avere un programma pensionistico perché si ritiene che potranno usufruire di quello del marito.
Dalle ricerche svolte è evidente che le donne sono spesso consapevoli della loro posizione di svantaggio, anche se la maggior parte di esse adotta ancora il modello tradizionale che si basa sul fare affidamento sulle capacità di guadagno e di pensione del marito.

La società, il mondo del lavoro ed il sistema pensionistico contribuiscono a porre la donna in una posizione di vulnerabilità?
Quali provvedimenti si potrebbero attuare per ovviare a questo problema?


Bibliografia:
Antonides G., van Raaij W.F., (1998), Consumer Behaviour: An European Perspective, Wiley, Chichester.
Buck N., Gershuny J., Rose D., Scott J., (1994), (a cura di) Changing households: The British Household Panel Sourvey, University of Essex, Colchester.
James S.R., (1996), Female household investment strategy in human and non-human capital with the risk of divorce, in “Journal of Divorce and Remarriage”, n. 25, pp. 151-167.
Webley P., Burgoyne C.B., Lea S.E.G., Young B.M., (2004), Psicologia economica nella vita quotidiana, Il Mulino, Bologna.




 


 
Per la foto si ringrazia: The Library of Congress

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