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Nuova rivista scientifica: Psicologia della violenza

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psicologia violenza



L’APA, la American Psychological Association, ha annunciato la pubblicazione trimestrale, a partire dal 2011, della rivista scientifica: “Psychology of Violence”.
La nuova rivista scientifica sarà costituita da contributi multidisciplinari inerenti a tematiche correlate alla violenza e ad aggressioni di forte entità.
Psicologia della violenza” presenterà ricerche che analizzano le cause scatenanti delle condotte violente e studi finalizzati a sviluppare ed a perfezionare i trattamenti e gli strumenti di intervento per i comportamenti violenti.

La rivista sarà composta da ricerche condotte in diversi ambiti scientifici quali: la Psicologia, le Neuroscienze, la Sociologia, la Medicina ed altre scienze sociali e che studiano il comportamento umano.
Le aree di ricerca della rivista includeranno il bullismo, la violenza sessuale, l’esposizione dei bambini alla violenza, la violenza ed i maltrattamenti sui minori, la violenza giovanile, il suicidio, l’omicidio, la violenza sul posto di lavoro, i comportamenti violenti all’interno della coppia e la prevenzione delle condotte violente.

Psychology of Violence” sarà realizzata dalla dottoressa Sherry L. Hamby, professore associato presso il Dipartimento di Psicologia della University of the South, che ha condotto numerosi studi in merito ai comportamenti violenti.
La dottoressa è inoltre coautrice del: “Juvenile Victimization Questionnaire”, che è stato fondamentale nello svolgimento della più grande ricerca condotta riguardo alla vittimizzazione giovanile, la: “National Survey of Children’s Exposure to Violence”.
Secondo la dottoressa Hamby: “È risaputo che praticamente tutte le forme di violenza sono interconnesse e che il problema della violenza spesso ha origine in concomitanza con altri disturbi del comportamento, quali ad esempio i disturbi del comportamento alimentare e l’abuso di sostanze. Questa rivista scientifica rappresenta un’opportunità per promuovere la comunicazione tra i ricercatori e coloro che studiano tutte le tipologie di violenza ed i suoi diversi correlati.

La rivista costituisce un importante passo in avanti nello studio della violenza e consentirà di diffondere e far conoscere ad un pubblico più vasto le ricerche condotte riguardo agli episodi di violenza ed alle condotte aggressive e le relative modalità di prevenzione e di intervento.


Fonte:
APA Announces Publication of a New Journal: Psychology of Violence.

L'immagine è stata realizzata sulla base della fotografia scattata da: Horia Varlan.



L'articolo non costituisce stealth advertising.

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Psicologia criminale: Il Bum Fighting e l'aggressività nei nuovi media

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bum fighting, influenza dei mass media, mass media

Il bum fighting è un fenomeno che nasce negli Stati Uniti attorno alla fine degli anni ’90 e consiste nell’organizzazione di scontri cruenti.
Tali incontri si svolgono solitamente secondo due modalità distinte:
1. violenti match di boxing, combattimenti, aggressioni fisiche o colluttazioni;
2. partecipazione di soggetti coinvolti, dietro compenso, in atti di autolesionismo.

In genere le persone che si occupano dell’organizzazione di quest’attività illegale sono giovani, in larga misura minorenni, e non provengono da un contesto socio-economico svantaggiato.
Al contrario le persone che vengono reclutate per partecipare a questi confronti sono persone che vivono in condizioni di estremo disagio e povertà, come senzatetto, alcolizzati o drogati.

Altra prerogativa che contraddistingue il bum fighting è il ruolo preminente dei nuovi media nella diffusione del fenomeno; gli incontri vengono infatti filmati ed in seguito distribuiti in rete o in modo gratuito o, come più frequentemente accade, messi in commercio in siti specializzati.
In un contesto come questo il medium utilizzato costituisce uno strumento nodale; la possibilità di veicolare in modo rapido un numero elevatissimo di video e la semplicità con cui si può entrare in possesso di tali contenuti ci forniscono un indicatore importante riguardo all’espansione ed all’entità che può assumere il fenomeno.
Questo inoltre evidenzia che benché questa tipologia di scontri abbiano avuto origine in aree geografiche lontane dalla nostra tramite un mezzo di comunicazione di massa come Internet possono essere fruibili con facilità in realtà in cui questo fenomeno non si è ancora sviluppato.

Cosa ne pensate?
E’ opportuno che questi filmati vengano messi in rete e commercializzati? Ed inoltre che siano così facilmente fruibili?
Quali potrebbero essere le loro ripercussioni?


Bibliografia:
Zara G., (2006), La psicologia criminale minorile, Roma, Carocci editore S.p.A.

Per la foto si ringrazia: neurmadic aesthetic

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