Visualizzazione post con etichetta attitudini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta attitudini. Mostra tutti i post

Le pubblicità più utili veicolate attraverso i mass media

.
mass media pubblicità decisione acquisto



La pubblicità costituisce una particolare forma di comunicazione che ha lo scopo primario di influenzare i comportamenti e le scelte riguardo al consumo di beni e servizi.
Gli obiettivi della pubblicità sono diversi, tra i principali vi sono: presentare e far acquisire notorietà ad un bene o servizio, far familiarizzare i consumatori con il prodotto e spiegarne il funzionamento ed i diversi usi, far nascere ed incrementare la motivazione all’acquisto e generare un atteggiamento favorevole verso il prodotto ed il brand pubblicizzato.
I messaggi pubblicitari vengono veicolati attraverso differenti tipi di pubblicità che variano sulla base del mezzo o mass media con cui vengono diffusi.
Vi sono diverse tipologie di pubblicità ma quali sono quelle che i consumatori ritengono siano più utili nell’orientare le scelte d’acquisto?

Uno studio condotto da Harris Interactive e AdweekMedia ha analizzato la fruizione della pubblicità al fine di evidenziare quali tipologie di pubblicità sono considerate più utili e quali invece vengono ignorate, focalizzando l’attenzione sui mass media attraverso cui vengono veicolate e sull’età dei consumatori.
La ricerca è stata condotta attraverso il sondaggio d’opinione ed ai soggetti coinvolti è stato chiesto di indicare quali pubblicità, tra 5 differenti tipi, ritengono siano utili e quali tendono ad ignorare.
Le pubblicità incluse nella ricerca sono:
• le pubblicità televisive;
• le pubblicità pubblicate sui giornali;
• le pubblicità radiofoniche;
• le pubblicità presenti sui motori di ricerca;
• i banner sui siti.
Il sondaggio è stato effettuato online tra il 4 e l’8 giugno 2009 ed ha coinvolto ben 2521 soggetti di età superiore ai 18 anni residenti negli Stati Uniti.
Il campione è stato stratificato per età, genere, livello di istruzione, luogo di residenza, reddito familiare ed etnia ed è stato, ove si è reso necessario, uniformato alla composizione della popolazione.
Il campione è inoltre stato suddiviso in 4 sottogruppi in base all’età al fine di analizzare la fruizione e l’influenza delle pubblicità nelle diverse fasce d’età.
I sottogruppi erano composti da soggetti dai 18 ai 34 anni, dai 35 ai 44 anni, dai 45 ai 54 anni ed oltre i 55 anni.
Lo studio ha permesso di evidenziare dei risultati particolarmente interessanti in quanto ha indicato quali sono le tipologie di pubblicità più utili e quali vengono ignorate, quali sono i mass media più efficaci in ambito pubblicitario ed ha inoltre mostrato quali tipi di pubblicità sono più indicati per le diverse fasce d’età.

I risultati della ricerca indicano che le pubblicità più utili sono quelle televisive; ben oltre un terzo dei telespettatori, il 37%, ritiene che gli spot televisivi siano utili nell’orientare le decisioni d’acquisto.
Il dato cala al 23% per i soggetti sopra i 55 anni ma si registra un forte incremento nella fruizione della pubblicità televisiva man mano che si scende con l’età degli spettatori; infatti la percentuale aumenta progressivamente salendo al 35% per quanto concerne le persone tra i 45 ed i 54 anni, raggiunge il 38% per la fascia d’età tra i 35 ai 44 anni ed arriva addirittura a toccare il 50% per i soggetti più giovani tra i 18 ed i 34 anni.
La seconda tipologia di pubblicità ritenuta più utile è quella presente sulla carta stampata che viene consultata dal 17% dei lettori.
La pubblicità sui quotidiani, a differenza di quanto accade per i messaggi pubblicitari televisivi, è più efficace per i lettori più maturi; difatti solo il 6% dei consumatori tra i 18 ed i 34 anni fruisce della pubblicità sui giornali, la percentuale raddoppia nella fascia d’età tra i 35 ed i 44 anni ed arriva al 13% e sale di poco per le persone tra i 45 ed i 54 anni raggiungendo il 14%.
La percentuale aumenta sensibilmente per i lettori sopra i 55 anni toccando il 31% ed attestandosi come la tipologia di pubblicità più utile per questa fascia d’età.
Al terzo posto troviamo la pubblicità presente sui motori di ricerca, che influisce sui comportamenti d’acquisto per il 14% dei consumatori.
Questo dato si rivela sorprendentemente più basso per gli utenti più giovani, registrando appena il 10%, e collocandosi tra il 15% ed il 16% per quelli più maturi.
Al quarto posto vi sono le pubblicità radiofoniche che sono ritenute utili dal 3% degli intervistati, con una percentuale che oscilla tra il 2% ed il 4% tra le diverse fasce d’età.
La tipologia di pubblicità che viene ritenuta meno utile ed influente è quella dei banners su internet.
I banners sono utili per l’1% dei navigatori, la percentuale aumenta al 4% per i più giovani, ma tale valore subisce una diminuzione per le fasce d’età tra i 35 ed i 44 anni ed i 45 ed i 54 anni, fermandosi all’1%, e non raggiungendo nemmeno l’1% per quanto concerne i soggetti sopra i 55 anni.
Infine il 28% dei soggetti coinvolti nel sondaggio non ritiene utile nessuna delle tipologie di pubblicità menzionate.
Tale dato rimane sostanzialmente stabile per quanto concerne le diverse fasce d’età con un picco del 31% per le persone tra i 45 ed i 54 anni.


pubblicità decisione acquisto mass media



Per quanto riguarda le tipologie di pubblicità che vengono maggiormente ignorate al primo posto vi sono i banners presenti sui siti e sulle pagine web.
I banners non influiscono sulle scelte d’acquisto per il 46% dei consumatori e questo dato arriva addirittura al 50% per quanto riguarda gli utenti tra i 35 ed i 44 anni.
Al secondo posto vi è ancora una tipologia di pubblicità veicolata attraverso internet; le pubblicità presenti sui motori di ricerca vengono ignorate dal 17% degli intervistati.
Il valore più basso è registrato per le persone tra i 35 ed i 44 anni, che scende al 14%, mentre la percentuale sale tra i giovani, toccando il 20%.
In seguito vi sono le pubblicità televisive che non vengono consultate dal 13% dei telespettatori, il dato cala al 7% per i giovani spettatori ed aumenta al 10% per il pubblico tra i 35 ed i 44 anni.
La percentuale supera invece il dato complessivo per i consumatori tra i 45 ed i 54 anni salendo al 15% e cresce ancora per le persone sopra i 55 anni raggiungendo il 20%.
La quarta tipologia di pubblicità ignorata è costituita dalle pubblicità radiofoniche che non vengono consultate dal 9% degli ascoltatori.
I dati subiscono anche in questo caso delle sensibili variazioni in relazione all’età del pubblico e le percentuali decrescono con l’aumentare dell’età; l’11% degli ascoltatori più giovani, tra i 18 ed i 34 anni, ignora i messaggi pubblicitari trasmessi attraverso la radio, tale valore scende al 10% per il pubblico tra i 35 ed i 44 anni, diminuisce ancora al 9% per i consumatori tra i 45 ed i 54 anni ed infine arriva al 7% per le persone oltre i 55 anni.
La tipologia di pubblicità che viene ignorata in misura inferiore è quella presente sui giornali; la ricerca ha evidenziato che solo il 6% delle pubblicità non vengono consultate.
Tale valore rimane pressoché invariato nelle diverse fasce d’età ed oscilla tra il 5% ed il 7%, aumentando leggermente per i lettori più maturi.
Infine il 9% dei consumatori afferma di non ignorare nessuna delle tipologie di pubblicità indicate; la percentuale aumenta per il pubblico più giovane ed arriva al 13% e decresce invece per le fasce d’età più mature registrando il valore più basso per gli intervistati tra i 45 ed i 54 anni, che raggiunge appena il 6%.


pubblicità decisione acquisto mass media



I risultati emersi grazie a questa ricerca indicano che il medium più influente nell’orientare le scelte d’acquisto è la televisione; infatti non solo le pubblicità veicolate attraverso il medium televisivo vengono ritenute le più utili ma sono anche ignorate in misura ridotta.
Questo dato si accentua per quanto riguarda i telespettatori più giovani; il 50% infatti afferma di ritenere utili gli spot televisivi e solo il 7% ha indicato di non consultarli.
Anche le pubblicità presenti sulla carta stampata sono particolarmente utili nell’orientare le scelte d’acquisto; la stampa costituisce infatti il secondo medium più efficace in ambito pubblicitario ed è al contempo quello meno ignorato.
Tale tendenza si evidenzia soprattutto per quanto concerne i lettori più maturi; infatti ben il 31% delle persone sopra i 55 anni consulta le pubblicità presenti sui giornali, superando addirittura la televisione.
Le pubblicità radiofoniche influiscono in modo limitato sulle scelte d’acquisto e presentano delle percentuali ridotte riguardo alla loro utilità ed al contrario molto più elevate in merito agli ascoltatori che le ignorano.
Le pubblicità sui motori di ricerca ed i banners costituiscono le due pubblicità meno consultate; in modo particolare i banner presenti sui siti, che vengono ignorati dal 46% degli utenti e sono ritenuti utili solo dall’1% degli intervistati.
Dati analoghi, ma con una forbice inferiore, sono emersi in merito alla pubblicità presente sui motori di ricerca, che influisce sulle scelte d’acquisto per il 14% dei consumatori e viene ignorata dal 17%.
Tali risultati indicano quindi che internet è allo stato attuale il medium meno influente in ambito pubblicitario sia per le fasce d’età più mature che, inaspettatamente, per quelle più giovani.


Fonte:
TV Ads Most Helpful; Web Banners Most Ignored .

Per la foto si ringrazia: hans s.

Continua a leggere...

Psicologia sociale: Gli stereotipi di genere dei genitori incidono sulla scelta dei figli di intraprendere una carriera in campo matematico

.
Psicologia sociale, attitudini, differenze di genere, influenza dei genitori, stereotipi, stereotipi di genere

Numerosi test e l’analisi dei risultati accademici hanno largamente evidenziato una parità di competenze ed abilità tra uomini e donne in campo scientifico.
Il dato interessante è che, benché vi siano pari capacità e preparazione nelle materie scientifiche, le donne che scelgono di intraprendere gli studi e di lavorare in quest’ambito sono in numero nettamente inferiore rispetto ai colleghi uomini.
Questo fenomeno può avere diverse motivazioni; una tra queste è costituita dagli stereotipi di genere.

Pamela Davis-Kean, psicologa presso l’University of Michigan Institute for Social Research, e colleghi hanno condotto uno studio volto ad analizzare quanto i valori e le attitudini dei genitori influiscono sullo sviluppo delle competenze matematiche dei figli e se tali attitudini varino sulla base del genere del bambino.
I dati utilizzati sono stati tratti da una sperimentazione pregressa in cui erano stati coinvolti oltre 800 bambini e le rispettive famiglie.
Altro dato rilevante è che la ricerca è stata svolta per un lasso di tempo di ben 13 anni; ha infatti avuto inizio nel 1987 ed è stata condotta in modo continuativo fino al 2000.
Tali prerogative sono estremamente importanti in quanto costituiscono un indice dell’affidabilità, soprattutto a livello quantitativo, dei dati raccolti e dello studio effettuato.

L'analisi dei dati ha evidenziato che le attitudini e gli stereotipi di genere dei genitori, in modo particolare quelli del padre, incidono in modo significativo sulla scelta dei figli di intraprendere un percorso di studi e professionale in ambito scientifico.
Le attitudini e gli stereotipi dei genitori assumono così un ruolo di primaria importanza in quanto si traducono anche nelle loro scelte educative.
Tra queste una delle più rilevanti è costituita dal maggiore incoraggiamento e supporto offerto ai figli maschi nella formazione Stereotipi di genere - Numero di oggetti scientifici o matematici acquistati per le bambine ed i bambini dai genitorie nella preparazione in campo matematico rispetto alle figlie femmine.
Come indicato nel grafico, tale incoraggiamento trova espressione nella tendenza da parte dei genitori all’acquisto di un numero più elevato di giocattoli inerenti all’ambito scientifico per i bambini piuttosto che per le bambine e nel fatto che dedichino più tempo a svolgere giochi ed attività inerenti al settore scientifico con i figli maschi.

Credit: University of Michigan Institute for Social Research

Ai risultati precedentemente conseguiti grazie alla ricerca della Dottoressa Davis-Kean sono stati aggiunti quelli ottenuti attraverso altre ricerche analoghe.
Tali sperimentazioni mostrano che le attitudini dei genitori hanno una significativa influenza non solo sulle performance attuali dei figli ma anche sui loro risultati futuri; nel caso in cui ritengano che materie come matematica e scienze siano più importanti per i ragazzi che per le ragazze questo si rifletterà non solo sul rendimento scolastico ma anche sulla scelta del percorso lavorativo.
I ricercatori sono così giunti alla conclusione che l’interesse delle bambine per le materie scientifiche ed in particolare per la matematica diminuisce all’aumentare degli stereotipi di genere del padre, al contrario l’interesse dei bambini per le discipline scientifiche cresce con il rafforzamento degli stereotipi di genere del padre.
Come è evidenziato nel grafico, nel caso delle figlie femmine si ha una relazione inversamente proporzionale in quanto all’aumentare di una variabile l’altra subisce una decrescita, mentre nel caso dei figli Stereotipi di genere - Influenza degli stereotipi di genere del padre sugli interessi dei figli e delle figlie in ambito matematico maschi si ha un rapporto direttamente proporzionale poiché entrambe le variabili registrano un incremento.
Queste ricerche indicano quindi che gli stereotipi di genere dei genitori, ed in modo particolare del padre, sono altamente influenti nel ridurre la scelta delle figlie di intraprendere gli studi o una carriera in ambito matematico e scientifico.

Credit: University of Michigan Institute for Social Research

Gli stereotipi di genere dei genitori e le loro attitudini influiscono sulle scelte inerenti all’istruzione ed alla carriera dei figli?
Ed inoltre tali stereotipi possono determinare un decremento nella decisione da parte delle donne di intraprendere una carriera in ambito scientifico?

Bibliografia:
Davis-Kean P. E., (2005),
The Influence of Parent Education and Family Income on Child Achievement: The Indirect Role of Parental Expectations and the Home Environment, Journal of Family Psychology, 19(2), 294-304.

Per la foto si ringrazia: HeffTech

Un ringraziamento particolare va alla Dottoressa Diane Swanbrow per la gentilezza e la disponibilità e per aver permesso l'inserimento dei due grafici tratti dall'articolo originario nel presente articolo.

Continua a leggere...

Psicologia del marketing: Gli elementi verbali e non verbali del packaging

.
Psicologia del marketing, acquisti low-involvement, caratteristiche del packaging,



Uno degli aspetti alla base del processo d’acquisto è rappresentato dalle prerogative che caratterizzano il packaging.
Spesso si tende a sottovalutare il ruolo giocato dal design del packaging ma questo è di fondamentale importanza.
L’aspetto con cui viene presentato un prodotto contribuisce infatti ad indirizzare le nostre scelte ed a fornirci in modo immediato delle informazioni a riguardo.
Ciò è estremamente importante ed addirittura decisivo nel caso in cui il consumatore effettui la sua scelta secondo un processo d’acquisto a basso coinvolgimento.
Tale processo è denominato low-involvement (Krugman, 1965).

Psicologia del marketing, elemento verbale, caratteristiche del packaging, acquisti low-involvement L’aspetto del packaging è dato dalla combinazione di diversi elementi.
Tali elementi sono nella maggior parte dei casi oggetto di un attento e dettagliato studio basato sulle prerogative del prodotto e sull’immagine che gli si vorrà attribuire.
Questi sono suddivisi in due categorie:
verbali e non verbali.
Come suggerito dal termine, i segni verbali sono rappresentati dagli elementi di testo presenti sulla confezione e consistono in:
paese d’origine;
nome del brand;
produttore;
informazioni inerenti al prodotto (Pieters e Warlop, 1999; DeLozier, 1976).

Le caratteristiche non-verbali invece sono riferite a ciò che concerne l’aspetto estetico di un prodotto (Veryzer, 1995) ed il suo design (Veryzer, 1993).
I segni non verbali sono:
colore;
forma;
grandezza;
materiale;
disegno o fantasia;
tipo di carattere.

marketing psicologia packagingI segnali non verbali rivestono un ruolo di primaria importanza in ambito comunicativo.
Secondo Fromkin e Rodman (1993) ciò è enfatizzato dal fatto che più del 90% della comunicazione interpersonale sia di tipo non verbale.
L’influenza degli elementi non verbali è ulteriormente confermata del forte impatto che essi hanno sul consumatore.
La presenza degli elementi non verbali permette infatti l’incremento di processi cognitivi nodali come quello attentivo (Finn, 1988), percettivo (Pieters e Warlop, 1999) e mnemonico (Childers e Huston, 1984) e riescono addirittura ad influenzare le attitudini (Babin e Burns, 1997; Mitchell, 1986).

Qual è l’importanza che attribuite ai segnali verbali e non verbali?
Secondo voi sono incisivi ai fini dell’acquisto di un prodotto?


Bibliografia:
Babin L. A., Burns A. C., (1997), Effects of Print Ad Pictures and Copy Containing Instructions to Imagine on Mental Imagery That Mediates Attitudes, Journal of Advertising, n. 26.
Childers, T. L., Houston M. J., (1984), Conditions for a Picture-Superiority Effect on Consumer Memory, Journal of Consumer Research, n. 11.
DeLozier M. W., (1976), The Marketing Communication Process, McGraw-Hill, New York.
Finn A. (1988), Print Ad Recognition Readership Scores: An Information Processing Perspective, Journal of Marketing Research, n. 25.
Fromkin, V., Rodman R., (1993), An introduction to Language, Harcourt Brace Jovanovich.
Kauppineh H., (2004), Colours as non-verbal sings on packages, Swedish School of Economics and Business Administration, Helsingfors.
Krugman H., (1965) The impact of television advertising: learning without involvement, in “Public Opinion Quarterly”, n. XXIX autunno.
Mitchell A. A., (1986), The Effect of Verbal and Visual Components on Advertisements on Brand Attitudes and Attitude Toward the Advertisement, Journal of Consumer Research, n. 13.
Pieters, R., Warlop L., (1999), Visual Attention during Brand Choice: The Impact of Time Pressure and Task Motivation, International Journal of Research in Marketing, n. 16.
Veryzer, R. W. Jr., (1993), Aesthetics Response and the Influence of Design Principles on Product Preferences, in: Rotschild, M. L. e L. McAlister (eds.), Advances in Consumer Research, Provo (UT): Association for Consumer Research, n. 20.
Veryzer, R. W. Jr., (1995), The Place of Product Design and Aesthetics in Consumer Research, in: Kardes F. R. e M. Sujan (eds.), Advances in Consumer Research, Provo (UT), Association for Consumer Research, n. 22.


Per le foto si ringrazia: SOCIALisBETTER

Continua a leggere...

Articoli correlati:

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...