Visualizzazione post con etichetta influenza dei mass media. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta influenza dei mass media. Mostra tutti i post

Psicologia dell'apprendimento: I falsi miti su mass media e bambini

.
mass media apprendimento computer bambini


I mass media costituiscono un importante strumento educativo e di intrattenimento per bambini ed adolescenti ed influscono in modo più o meno diretto su diversi processi cognitivi tra cui quello attentivo, mnemonico e di apprendimento.
Verso i media, in particolare quelli elettronici, vi è un atteggiamento ambivalente e sono sovente al centro di discussioni riguardo agli effetti della loro fruizione; soprattutto la televisione, che rappresenta allo stato attuale il medium maggiormente utilizzato, ed i videogames.

Tra i principali falsi miti in merito ai mass media ed al loro ruolo nello sviluppo cognitivo di bambini ed adolescenti vi sono soprattutto quelli relativi alla loro influenza sul rendimento scolastico, al loro valore educativo ed all’appropriatezza di un determinato medium e dei contenuti presentati per una specifica fascia d’età.
Vediamo brevemente quelli maggiormente conosciuti:

1) Guardare la televisione influisce negativamente sul rendimento scolastico
È convinzione abbastanza diffusa che la televisione abbia un effetto negativo sul rendimento scolastico di bambini ed adolescenti.
Una ricerca condotta dal dottor Raziel ha analizzato la relazione che intercorre tra il tempo di fruizione del medium televisivo ed il rendimento scolastico.
Tale studio ha evidenziato che il tempo trascorso a guardare la televisione influisce effettivamente sui risultati scolastici.
Il ricercatore ha infatti individuato la presenza di una soglia di fruizione ottimale della televisione che decresce progressivamente con l’aumentare dell’età degli studenti; ad esempio a 9 anni il tempo di fruizione ottimale giornaliera è di 2 ore, decresce ad un’ora e mezza per gli adolescenti di 13 anni e scende a mezz’ora per i ragazzi di 17 anni.
Nel caso in cui i ragazzi guardino la televisione per un lasso di tempo superiore o inferiore alla soglia di fruizione ottimale si registrerà un peggioramento del rendimento scolastico, nel caso invece l’utilizzo sia conforme al tempo ideale produrrà degli effetti positivi sui risultati scolastici.
Ciò può essere determinato dal fatto che i contenuti dei programmi televisivi per l’infanzia sono sovente realizzati in modo da coniugare finalità educative e di intrattenimento.
La visione di programmi educativi favorisce così lo sviluppo cognitivo e ciò influisce positivamente anche sui risultati scolastici.
Al contrario i programmi educativi per gli adolescenti sono presenti in misura estremamente ridotta, se non addirittura assenti, nei palinsesti televisivi e questo non contribuisce a migliorare il rendimento scolastico.
Inoltre i ragazzi, a differenza dei bambini, devono dedicare molto più tempo allo studio e trascorrere troppe ore di fronte alla televisione li distoglie dallo svolgimento dei compiti determinando conseguentemente un peggioramento del rendimento scolastico.

2) La televisione è indicata per i bambini di tutte le età se è educativa
Numerose ricerche hanno evidenziato l’utilità e l’efficacia della visione di programmi educativi per i bambini in età prescolare e per quelli più grandi.
Al contrario nessuno studio indica che la fruizione di programmi educativi sia appropriata per i bambini molto piccoli.
Le ricerche effettuate in merito mostrano infatti che è altamente improbabile che i programmi educativi abbiano degli effetti positivi per i bambini piccoli e che potrebbero essere addirittura dannosi.
Gli studiosi ritengono che il contenuto dei programmi televisivi sia estremamente importante per i bambini in età prescolare e più grandi; è stato rilevato infatti che la visione di programmi educativi produce per i bambini in queste fasce d’età degli effetti più positivi rispetto ai programmi di intrattenimento.
Tale distinzione non è stata invece evidenziata per quanto concerne i bambini molto piccoli ed inoltre non vi sono delle ricerche che indicano che la visione di programmi televisivi di intrattenimento o di qualsiasi altro genere sia appropriata o abbia degli effetti positivi.

3) La televisione sta venendo sostituita dai nuovi media
La televisione costituisce il mass medium maggiormente utilizzato ed in modo particolare dagli spettatori più giovani.
Ciò trova conferma nel fatto che i bambini e gli adolescenti fruiscono del medium televisivo per più della metà del tempo complessivo dedicato ai media elettronici.
I nuovi media e le nuove tecnologie non stanno quindi sostituendo la televisione ma si sommano al tempo trascorso a guardarla.
Questo quindi rimarca il ruolo nodale della televisione nel consumo mediatico e la pone al centro di un articolato fenomeno di multitasking in cui i ragazzi fruiscono di più media contemporaneamente.

4) I media elettronici distolgono i ragazzi dalla lettura
Si ritiene erroneamente che limitare il tempo che i bambini dedicano ai media elettronici, quali la televisione ed i videogames, possa incrementare quello destinato alla lettura.
Le ricerche svolte in merito alla fruizione dei media elettronici indicano invece che l’utilizzo di tali dispositivi non sostituisce attività quali lo svolgimento dei compiti a casa.
Per quanto concerne l’utilizzo della televisione è significativo sottolineare che non ha preso il posto di attività differenti, come ad esempio la lettura, ma di attività analoghe quali ascoltare la radio ed andare al cinema.
Altri studi che hanno analizzato l’uso del medium televisivo da parte degli adolescenti non hanno evidenziato significative riduzioni del tempo dedicato alle attività correlate all’ambito scolastico.
Inoltre la maggior parte delle ricerche trasversali non hanno rilevato alcuna correlazione tra la fruizione della televisione e la diminuzione del tempo dedicato alla lettura.

5) I videogames non hanno valore educativo
Le ricerche condotte in merito all’influenza di questo medium elettronico hanno evidenziato che i videogiochi violenti incidono effettivamente sul comportamento ed incrementano l’insorgenza di condotte aggressive.
È stato inoltre rilevato che alcune tipologie di videogames permettono invece di ottenere degli effetti positivi.
Diversi studi hanno infatti dimostrato che alcuni tipi di videogiochi accrescono la visual awareness, incrementano la capacità attentiva e la velocità di elaborazione delle informazioni.
Ciò indica quindi che, analogamente a quanto si registra per gli altri media, a determinare gli effetti prodotti su bambini ed adolescenti non è il dispositivo utilizzato ma piuttosto i contenuti proposti.

Come si evidenzia dai risultati delle ricerche presentate i mass media non sono negativi o positivi a priori e la loro influenza e gli effetti prodotti dipendono da diversi aspetti; quali l’uso che ne viene fatto, il tempo di fruizione e l’adeguatezza dei contenuti proposti in relazione all’età dei soggetti piuttosto che dal medium o dal dispositivo utilizzato.
Ciò significa quindi che i media costituiscono potenzialmente una valida risorsa ed è compito di genitori, educatori ed insegnanti capire come ed in quale misura utilizzarli in modo che producano degli effetti positivi sullo sviluppo cognitivo di bambini ed adolescenti.


Fonte:

Per la foto si ringrazia: Ernst Vikne.

Continua a leggere...

Le pubblicità più utili veicolate attraverso i mass media

.
mass media pubblicità decisione acquisto



La pubblicità costituisce una particolare forma di comunicazione che ha lo scopo primario di influenzare i comportamenti e le scelte riguardo al consumo di beni e servizi.
Gli obiettivi della pubblicità sono diversi, tra i principali vi sono: presentare e far acquisire notorietà ad un bene o servizio, far familiarizzare i consumatori con il prodotto e spiegarne il funzionamento ed i diversi usi, far nascere ed incrementare la motivazione all’acquisto e generare un atteggiamento favorevole verso il prodotto ed il brand pubblicizzato.
I messaggi pubblicitari vengono veicolati attraverso differenti tipi di pubblicità che variano sulla base del mezzo o mass media con cui vengono diffusi.
Vi sono diverse tipologie di pubblicità ma quali sono quelle che i consumatori ritengono siano più utili nell’orientare le scelte d’acquisto?

Uno studio condotto da Harris Interactive e AdweekMedia ha analizzato la fruizione della pubblicità al fine di evidenziare quali tipologie di pubblicità sono considerate più utili e quali invece vengono ignorate, focalizzando l’attenzione sui mass media attraverso cui vengono veicolate e sull’età dei consumatori.
La ricerca è stata condotta attraverso il sondaggio d’opinione ed ai soggetti coinvolti è stato chiesto di indicare quali pubblicità, tra 5 differenti tipi, ritengono siano utili e quali tendono ad ignorare.
Le pubblicità incluse nella ricerca sono:
• le pubblicità televisive;
• le pubblicità pubblicate sui giornali;
• le pubblicità radiofoniche;
• le pubblicità presenti sui motori di ricerca;
• i banner sui siti.
Il sondaggio è stato effettuato online tra il 4 e l’8 giugno 2009 ed ha coinvolto ben 2521 soggetti di età superiore ai 18 anni residenti negli Stati Uniti.
Il campione è stato stratificato per età, genere, livello di istruzione, luogo di residenza, reddito familiare ed etnia ed è stato, ove si è reso necessario, uniformato alla composizione della popolazione.
Il campione è inoltre stato suddiviso in 4 sottogruppi in base all’età al fine di analizzare la fruizione e l’influenza delle pubblicità nelle diverse fasce d’età.
I sottogruppi erano composti da soggetti dai 18 ai 34 anni, dai 35 ai 44 anni, dai 45 ai 54 anni ed oltre i 55 anni.
Lo studio ha permesso di evidenziare dei risultati particolarmente interessanti in quanto ha indicato quali sono le tipologie di pubblicità più utili e quali vengono ignorate, quali sono i mass media più efficaci in ambito pubblicitario ed ha inoltre mostrato quali tipi di pubblicità sono più indicati per le diverse fasce d’età.

I risultati della ricerca indicano che le pubblicità più utili sono quelle televisive; ben oltre un terzo dei telespettatori, il 37%, ritiene che gli spot televisivi siano utili nell’orientare le decisioni d’acquisto.
Il dato cala al 23% per i soggetti sopra i 55 anni ma si registra un forte incremento nella fruizione della pubblicità televisiva man mano che si scende con l’età degli spettatori; infatti la percentuale aumenta progressivamente salendo al 35% per quanto concerne le persone tra i 45 ed i 54 anni, raggiunge il 38% per la fascia d’età tra i 35 ai 44 anni ed arriva addirittura a toccare il 50% per i soggetti più giovani tra i 18 ed i 34 anni.
La seconda tipologia di pubblicità ritenuta più utile è quella presente sulla carta stampata che viene consultata dal 17% dei lettori.
La pubblicità sui quotidiani, a differenza di quanto accade per i messaggi pubblicitari televisivi, è più efficace per i lettori più maturi; difatti solo il 6% dei consumatori tra i 18 ed i 34 anni fruisce della pubblicità sui giornali, la percentuale raddoppia nella fascia d’età tra i 35 ed i 44 anni ed arriva al 13% e sale di poco per le persone tra i 45 ed i 54 anni raggiungendo il 14%.
La percentuale aumenta sensibilmente per i lettori sopra i 55 anni toccando il 31% ed attestandosi come la tipologia di pubblicità più utile per questa fascia d’età.
Al terzo posto troviamo la pubblicità presente sui motori di ricerca, che influisce sui comportamenti d’acquisto per il 14% dei consumatori.
Questo dato si rivela sorprendentemente più basso per gli utenti più giovani, registrando appena il 10%, e collocandosi tra il 15% ed il 16% per quelli più maturi.
Al quarto posto vi sono le pubblicità radiofoniche che sono ritenute utili dal 3% degli intervistati, con una percentuale che oscilla tra il 2% ed il 4% tra le diverse fasce d’età.
La tipologia di pubblicità che viene ritenuta meno utile ed influente è quella dei banners su internet.
I banners sono utili per l’1% dei navigatori, la percentuale aumenta al 4% per i più giovani, ma tale valore subisce una diminuzione per le fasce d’età tra i 35 ed i 44 anni ed i 45 ed i 54 anni, fermandosi all’1%, e non raggiungendo nemmeno l’1% per quanto concerne i soggetti sopra i 55 anni.
Infine il 28% dei soggetti coinvolti nel sondaggio non ritiene utile nessuna delle tipologie di pubblicità menzionate.
Tale dato rimane sostanzialmente stabile per quanto concerne le diverse fasce d’età con un picco del 31% per le persone tra i 45 ed i 54 anni.


pubblicità decisione acquisto mass media



Per quanto riguarda le tipologie di pubblicità che vengono maggiormente ignorate al primo posto vi sono i banners presenti sui siti e sulle pagine web.
I banners non influiscono sulle scelte d’acquisto per il 46% dei consumatori e questo dato arriva addirittura al 50% per quanto riguarda gli utenti tra i 35 ed i 44 anni.
Al secondo posto vi è ancora una tipologia di pubblicità veicolata attraverso internet; le pubblicità presenti sui motori di ricerca vengono ignorate dal 17% degli intervistati.
Il valore più basso è registrato per le persone tra i 35 ed i 44 anni, che scende al 14%, mentre la percentuale sale tra i giovani, toccando il 20%.
In seguito vi sono le pubblicità televisive che non vengono consultate dal 13% dei telespettatori, il dato cala al 7% per i giovani spettatori ed aumenta al 10% per il pubblico tra i 35 ed i 44 anni.
La percentuale supera invece il dato complessivo per i consumatori tra i 45 ed i 54 anni salendo al 15% e cresce ancora per le persone sopra i 55 anni raggiungendo il 20%.
La quarta tipologia di pubblicità ignorata è costituita dalle pubblicità radiofoniche che non vengono consultate dal 9% degli ascoltatori.
I dati subiscono anche in questo caso delle sensibili variazioni in relazione all’età del pubblico e le percentuali decrescono con l’aumentare dell’età; l’11% degli ascoltatori più giovani, tra i 18 ed i 34 anni, ignora i messaggi pubblicitari trasmessi attraverso la radio, tale valore scende al 10% per il pubblico tra i 35 ed i 44 anni, diminuisce ancora al 9% per i consumatori tra i 45 ed i 54 anni ed infine arriva al 7% per le persone oltre i 55 anni.
La tipologia di pubblicità che viene ignorata in misura inferiore è quella presente sui giornali; la ricerca ha evidenziato che solo il 6% delle pubblicità non vengono consultate.
Tale valore rimane pressoché invariato nelle diverse fasce d’età ed oscilla tra il 5% ed il 7%, aumentando leggermente per i lettori più maturi.
Infine il 9% dei consumatori afferma di non ignorare nessuna delle tipologie di pubblicità indicate; la percentuale aumenta per il pubblico più giovane ed arriva al 13% e decresce invece per le fasce d’età più mature registrando il valore più basso per gli intervistati tra i 45 ed i 54 anni, che raggiunge appena il 6%.


pubblicità decisione acquisto mass media



I risultati emersi grazie a questa ricerca indicano che il medium più influente nell’orientare le scelte d’acquisto è la televisione; infatti non solo le pubblicità veicolate attraverso il medium televisivo vengono ritenute le più utili ma sono anche ignorate in misura ridotta.
Questo dato si accentua per quanto riguarda i telespettatori più giovani; il 50% infatti afferma di ritenere utili gli spot televisivi e solo il 7% ha indicato di non consultarli.
Anche le pubblicità presenti sulla carta stampata sono particolarmente utili nell’orientare le scelte d’acquisto; la stampa costituisce infatti il secondo medium più efficace in ambito pubblicitario ed è al contempo quello meno ignorato.
Tale tendenza si evidenzia soprattutto per quanto concerne i lettori più maturi; infatti ben il 31% delle persone sopra i 55 anni consulta le pubblicità presenti sui giornali, superando addirittura la televisione.
Le pubblicità radiofoniche influiscono in modo limitato sulle scelte d’acquisto e presentano delle percentuali ridotte riguardo alla loro utilità ed al contrario molto più elevate in merito agli ascoltatori che le ignorano.
Le pubblicità sui motori di ricerca ed i banners costituiscono le due pubblicità meno consultate; in modo particolare i banner presenti sui siti, che vengono ignorati dal 46% degli utenti e sono ritenuti utili solo dall’1% degli intervistati.
Dati analoghi, ma con una forbice inferiore, sono emersi in merito alla pubblicità presente sui motori di ricerca, che influisce sulle scelte d’acquisto per il 14% dei consumatori e viene ignorata dal 17%.
Tali risultati indicano quindi che internet è allo stato attuale il medium meno influente in ambito pubblicitario sia per le fasce d’età più mature che, inaspettatamente, per quelle più giovani.


Fonte:
TV Ads Most Helpful; Web Banners Most Ignored .

Per la foto si ringrazia: hans s.

Continua a leggere...

Il ruolo e l'influenza dei mass media nell'informazione politica

.
mass media politica informazione



La relazione tra mass media e politica è particolarmente articolata, eterogenea e sfaccettata.
Ciò è dipeso in gran parte dal fatto che i mass media costituiscono la maggior fonte di informazione e questo si ripercuote in modo più o meno evidente sui processi decisionali in ambito politico, economico e sociale e sulla formazione dell’opinione pubblica.
I mass media ricoprono quindi un ruolo fondamentale nella diffusione delle informazioni in quanto non solo selezionano e riportano le notizie ma forniscono un’interpretazione degli avvenimenti politici e, aspetto più importante, contribuiscono a far familiarizzare i cittadini con la politica e ad informarli sull’offerta elettorale.
Ma come si informano gli italiani sull’offerta politica?
Quali sono i mass media che influiscono maggiormente sulle scelte di voto dell’elettorato?

Il ruolo svolto dai mass media e la loro fruizione nell’informazione politica sono stati oggetto di uno studio realizzato dal Censis.
La ricerca è stata condotta durante la campagna elettorale che ha preceduto le elezioni europee del giugno 2009 e la rilevazione dei dati è stata effettuata attraverso il sondaggio di opinione.
Allo studio hanno partecipato 1144 soggetti tra i 18 e gli 80 anni residenti in Italia ed il campione è stato stratificato per genere, età, ripartizione geografica e classe di ampiezza del comune di residenza.
L’indagine ha evidenziato la presenza di significative differenze nell’utilizzo dei mass media.
La fruizione dei media infatti subisce delle variazioni che sono correlate all’età degli elettori, al livello di istruzione e persino al genere ed all’area geografica in cui risiedono.
Dalla ricerca è emerso che il medium più influente e di cui i cittadini fruiscono maggiormente per informarsi riguardo all’offerta elettorale ed agli avvenimenti politici è la televisione, seguito dalla stampa, dai rapporti non mediati, dalla radio ed infine da internet.

Come anticipato la televisione costituisce il mezzo di comunicazione di massa più autorevole ed in grado di influire in modo più incisivo sulle scelte di voto dell’elettorato.
La preminenza della televisione rispetto agli altri media in quest’ambito è sottolineata dal fatto che le due fonti di informazione politica più consultate sono due format televisivi: i telegiornali ed i programmi giornalistici di approfondimento.

Il format televisivo che viene consultato con maggiore frequenza per informarsi sull’offerta politica è il telegiornale.
I notiziari televisivi sono seguiti infatti da ben il 69,3% degli elettori; una cifra davvero impressionante in quanto costituiscono il principale mezzo di informazione in ambito politico per oltre due italiani su tre.
Il dato aumenta ancora arrivando al 76% per quanto riguarda i soggetti che hanno un livello di istruzione più basso e sale addirittura al 78,7% per i pensionati.
La seconda fonte di informazione di cui si avvalgono gli italiani per formarsi un’opinione sull’offerta politica sono i programmi giornalistici di informazione, quali ad esempio Ballarò e Matrix.
I programmi giornalistici di informazione ed approfondimento sono consultati in misura nettamente inferiore rispetto ai notiziari televisivi ma raggiungono comunque una percentuale elevata che arriva al 30,6%.
Altro dato interessante è che il pubblico che fruisce di questo format televisivo ha una composizione molto differente rispetto a quella dei telegiornali; è costituito infatti in gran parte da persone che hanno un livello di istruzione elevato, la percentuale sale al 37%, e che vivono in città che sono abitate da più di 100.000 abitanti, in questo caso il dato oscilla addirittura tra il 36% ed il 40%.
Ulteriore prerogativa che caratterizza il pubblico che consulta i programmi giornalistici di informazione in ambito politico è inerente all’età degli spettatori; si registra una forte flessione tra i giovani elettori, nella fascia d’età tra i 18 e i 29 anni, con una percentuale che scende al 22,3%.

Il mass medium di cui gli italiani fruiscono maggiormente dopo la televisione per crearsi un’opinione politica è la carta stampata.
I giornali hanno avuto un ruolo determinante nell’informazione sull’offerta elettorale per il 25,4% degli aventi diritto al voto.
Questo dato, analogamente a quanto registrato per i programmi giornalistici di approfondimento, subisce un sensibile incremento tra gli elettori che hanno un livello di istruzione più alto ed arriva al 34%.
Tale tendenza aumenta ancora se si focalizza l’attenzione sugli elettori che risiedono al Nordest e nei centri più grandi e tocca il 35% per quanto concerne i liberi professionisti ed i lavoratori autonomi.

In seguito alla carta stampata vi sono i rapporti non mediati che consistono nei rapporti interpersonali; quali ad esempio il confronto con familiari ed amici.
I rapporti non mediati costituiscono un mezzo di informazione fondamentale in ambito politico per il 19% degli aventi diritto al voto.
La percentuale di elettori che si informano sull’offerta politica attraverso le relazioni sociali sale al 22,2% per le persone che vivono al Mezzogiorno e raggiunge il 22,5% per coloro che abitano nei centri urbani minori, tale dato cresce ancora per quanto riguarda gli elettori più giovani, tra i 18 e i 29 anni, ed arriva al 26%.
Un altro strumento di informazione politica è il materiale di propaganda dei partiti, come volantini e manifesti, che è stato utilizzato dal 10,9% degli elettori, con un picco di interesse al Nordest in cui la percentuale di cittadini che consultano il materiale di propaganda sale al 17,4%.
La partecipazione diretta alle manifestazioni pubbliche organizzate dai partiti influisce in modo limitato sulla formazione di un’opinione sull’offerta politica coinvolgendo solo il 2,2% degli elettori, percentuale che scende ancora per quanto riguarda gli elettori più giovani fermandosi allo 0,7%.

La radio, a differenza della televisione e della stampa, ha un ruolo marginale nell’informazione politica; infatti solo il 5,5% degli elettori fruisce dei programmi radiofonici per formarsi un’opinione in merito all’offerta elettorale.
Tale dato subisce un forte incremento per quanto concerne liberi professionisti, lavoratori autonomi, commercianti ed artigiani e raggiunge il 12,1%.

Infine il medium di cui gli elettori si avvalgono in misura inferiore nel periodo preelettorale è internet che rappresenta il fanalino di coda nell’informazione politica.
La consultazione dei siti web dei partiti si ferma al 2,3% ed il dato scende al 2,1% se si analizza la fruizione dei social networks, quali Facebook, e dei blogs e dei forum di discussione.
Si registra invece un’inversione di tendenza per quanto concerne la fruizione di articoli e contenuti online da parte dei giovani elettori; tra gli studenti infatti la consultazione dei siti internet dei partiti aumenta fino al 7,5% ed il 5,9% ha navigato su siti di informazione e che affrontano tematiche inerenti all’ambito politico per reperire informazioni in merito all’offerta elettorale.

I risultati di questa ricerca evidenziano l’egemonia della televisione nel campo dell’informazione, soprattutto in ambito politico, e sottolineano inoltre l’influenza di questo medium sull’opinione pubblica e la sua efficacia nell’orientare le scelte dell’elettorato.
La televisione si rivela particolarmente influente in quanto riesce a raggiungere un pubblico non solo molto vasto ma anche eterogeneo.
Ciò è indicato dai dati emersi in merito alla composizione del pubblico che fruisce dei format televisivi più consultati.
Il divario più netto è relativo al livello di istruzione degli spettatori; infatti mentre i programmi giornalistici di informazione e approfondimento sono consultati in misura maggiore da persone con un livello di istruzione elevato i telegiornali sono seguiti soprattutto da persone con un livello di istruzione più basso.
Anche la stampa ha un ruolo rilevante nell’informazione politica, in particolare per gli elettori che risiedono al Nordest e nelle grandi città e con un alto livello di istruzione, ma non riesce ad eguagliare l’influenza del medium televisivo.
I media tradizionali sono quindi decisivi nella formazione di un’opinione in ambito politico per la maggior parte degli elettori, a differenza dei nuovi media che sono consultati da un’utenza estremamente ridotta.
Ciò indica che, diversamente da quanto è avvenuto per le ultime elezioni presidenziali americane, i nuovi media ed i social media hanno allo stato attuale ancora un ruolo marginale nell’orientare le scelte di voto dell’elettorato italiano.


Fonte:
Censis, Elezioni 2009. Come si sono informati gli italiani.

Per la foto si ringrazia: Ginnerobot

Continua a leggere...

Psicologia clinica: I disturbi alimentari e l'influenza di mass media, genitori e gruppo dei pari

.
disturbi alimentari, mass media, psicologia



Il concetto di bellezza ha subito nel corso degli ultimi decenni un rapido cambiamento che ha progressivamente portato ad utilizzare il termine “bellezza” come sinonimo di “magrezza”.
L’essere magri e piacevoli fisicamente rappresenta infatti un modello vincente e socialmente desiderabile, a maggior ragione per un pubblico più facilmente influenzabile come quello adolescenziale.
Ciò si ripercuote, in modo più o meno evidente, sulla formazione dell’immagine corporea, sulla percezione del physical self-concept e sul rapporto con l’alimentazione ed il cibo favorendo in questo modo la comparsa di disturbi dell’alimentazione.

Della relazione tra adolescenti ed insorgenza dei disturbi alimentari si è occupato uno studio condotto nel 2008 dalla dottoressa Field e colleghi denominato: “Growing Up Today”.
La ricerca ha analizzato la relazione che intercorre tra diversi fattori di rischio e lo sviluppo dei disturbi dell’alimentazione in età adolescenziale.
Aspetto peculiare dello studio è stato inoltre la grande importanza attribuita anche all’influenza dei mass media nelle modifiche a carico della condotta alimentare e nella comparsa dei disturbi dell'alimentazione.
I fattori di rischio presi in esame sono stati diversi tra cui:
• il tentativo di imitare i modelli offerti dai mass media;
• commenti negativi inerenti al peso da parte del gruppo dei pari;
• commenti negativi inerenti al peso da parte del padre;
• frequenti tentativi di seguire una dieta;
• avere una madre che ha sofferto di disturbi dell’alimentazione.
La ricerca ha focalizzato l’attenzione in modo particolare sul binge eating e sul purging; il primo consiste nell’abbuffarsi di cibo in modo incontrollato per brevi lassi di tempo ed il secondo nel causare il vomito autoindotto o nell’assumere lassativi con il fine di controllare e limitare l’assorbimento del cibo.

Lo studio è stato svolto sulla base dei dati raccolti tra il 1996 ed il 2003 ed ha coinvolto oltre 12500 adolescenti e preadolescenti che nel momento in cui hanno preso parte alla sperimentazione avevano un’età compresa tra i 9 e i 15 anni.
Ai soggetti coinvolti nella ricerca è stato somministrato un questionario finalizzato ad analizzare alcuni aspetti correlati allo stile di vita condotto ed alle abitudini, in modo particolare alle abitudini alimentari.
Il dato interessante è che nella sperimentazione sono stati inclusi quasi in egual misura sia ragazze che ragazzi.
Questo costituisce un aspetto particolarmente significativo ed è indice del fatto che i disturbi dell’alimentazione non sono più una prerogativa prevalentemente femminile ma sono in costante e rapido aumento anche per quanto concerne il genere maschile.

I dati raccolti nei 7 anni successivi allo studio indicano che ben il 10,3 % delle ragazze ed il 3% dei ragazzi inclusi nella ricerca hanno cominciato a soffrire di binge eating o di purging almeno una volta alla settimana.
Analizzando i risultati in modo più approfondito emergono delle sensibili differenze legate al genere; infatti mentre le ragazze hanno sviluppato con maggiore frequenza il purging per i ragazzi si è registrata una maggiore insorgenza di episodi di binge eating.
Nello specifico la percentuale di ragazze che nel follow up soffrono di purging è del 5,3 e si abbassa al 4,3 per quanto concerne il binge eating.
Al contrario i ragazzi hanno sviluppato, anche se con percentuali nettamente inferiori rispetto alle ragazze, in misura maggiore il binge eating, con una percentuale del 2,1, mentre il vomito autoindotto e/o l’uso di lassativi si è fermato allo 0,8 %.
Infine per quanto concerne i dati correlati all’insorgenza dei due disordini alimentari analizzati nella sperimentazione solo una piccola percentuale di ragazzi e ragazze li ha sviluppati entrambi.

La ricerca ha evidenziato dei risultati estremamente interessanti riguardo alla relazione che intercorre tra l’insorgenza di binge eating e purging ed i fattori di rischio analizzati.
È emerso infatti che alcuni dei fattori di rischio presi in esame influiscono in modo significativo sulla comparsa dei disturbi dell’alimentazione e che la loro incidenza varia sulla base dell’età e del genere.
Uno dei fattori di rischio che incrementa maggiormente l’insorgenza di disturbi alimentari è genere specifico in quanto interessa solo le ragazze ed è l’avere una madre che ha o ha sofferto di disturbi dell’alimentazione.
Lo studio indica infatti che le adolescenti sotto i 14 anni che hanno una madre che è stata affetta da disturbi dell’alimentazione hanno quasi il triplo di probabilità in più rispetto alle loro coetanee di sviluppare condotte da eliminazione del cibo quale il purging.
Tale fattore di rischio invece non è predittivo e non incrementa l’insorgenza di binge eating o purging per le ragazze che hanno più di 14 anni.
Altri due fattori di rischio che presentano un’elevata correlazione con l’insorgenza del binge eating sono il cercare di imitare i modelli offerti dai mass media ed i frequenti tentativi di seguire una dieta.
Anche questi due fattori di rischio hanno la peculiarità di interessare unicamente le ragazze ma, a differenza del primo fattore di rischio analizzato, colpiscono in egual misura indipendentemente dall'età.

I ragazzi, contrariamente a quanto si è evidenziato per le adolescenti, sembrano essere meno soggetti a sviluppare disturbi dell’alimentazione e ad essere influenzati da fattori esterni riguardo al loro aspetto ed al peso, ma ciò non significa che non ne siano coinvolti.
Ad influire infatti sulla comparsa di disturbi alimentari nel caso dei ragazzi sono i commenti negativi riguardo al peso da parte del padre.
Tale fattore di rischio determina un incremento nella comparsa del binge eating disorder con la frequenza di almeno un episodio alla settimana.

I risultati di questo studio indicano che i disturbi dell’alimentazione riguardano ancora in modo preponderante il genere femminile ma al contempo suggeriscono che il fenomeno sta velocemente aumentando anche per quanto concerne il genere maschile.
Altro aspetto che emerge con chiarezza è che le pressioni sociali hanno un ruolo estremamente importante ed influiscono in modo rilevante sulla percezione del sé fisico e dell’immagine corporea per gli adolescenti di entrambi i generi, sebbene questa tendenza sia molto più spiccata per le ragazze che per i ragazzi.

Siete d’accordo con i risultati evidenziati da questa ricerca?
Quali ritenete siano la cause che incidono maggiormente sull’insorgenza dei disturbi alimentari?


Bibliografia:
Field A. E., Javaras K. M., Aneja P., Kitos N., Camargo C. A., Taylor C.B., Laird N. M., (2008), Family, Peer, and Media Predictors of Becoming Eating Disordered, Arch Pediatr Adolescent Med, 162 (6), pp. 574-579.

Per la foto si ringrazia: avlxyz.

Continua a leggere...

Psicologia dell'apprendimento: Il rapporto tra televisione e rendimento scolastico

.
televisione, apprendimento, mass media



La televisione è un medium che influisce in modo rilevante su un ampio spettro di processi cognitivi, tra cui, secondo diverse ricerche, anche il processo di apprendimento.
Questa relazione assume ancora più importanza se inquadrata nell’ambito dell’influenza che la televisione esercita sull’apprendimento ed il rendimento scolastico.
A riguardo sono stati svolti numerosi studi che hanno analizzato in modo approfondito la relazione che intercorre tra la fruizione della televisione e i risultati scolastici a partire dalla prima infanzia sino alla tarda adolescenza.
Tali ricerche hanno evidenziato dei risultati discordanti; alcune hanno infatti rilevato una correlazione negativa tra le due variabili, secondo cui all’incrementare della fruizione della televisione si avrebbe un peggioramento delle prestazioni scolastiche, altre hanno invece indicato la presenza di una relazione positiva, quindi un’incidenza favorevole della televisione sulle performance degli studenti, altre ancora non hanno individuato alcuna correlazione.

Uno studio particolarmente articolato svolto da Raziel nel 2001 ha esaminato questa relazione attraverso l’analisi congiunta di ben sei sperimentazioni che sono state condotte a partire dal 1985 ed analizzano il rapporto che intercorre tra la fruizione del medium televisivo ed i risultati conseguiti in ambito scolastico.
Ciò è stato possibile grazie all’utilizzo di una tecnica che prende il nome di metanalisi, che consente di esaminare diverse ricerche condotte sulla stessa tematica e di arrivare ad elaborarne una sintesi.
Altra prerogativa rilevante che accomuna le ricerche prese in esame è l’ampio numero di soggetti inclusi in ciascuna sperimentazione, che complessivamente hanno coinvolto oltre un milione di bambini ed adolescenti.

L’analisi delle ricerche effettuata tramite la metanalisi ha consentito a Razel di elaborare un modello in grado di esaminare in modo efficace la relazione che intercorre tra il tempo di fruizione della televisione ed il rendimento scolastico.
I risultati ottenuti hanno evidenziato che il tempo di fruizione della televisione incide effettivamente sulle prestazioni scolastiche di bambini ed adolescenti.
Razel ha infatti individuato la presenza di una soglia di fruizione ottimale della televisione; nello specifico è emerso che nel caso in cui gli studenti assistano ai programmi televisivi per un intervallo inferiore o superiore ad un determinato lasso di tempo, indicato appunto come la soglia ottimale, si verifica un peggioramento del rendimento scolastico.
Al contrario se il tempo speso a guardare la televisione è conforme al tempo ideale ciò produrrà degli effetti positivi sui risultati scolastici.
Lo studio ha così indicato che assistere ai programmi televisivi influisce positivamente sui risultati scolastici solo se ciò non si discosta dalla soglia ottimale; nel caso in cui tale intervallo di tempo sia inferiore o venga superato la correlazione tra le due variabili viene invertita e si verifica un peggioramento dei risultati scolastici.

Altro risultato interessante emerso dalla ricerca è la relazione che intercorre tra il tempo trascorso a guardare la televisione, le performance scolastiche ed una terza variabile: l’età degli studenti.
Lo studio ha analizzato le differenze nella fruizione della televisione nelle diverse fasce d’età suddividendo i soggetti coinvolti nelle sperimentazioni in tre gruppi: dai 5 ai 6 anni, dai 7 ai 9 anni e dai 10 ai 17 anni.
Ciò ha permesso di evidenziare due aspetti importanti; in primis il fatto che per le tre fasce d’età prese in esame permangono inalterati gli effetti positivi determinati dalla fruizione del medium televisivo al raggiungimento della soglia ottimale, in secondo luogo che tale soglia ottimale subisce delle sensibili variazioni in base all’età degli studenti.
Si registra infatti una relazione inversamente proporzionale tra età dei soggetti e tempo ottimale di fruizione della televisione; infatti all’aumentare dell’età degli studenti si ha un decremento del tempo ideale di visione del medium televisivo.
Nello specifico a 9 anni il tempo di fruizione ottimale si colloca tra le 2 ore giornaliere, a 13 anni passa ad un ora e mezza ed a 17 anni scende a mezz’ora.

In seguito Razel ha sviluppato ulteriormente la sua ricerca al fine di quantificare ed esaminare i dati inerenti ai soggetti che guardavano la televisione per un tempo superiore a quello ottimale.
Grazie a questa successiva analisi si è osservato che più della metà del campione, ben il 55% degli studenti, fruivano quotidianamente del medium televisivo per circa 3 ore in più rispetto alla soglia indicata dalla prima parte dello studio.
Questo ha determinato così un sensibile decremento dei risultati scolastici rispetto ai coetanei che fruivano della televisione per il lasso di tempo ottimale.

I risultati di questo studio ci suggeriscono quindi che la televisione non costituisce un medium negativo o positivo di per sé ma al contrario, come qualsiasi strumento, gli effetti che derivano dalla sua fruizione dipendono dall’uso che ne viene fatto.

Secondo voi la televisione influisce sulle prestazioni scolastiche?
Ed in tal caso vi inciderebbe in modo positivo o negativo?


Bibliografia:
Razel M., 2001, The complex model of television viewing and educational achievement, Journal of Educational Research n. 94, pp. 371–79.

Per la foto si ringrazia:
mgus.

Continua a leggere...

La percezione della sicurezza e il rapporto con i mass media e gli organi di informazione

.
mass media, televisione, sicurezza


Alla luce degli avvenimenti che hanno avuto luogo negli ultimi giorni il tema della sicurezza nelle città italiane è più che mai attuale.
I fatti di Roma hanno infatti riportato prepotentemente all’attenzione dei media il discorso sicurezza e l'hanno collocato di nuovo in primissimo piano.
Questo argomento torna così ad essere discusso a distanza di pochi mesi, mesi intensi che sono stati caratterizzati non solo dal dibattito su questa tematica ma anche dallo svolgimento di ben due campagne elettorati, quella per le elezioni governative e quella per le elezioni amministrative della Capitale, incentrate in gran parte proprio sul discorso sicurezza.

Il tema della sicurezza legato alla criminalità ha acquisito negli ultimi anni un ruolo ancora più importante rispetto al passato.
Ciò ha influito sulla percezione della sicurezza e conseguentemente sul comportamento, sugli atteggiamenti, sulle opinioni e più in generale sul nostro modo di vivere.
L’aspetto focale in questo caso è dato dalla relazione che intercorre tra l’informazione inerente agli atti criminosi e gli effetti che essa produce.
Viene quindi spontaneo chiedersi: la modalità con cui le notizie vengono presentate, quindi la frequenza con cui vengono proposte, il linguaggio, le immagini o i filmati utilizzati e via dicendo, influisce sulla nostra percezione degli eventi e sulla percezione della sicurezza?

Ampliando l'argomento un'altra domanda potrebbe essere: qual è il ruolo giocato dagli organi di informazione e dai mass media nella percezione della sicurezza?
A questo interrogativo risponde in modo efficace una ricerca svolta dall’Osservatorio di Pavia, che sarà oggetto dei prossimi articoli.
Questa tematica inoltre viene approfondita in un interessante dibattito televisivo che ha avuto luogo in una puntata del programma: “Le Storie - Diario Italiano” e centra l’attenzione sull’uso dei mass media, sulla strumentalizzazione delle notizie di reato, soprattutto reati alla persona e alle cose con coinvolgimento della persona, come lo stupro, gli omicidi e le rapine, al fine di influenzare l’opinione pubblica ed ancora sull’uso della paura come strumento di governo.


Le Storie - Diario Italiano: L'Italia è un paese sicuro?



Cosa ne pensate?
La paura è uno strumento di governo? Può essere utilizzata per vincere le elezioni?
Infine è stato fatto un uso strumentale delle informazioni legate alla criminalità ed ai reati commessi o no?


Per la foto si ringrazia: murplej@ne - under deconstruction.

Continua a leggere...

Psicologia criminale: Il Bum Fighting e l'aggressività nei nuovi media

.
bum fighting, influenza dei mass media, mass media

Il bum fighting è un fenomeno che nasce negli Stati Uniti attorno alla fine degli anni ’90 e consiste nell’organizzazione di scontri cruenti.
Tali incontri si svolgono solitamente secondo due modalità distinte:
1. violenti match di boxing, combattimenti, aggressioni fisiche o colluttazioni;
2. partecipazione di soggetti coinvolti, dietro compenso, in atti di autolesionismo.

In genere le persone che si occupano dell’organizzazione di quest’attività illegale sono giovani, in larga misura minorenni, e non provengono da un contesto socio-economico svantaggiato.
Al contrario le persone che vengono reclutate per partecipare a questi confronti sono persone che vivono in condizioni di estremo disagio e povertà, come senzatetto, alcolizzati o drogati.

Altra prerogativa che contraddistingue il bum fighting è il ruolo preminente dei nuovi media nella diffusione del fenomeno; gli incontri vengono infatti filmati ed in seguito distribuiti in rete o in modo gratuito o, come più frequentemente accade, messi in commercio in siti specializzati.
In un contesto come questo il medium utilizzato costituisce uno strumento nodale; la possibilità di veicolare in modo rapido un numero elevatissimo di video e la semplicità con cui si può entrare in possesso di tali contenuti ci forniscono un indicatore importante riguardo all’espansione ed all’entità che può assumere il fenomeno.
Questo inoltre evidenzia che benché questa tipologia di scontri abbiano avuto origine in aree geografiche lontane dalla nostra tramite un mezzo di comunicazione di massa come Internet possono essere fruibili con facilità in realtà in cui questo fenomeno non si è ancora sviluppato.

Cosa ne pensate?
E’ opportuno che questi filmati vengano messi in rete e commercializzati? Ed inoltre che siano così facilmente fruibili?
Quali potrebbero essere le loro ripercussioni?


Bibliografia:
Zara G., (2006), La psicologia criminale minorile, Roma, Carocci editore S.p.A.

Per la foto si ringrazia: neurmadic aesthetic

Continua a leggere...

Psicologia dei mass media: L'influenza dei mass media e l'effetto terza persona

.
influenza dei mass media, psicologia, informazione, Mass media, Psicologia dei mass media


I mass media ci influenzano, ma noi ne siamo consapevoli?
Rispondere in questo caso non è semplice.
La risposta più appropriata è che in parte siamo consapevoli dell’influenza che esercitano su di noi i mass media ed in parte no e riteniamo che a subirne l’influsso siano gli altri piuttosto che noi personalmente.
Vediamo perché.

Per spiegare questo è utile citare la teoria elaborata da Davidson (1983) secondo cui le persone sottostimano l’effetto che i mass media hanno su di loro ed al contempo sovrastimano quello che hanno sugli altri.
Tale fenomeno prende il nome di: “effetto terza persona”.
Ciò sembra sia dipeso dal bisogno di percepire le proprie azioni come libere da qualsiasi forma di controllo al fine di accrescere il proprio livello di autostima.
Questo induce le persone ad attuare un confronto tra se stessi e gli altri sulla base dell’influenzabilità; così la propria capacità di resistere all’influenza mass mediatica sarà posta in risalto dalla difficoltà degli altri a farlo.
Ciò determina l’attivazione di un meccanismo di confronto sociale per cui la propria riuscita verrà enfatizzata dall’insuccesso altrui; in questo caso sarà enfatizzata la capacità di percepire se stessi come liberi dai condizionamenti esercitati dai mezzi di comunicazione di massa. Studi svolti in quest’ambito (Duck, Hogg e Terry, 1995) hanno evidenziato che l’effetto terza persona risulta essere enfatizzato quando:
1. la fonte che veicola le informazioni viene percepita come poco attendibile o tendenziosa;
2. l’informazione è avvertita come dannosa o socialmente indesiderabile;
3. le persone su cui i media hanno influenza vengono percepiti come una categoria estremamente ampia e socialmente distante.

Uno studio svolto da Duck, Hogg e Terry ha indagato sulla percezione dell’influenza dei mass media nel corso delle elezioni politiche tenutesi in Australia nel 1993.
Sono stati creati due gruppi composti da soggetti che avevano espresso la loro preferenza di voto per i due maggiori partiti contrapposti che si erano presentati alle elezioni.
Ai soggetti era stato chiesto di indicare quale secondo loro poteva essere l’influenza esercitata da diverse tipologie di trasmissioni televisive mandate in onda durante il periodo elettorale.
Sulla base dei risultati ottenuti è emerso che le persone percepiscono la loro espressione di voto come mediamente meno influenzata dai mass media rispetto a quella delle altre persone.
Interessante notare che il grado di differenziazione varia in base alle prerogative che presenta il gruppo con cui viene effettuato il paragone ed al grado di identificazione della persona con il partito di appartenenza.
Infatti ad una maggiore identificazione corrisponde un aumento della tendenza a ritenere i membri del proprio schieramento politico come influenzati in modo minore dai media rispetto agli appartenenti al partito avversario.

Questo si rivela molto interessante soprattutto alla luce della teoria elaborata da Tajfel e Turner (1986) secondo cui gli individui in determinate situazioni tendono a percepire se stessi come membri appartenenti a dei gruppi piuttosto che come degli individui singoli.
In queste situazioni le persone hanno la tendenza a fare dei confronti intergruppo che favoriscono il proprio gruppo di appartenenza.
Inoltre nei soggetti in cui l’identità di partito venga percepita come forte la comparsa dell’effetto terza persona è condizionata dall’appartenenza di gruppo e la gerarchia dell’influenza percepita vede in ordine crescente: se stessi, i componenti del proprio gruppo, quelli del gruppo avversario e gli elettori in genere.

Siamo consapevoli dell'influenza esercitata su di noi dai mass media?
E questa influisce sulle nostre scelte elettorali?


Bibliografia:
Catellani P., (1997), Psicologia politica, Il Mulino, Bologna.
Davidson W.P., (1983), The third-person effect in communication, in “Public Opinion Quarterly”, 47, pp. 1-15.
Duck J.M., Hogg M.A., Terry D.J., (1995), Me, us and them: Political identification and the third-person effect in the 1993 Australian federal election, in “European Journal of Social Psychology”, 25, pp. 195-215.
Tajfel H., Turner J.C., (1986), The social theory of intergroup behavior, in Worchel S. e W.G. Austin (a cura di), Psychology of intergroup relations, Brooks Cole, Monterey, CA.
 




 


 
Per l'immagine si ringrazia: DRB62.

Continua a leggere...

Articoli correlati:

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...