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Psicologia dell'apprendimento: I falsi miti su mass media e bambini

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I mass media costituiscono un importante strumento educativo e di intrattenimento per bambini ed adolescenti ed influscono in modo più o meno diretto su diversi processi cognitivi tra cui quello attentivo, mnemonico e di apprendimento.
Verso i media, in particolare quelli elettronici, vi è un atteggiamento ambivalente e sono sovente al centro di discussioni riguardo agli effetti della loro fruizione; soprattutto la televisione, che rappresenta allo stato attuale il medium maggiormente utilizzato, ed i videogames.

Tra i principali falsi miti in merito ai mass media ed al loro ruolo nello sviluppo cognitivo di bambini ed adolescenti vi sono soprattutto quelli relativi alla loro influenza sul rendimento scolastico, al loro valore educativo ed all’appropriatezza di un determinato medium e dei contenuti presentati per una specifica fascia d’età.
Vediamo brevemente quelli maggiormente conosciuti:

1) Guardare la televisione influisce negativamente sul rendimento scolastico
È convinzione abbastanza diffusa che la televisione abbia un effetto negativo sul rendimento scolastico di bambini ed adolescenti.
Una ricerca condotta dal dottor Raziel ha analizzato la relazione che intercorre tra il tempo di fruizione del medium televisivo ed il rendimento scolastico.
Tale studio ha evidenziato che il tempo trascorso a guardare la televisione influisce effettivamente sui risultati scolastici.
Il ricercatore ha infatti individuato la presenza di una soglia di fruizione ottimale della televisione che decresce progressivamente con l’aumentare dell’età degli studenti; ad esempio a 9 anni il tempo di fruizione ottimale giornaliera è di 2 ore, decresce ad un’ora e mezza per gli adolescenti di 13 anni e scende a mezz’ora per i ragazzi di 17 anni.
Nel caso in cui i ragazzi guardino la televisione per un lasso di tempo superiore o inferiore alla soglia di fruizione ottimale si registrerà un peggioramento del rendimento scolastico, nel caso invece l’utilizzo sia conforme al tempo ideale produrrà degli effetti positivi sui risultati scolastici.
Ciò può essere determinato dal fatto che i contenuti dei programmi televisivi per l’infanzia sono sovente realizzati in modo da coniugare finalità educative e di intrattenimento.
La visione di programmi educativi favorisce così lo sviluppo cognitivo e ciò influisce positivamente anche sui risultati scolastici.
Al contrario i programmi educativi per gli adolescenti sono presenti in misura estremamente ridotta, se non addirittura assenti, nei palinsesti televisivi e questo non contribuisce a migliorare il rendimento scolastico.
Inoltre i ragazzi, a differenza dei bambini, devono dedicare molto più tempo allo studio e trascorrere troppe ore di fronte alla televisione li distoglie dallo svolgimento dei compiti determinando conseguentemente un peggioramento del rendimento scolastico.

2) La televisione è indicata per i bambini di tutte le età se è educativa
Numerose ricerche hanno evidenziato l’utilità e l’efficacia della visione di programmi educativi per i bambini in età prescolare e per quelli più grandi.
Al contrario nessuno studio indica che la fruizione di programmi educativi sia appropriata per i bambini molto piccoli.
Le ricerche effettuate in merito mostrano infatti che è altamente improbabile che i programmi educativi abbiano degli effetti positivi per i bambini piccoli e che potrebbero essere addirittura dannosi.
Gli studiosi ritengono che il contenuto dei programmi televisivi sia estremamente importante per i bambini in età prescolare e più grandi; è stato rilevato infatti che la visione di programmi educativi produce per i bambini in queste fasce d’età degli effetti più positivi rispetto ai programmi di intrattenimento.
Tale distinzione non è stata invece evidenziata per quanto concerne i bambini molto piccoli ed inoltre non vi sono delle ricerche che indicano che la visione di programmi televisivi di intrattenimento o di qualsiasi altro genere sia appropriata o abbia degli effetti positivi.

3) La televisione sta venendo sostituita dai nuovi media
La televisione costituisce il mass medium maggiormente utilizzato ed in modo particolare dagli spettatori più giovani.
Ciò trova conferma nel fatto che i bambini e gli adolescenti fruiscono del medium televisivo per più della metà del tempo complessivo dedicato ai media elettronici.
I nuovi media e le nuove tecnologie non stanno quindi sostituendo la televisione ma si sommano al tempo trascorso a guardarla.
Questo quindi rimarca il ruolo nodale della televisione nel consumo mediatico e la pone al centro di un articolato fenomeno di multitasking in cui i ragazzi fruiscono di più media contemporaneamente.

4) I media elettronici distolgono i ragazzi dalla lettura
Si ritiene erroneamente che limitare il tempo che i bambini dedicano ai media elettronici, quali la televisione ed i videogames, possa incrementare quello destinato alla lettura.
Le ricerche svolte in merito alla fruizione dei media elettronici indicano invece che l’utilizzo di tali dispositivi non sostituisce attività quali lo svolgimento dei compiti a casa.
Per quanto concerne l’utilizzo della televisione è significativo sottolineare che non ha preso il posto di attività differenti, come ad esempio la lettura, ma di attività analoghe quali ascoltare la radio ed andare al cinema.
Altri studi che hanno analizzato l’uso del medium televisivo da parte degli adolescenti non hanno evidenziato significative riduzioni del tempo dedicato alle attività correlate all’ambito scolastico.
Inoltre la maggior parte delle ricerche trasversali non hanno rilevato alcuna correlazione tra la fruizione della televisione e la diminuzione del tempo dedicato alla lettura.

5) I videogames non hanno valore educativo
Le ricerche condotte in merito all’influenza di questo medium elettronico hanno evidenziato che i videogiochi violenti incidono effettivamente sul comportamento ed incrementano l’insorgenza di condotte aggressive.
È stato inoltre rilevato che alcune tipologie di videogames permettono invece di ottenere degli effetti positivi.
Diversi studi hanno infatti dimostrato che alcuni tipi di videogiochi accrescono la visual awareness, incrementano la capacità attentiva e la velocità di elaborazione delle informazioni.
Ciò indica quindi che, analogamente a quanto si registra per gli altri media, a determinare gli effetti prodotti su bambini ed adolescenti non è il dispositivo utilizzato ma piuttosto i contenuti proposti.

Come si evidenzia dai risultati delle ricerche presentate i mass media non sono negativi o positivi a priori e la loro influenza e gli effetti prodotti dipendono da diversi aspetti; quali l’uso che ne viene fatto, il tempo di fruizione e l’adeguatezza dei contenuti proposti in relazione all’età dei soggetti piuttosto che dal medium o dal dispositivo utilizzato.
Ciò significa quindi che i media costituiscono potenzialmente una valida risorsa ed è compito di genitori, educatori ed insegnanti capire come ed in quale misura utilizzarli in modo che producano degli effetti positivi sullo sviluppo cognitivo di bambini ed adolescenti.


Fonte:

Per la foto si ringrazia: Ernst Vikne.

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Informazione e mass media: La fiducia verso televisione e stampa

. mass media televisione stampa fiducia

I mass media costituiscono uno dei principali mezzi di informazione ed hanno un ruolo nodale nella selezione e nella diffusione delle notizie e nella sensibilizzazione dell’opinione pubblica.
Uno degli aspetti fondamentali nella diffusione delle notizie è la percezione della loro attendibilità; ciò è dipeso da diversi elementi tra cui la fiducia nel medium attraverso cui vengono veicolate.

La fiducia nell’informazione veicolata attraverso i media è stata oggetto di numerosi sondaggi condotti a partire dai primi anni ’90 dalla Gallup Organization.
Le ricerche hanno focalizzato l’attenzione sulla fiducia degli americani nell’informazione diffusa tramite la televisione e la stampa.
I dati raccolti nel corso degli ultimi 20 anni hanno evidenziato un progressivo calo della fiducia nei quotidiani e nei programmi televisivi di informazione.
Tale calo si è verificato soprattutto nei primi anni del 2000, in particolare tra il 2003 ed il 2007, in cui vi è stata una flessione di oltre 10 punti percentuali per ambedue i media.
Per quanto concerne la carta stampata si è passati dal 39% dei lettori che nel 1990 indicavano i giornali come una fonte di informazione abbastanza o molto affidabile ad un magro 25% registrato nel sondaggio condotto nel luglio 2010.
La situazione non è più rosea per la televisione che anzi ha visto nel corso degli ultimi anni una diminuzione della fiducia ancora più netta rispetto alla stampa; si è passati infatti dal 46% rilevato nel 1993, anno in cui sono stati svolti per la prima volta i sondaggi in merito alla fiducia verso l’informazione televisiva, ad un esiguo 22% del 2010.
I risultati che sono emersi dall’ultimo sondaggio, effettuato nella seconda metà del 2010, inoltre costituiscono due tra le percentuali più basse in assoluto sia per quanto concerne la fiducia nell’informazione diffusa attraverso i quotidiani che per quella diffusa tramite i programmi televisivi.


La fiducia nei quotidiani e nelle notizie veicolate attraverso la televisione

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Il sondaggio condotto dalla Gallup Organization nel 2010 in merito alla fiducia del pubblico nell’informazione veicolata tramite la televisione e la stampa è stato svolto tra l’8 e l’11 luglio attraverso intervista telefonica.
Lo studio ha coinvolto un campione costituito da 1020 soggetti, selezionati in modo casuale, di età superiore ai 18 anni e residenti nel Nord degli Stati Uniti d’America.
Il campione è stato stratificato per genere, età, area di residenza, livello di istruzione, etnia e tipologia di linea telefonica tramite cui è stato contattato.
I risultati dello studio hanno permesso di evidenziare significative differenze nella fiducia da parte del pubblico nell’informazione diffusa attraverso i programmi televisivi ed i quotidiani.
I dati raccolti sono stati analizzati in relazione all’età, all’ideologia politica ed al partito di riferimento dei soggetti coinvolti nel sondaggio.
Per quanto concerne l’età il campione è stato suddiviso in 4 gruppi:
• dai 18 anni ai 29 anni;
• dai 30 anni ai 49 anni;
• dai 50 anni ai 64 anni;
• oltre i 65 anni.


La fiducia nei programmi televisivi di informazione e nei giornali in relazione all'età

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I risultati emersi dall’indagine indicano che il 22% dei soggetti intervistati ha abbastanza o un’elevata fiducia nei programmi televisivi di informazione.
La percentuale sale al 24% per la fascia d’età tra i 18 ed i 29 anni, mentre subisce una forte diminuzione per i soggetti tra i 30 ed i 49 anni, fermandosi appena il 16%.
In seguito il valore risale ancora ed arriva 23% per la fascia d’età tra i 50 ed i 64 anni ed infine si mantiene pressoché stabile raggiungendo il 25% per il pubblico sopra i 65 anni.
Per ciò che concerne la fiducia nell’informazione veicolata attraverso la carta stampata i quotidiani sono ritenuti affidabili dal 25% del campione complessivo.
Tale valore aumenta in modo consistente per la fascia d’età tra i 18 ed i 29 anni, tanto da raggiungere quasi il doppio del dato registrato per l’intero campione, toccando ben il 49%.
La percentuale scema bruscamente per le persone tra i 30 ed i 49 anni, attestandosi appena al 16%, per poi risalire al 22% per i lettori tra i 50 ed i 64 anni.
Il dato infine rimane stabile, incrementando di appena due punti percentuali, ed arriva al 24% per i lettori che hanno superato i 65 anni.

Le percentuali inerenti alla televisione ed alla carta stampata in relazione all’età del pubblico hanno evidenziato delle sensibili differenze nella fiducia dei due media.
I dati in merito al campione complessivo indicano che il mezzo di informazione per cui il pubblico nutre maggiore fiducia sono i giornali; che raggiungono una percentuale del 25%, contro il 22% dei programmi televisivi.
Sulle percentuali del campione complessivo influisce però pesantemente il picco che è stato registrato per il pubblico tra i 18 ed i 29 anni e nello specifico quello inerente alla fiducia nei quotidiani.
La percentuale rilevata per i lettori più giovani costituisce infatti non solo la percentuale più alta per questa fascia d’età, l’informazione televisiva rimane infatti in linea con il dato del campione complessivo e si attesta al 24%, ma anche la percentuale più alta in assoluto, tanto da riuscire a superare il doppio del valore riscontrato per la fiducia nelle notizie veicolate attraverso la televisione, toccando addirittura il 49%.
Il dato inerente alla fiducia dei giovani lettori nei quotidiani incide in modo determinante sulla percentuale complessiva; nel caso infatti in cui la fascia di persone tra i 18 ed i 29 anni venisse esclusa dal campione complessivo la percentuale passerebbe dal 25% ad un più modesto 20%.
Inoltre se, analogamente, si escludesse il pubblico più giovane dal campione complessivo la televisione supererebbe di poco la carta stampata arrivando al 21%.
I dati in merito al pubblico più maturo indicano una sostanziale parità nella fiducia dell’informazione veicolata attraverso i due media.
Si registra inoltre una flessione per il pubblico tra i 30 ed i 49 anni con un valore che scende al 16% sia per la televisione che per la stampa.
La percentuale sale poi nuovamente per entrambi i mezzi di comunicazione riavvicinandosi alle percentuali del campione complessivo sia per le persone tra i 50 ed i 64 anni che per i soggetti oltre i 65 anni.

Il forte declino della fiducia nelle notizie televisive ed in quelle pubblicate sulla carta stampata potrebbe essere, più in generale, indice di un calo della fiducia nei mass media.
Indipendentemente dalle cause che hanno concorso a determinare una flessione della fiducia nell’informazione veicolata attraverso stampa e televisione è evidente che ciò contribuisce a rendere questi due media tradizionali meno competitivi rispetto ai nuovi media.
Questa costituisce senza dubbio un’ottima occasione per i nuovi media per accelerare la rincorsa ed accorciare le distanze con i media tradizionali.
Nuovi media che, grazie a risorse quali i siti di informazione, gli aggregatori di notizie ed i social media ed al crescente sviluppo ed utilizzo di dispositivi palmari, stanno guadagnando terreno nei confronti dei media tradizionali e stanno conquistando un ruolo sempre più importante come mezzo di informazione.


Si ringrazia la Gallup Organization per aver concesso l'autorizzazione all'utilizzo del grafico inerente alla fiducia nei quotidiani e nelle notizie veicolate attraverso la televisione ed ai dati in merito alla fiducia nei programmi televisivi di informazione e nei giornali in relazione all'età.


Fonte:
In U.S., Confidence in Newspapers, TV News Remains a Rarity.

Per la foto si ringrazia:
House Of Sims.

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Le pubblicità più utili veicolate attraverso i mass media

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La pubblicità costituisce una particolare forma di comunicazione che ha lo scopo primario di influenzare i comportamenti e le scelte riguardo al consumo di beni e servizi.
Gli obiettivi della pubblicità sono diversi, tra i principali vi sono: presentare e far acquisire notorietà ad un bene o servizio, far familiarizzare i consumatori con il prodotto e spiegarne il funzionamento ed i diversi usi, far nascere ed incrementare la motivazione all’acquisto e generare un atteggiamento favorevole verso il prodotto ed il brand pubblicizzato.
I messaggi pubblicitari vengono veicolati attraverso differenti tipi di pubblicità che variano sulla base del mezzo o mass media con cui vengono diffusi.
Vi sono diverse tipologie di pubblicità ma quali sono quelle che i consumatori ritengono siano più utili nell’orientare le scelte d’acquisto?

Uno studio condotto da Harris Interactive e AdweekMedia ha analizzato la fruizione della pubblicità al fine di evidenziare quali tipologie di pubblicità sono considerate più utili e quali invece vengono ignorate, focalizzando l’attenzione sui mass media attraverso cui vengono veicolate e sull’età dei consumatori.
La ricerca è stata condotta attraverso il sondaggio d’opinione ed ai soggetti coinvolti è stato chiesto di indicare quali pubblicità, tra 5 differenti tipi, ritengono siano utili e quali tendono ad ignorare.
Le pubblicità incluse nella ricerca sono:
• le pubblicità televisive;
• le pubblicità pubblicate sui giornali;
• le pubblicità radiofoniche;
• le pubblicità presenti sui motori di ricerca;
• i banner sui siti.
Il sondaggio è stato effettuato online tra il 4 e l’8 giugno 2009 ed ha coinvolto ben 2521 soggetti di età superiore ai 18 anni residenti negli Stati Uniti.
Il campione è stato stratificato per età, genere, livello di istruzione, luogo di residenza, reddito familiare ed etnia ed è stato, ove si è reso necessario, uniformato alla composizione della popolazione.
Il campione è inoltre stato suddiviso in 4 sottogruppi in base all’età al fine di analizzare la fruizione e l’influenza delle pubblicità nelle diverse fasce d’età.
I sottogruppi erano composti da soggetti dai 18 ai 34 anni, dai 35 ai 44 anni, dai 45 ai 54 anni ed oltre i 55 anni.
Lo studio ha permesso di evidenziare dei risultati particolarmente interessanti in quanto ha indicato quali sono le tipologie di pubblicità più utili e quali vengono ignorate, quali sono i mass media più efficaci in ambito pubblicitario ed ha inoltre mostrato quali tipi di pubblicità sono più indicati per le diverse fasce d’età.

I risultati della ricerca indicano che le pubblicità più utili sono quelle televisive; ben oltre un terzo dei telespettatori, il 37%, ritiene che gli spot televisivi siano utili nell’orientare le decisioni d’acquisto.
Il dato cala al 23% per i soggetti sopra i 55 anni ma si registra un forte incremento nella fruizione della pubblicità televisiva man mano che si scende con l’età degli spettatori; infatti la percentuale aumenta progressivamente salendo al 35% per quanto concerne le persone tra i 45 ed i 54 anni, raggiunge il 38% per la fascia d’età tra i 35 ai 44 anni ed arriva addirittura a toccare il 50% per i soggetti più giovani tra i 18 ed i 34 anni.
La seconda tipologia di pubblicità ritenuta più utile è quella presente sulla carta stampata che viene consultata dal 17% dei lettori.
La pubblicità sui quotidiani, a differenza di quanto accade per i messaggi pubblicitari televisivi, è più efficace per i lettori più maturi; difatti solo il 6% dei consumatori tra i 18 ed i 34 anni fruisce della pubblicità sui giornali, la percentuale raddoppia nella fascia d’età tra i 35 ed i 44 anni ed arriva al 13% e sale di poco per le persone tra i 45 ed i 54 anni raggiungendo il 14%.
La percentuale aumenta sensibilmente per i lettori sopra i 55 anni toccando il 31% ed attestandosi come la tipologia di pubblicità più utile per questa fascia d’età.
Al terzo posto troviamo la pubblicità presente sui motori di ricerca, che influisce sui comportamenti d’acquisto per il 14% dei consumatori.
Questo dato si rivela sorprendentemente più basso per gli utenti più giovani, registrando appena il 10%, e collocandosi tra il 15% ed il 16% per quelli più maturi.
Al quarto posto vi sono le pubblicità radiofoniche che sono ritenute utili dal 3% degli intervistati, con una percentuale che oscilla tra il 2% ed il 4% tra le diverse fasce d’età.
La tipologia di pubblicità che viene ritenuta meno utile ed influente è quella dei banners su internet.
I banners sono utili per l’1% dei navigatori, la percentuale aumenta al 4% per i più giovani, ma tale valore subisce una diminuzione per le fasce d’età tra i 35 ed i 44 anni ed i 45 ed i 54 anni, fermandosi all’1%, e non raggiungendo nemmeno l’1% per quanto concerne i soggetti sopra i 55 anni.
Infine il 28% dei soggetti coinvolti nel sondaggio non ritiene utile nessuna delle tipologie di pubblicità menzionate.
Tale dato rimane sostanzialmente stabile per quanto concerne le diverse fasce d’età con un picco del 31% per le persone tra i 45 ed i 54 anni.


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Per quanto riguarda le tipologie di pubblicità che vengono maggiormente ignorate al primo posto vi sono i banners presenti sui siti e sulle pagine web.
I banners non influiscono sulle scelte d’acquisto per il 46% dei consumatori e questo dato arriva addirittura al 50% per quanto riguarda gli utenti tra i 35 ed i 44 anni.
Al secondo posto vi è ancora una tipologia di pubblicità veicolata attraverso internet; le pubblicità presenti sui motori di ricerca vengono ignorate dal 17% degli intervistati.
Il valore più basso è registrato per le persone tra i 35 ed i 44 anni, che scende al 14%, mentre la percentuale sale tra i giovani, toccando il 20%.
In seguito vi sono le pubblicità televisive che non vengono consultate dal 13% dei telespettatori, il dato cala al 7% per i giovani spettatori ed aumenta al 10% per il pubblico tra i 35 ed i 44 anni.
La percentuale supera invece il dato complessivo per i consumatori tra i 45 ed i 54 anni salendo al 15% e cresce ancora per le persone sopra i 55 anni raggiungendo il 20%.
La quarta tipologia di pubblicità ignorata è costituita dalle pubblicità radiofoniche che non vengono consultate dal 9% degli ascoltatori.
I dati subiscono anche in questo caso delle sensibili variazioni in relazione all’età del pubblico e le percentuali decrescono con l’aumentare dell’età; l’11% degli ascoltatori più giovani, tra i 18 ed i 34 anni, ignora i messaggi pubblicitari trasmessi attraverso la radio, tale valore scende al 10% per il pubblico tra i 35 ed i 44 anni, diminuisce ancora al 9% per i consumatori tra i 45 ed i 54 anni ed infine arriva al 7% per le persone oltre i 55 anni.
La tipologia di pubblicità che viene ignorata in misura inferiore è quella presente sui giornali; la ricerca ha evidenziato che solo il 6% delle pubblicità non vengono consultate.
Tale valore rimane pressoché invariato nelle diverse fasce d’età ed oscilla tra il 5% ed il 7%, aumentando leggermente per i lettori più maturi.
Infine il 9% dei consumatori afferma di non ignorare nessuna delle tipologie di pubblicità indicate; la percentuale aumenta per il pubblico più giovane ed arriva al 13% e decresce invece per le fasce d’età più mature registrando il valore più basso per gli intervistati tra i 45 ed i 54 anni, che raggiunge appena il 6%.


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I risultati emersi grazie a questa ricerca indicano che il medium più influente nell’orientare le scelte d’acquisto è la televisione; infatti non solo le pubblicità veicolate attraverso il medium televisivo vengono ritenute le più utili ma sono anche ignorate in misura ridotta.
Questo dato si accentua per quanto riguarda i telespettatori più giovani; il 50% infatti afferma di ritenere utili gli spot televisivi e solo il 7% ha indicato di non consultarli.
Anche le pubblicità presenti sulla carta stampata sono particolarmente utili nell’orientare le scelte d’acquisto; la stampa costituisce infatti il secondo medium più efficace in ambito pubblicitario ed è al contempo quello meno ignorato.
Tale tendenza si evidenzia soprattutto per quanto concerne i lettori più maturi; infatti ben il 31% delle persone sopra i 55 anni consulta le pubblicità presenti sui giornali, superando addirittura la televisione.
Le pubblicità radiofoniche influiscono in modo limitato sulle scelte d’acquisto e presentano delle percentuali ridotte riguardo alla loro utilità ed al contrario molto più elevate in merito agli ascoltatori che le ignorano.
Le pubblicità sui motori di ricerca ed i banners costituiscono le due pubblicità meno consultate; in modo particolare i banner presenti sui siti, che vengono ignorati dal 46% degli utenti e sono ritenuti utili solo dall’1% degli intervistati.
Dati analoghi, ma con una forbice inferiore, sono emersi in merito alla pubblicità presente sui motori di ricerca, che influisce sulle scelte d’acquisto per il 14% dei consumatori e viene ignorata dal 17%.
Tali risultati indicano quindi che internet è allo stato attuale il medium meno influente in ambito pubblicitario sia per le fasce d’età più mature che, inaspettatamente, per quelle più giovani.


Fonte:
TV Ads Most Helpful; Web Banners Most Ignored .

Per la foto si ringrazia: hans s.

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Il ruolo e l'influenza dei mass media nell'informazione politica

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La relazione tra mass media e politica è particolarmente articolata, eterogenea e sfaccettata.
Ciò è dipeso in gran parte dal fatto che i mass media costituiscono la maggior fonte di informazione e questo si ripercuote in modo più o meno evidente sui processi decisionali in ambito politico, economico e sociale e sulla formazione dell’opinione pubblica.
I mass media ricoprono quindi un ruolo fondamentale nella diffusione delle informazioni in quanto non solo selezionano e riportano le notizie ma forniscono un’interpretazione degli avvenimenti politici e, aspetto più importante, contribuiscono a far familiarizzare i cittadini con la politica e ad informarli sull’offerta elettorale.
Ma come si informano gli italiani sull’offerta politica?
Quali sono i mass media che influiscono maggiormente sulle scelte di voto dell’elettorato?

Il ruolo svolto dai mass media e la loro fruizione nell’informazione politica sono stati oggetto di uno studio realizzato dal Censis.
La ricerca è stata condotta durante la campagna elettorale che ha preceduto le elezioni europee del giugno 2009 e la rilevazione dei dati è stata effettuata attraverso il sondaggio di opinione.
Allo studio hanno partecipato 1144 soggetti tra i 18 e gli 80 anni residenti in Italia ed il campione è stato stratificato per genere, età, ripartizione geografica e classe di ampiezza del comune di residenza.
L’indagine ha evidenziato la presenza di significative differenze nell’utilizzo dei mass media.
La fruizione dei media infatti subisce delle variazioni che sono correlate all’età degli elettori, al livello di istruzione e persino al genere ed all’area geografica in cui risiedono.
Dalla ricerca è emerso che il medium più influente e di cui i cittadini fruiscono maggiormente per informarsi riguardo all’offerta elettorale ed agli avvenimenti politici è la televisione, seguito dalla stampa, dai rapporti non mediati, dalla radio ed infine da internet.

Come anticipato la televisione costituisce il mezzo di comunicazione di massa più autorevole ed in grado di influire in modo più incisivo sulle scelte di voto dell’elettorato.
La preminenza della televisione rispetto agli altri media in quest’ambito è sottolineata dal fatto che le due fonti di informazione politica più consultate sono due format televisivi: i telegiornali ed i programmi giornalistici di approfondimento.

Il format televisivo che viene consultato con maggiore frequenza per informarsi sull’offerta politica è il telegiornale.
I notiziari televisivi sono seguiti infatti da ben il 69,3% degli elettori; una cifra davvero impressionante in quanto costituiscono il principale mezzo di informazione in ambito politico per oltre due italiani su tre.
Il dato aumenta ancora arrivando al 76% per quanto riguarda i soggetti che hanno un livello di istruzione più basso e sale addirittura al 78,7% per i pensionati.
La seconda fonte di informazione di cui si avvalgono gli italiani per formarsi un’opinione sull’offerta politica sono i programmi giornalistici di informazione, quali ad esempio Ballarò e Matrix.
I programmi giornalistici di informazione ed approfondimento sono consultati in misura nettamente inferiore rispetto ai notiziari televisivi ma raggiungono comunque una percentuale elevata che arriva al 30,6%.
Altro dato interessante è che il pubblico che fruisce di questo format televisivo ha una composizione molto differente rispetto a quella dei telegiornali; è costituito infatti in gran parte da persone che hanno un livello di istruzione elevato, la percentuale sale al 37%, e che vivono in città che sono abitate da più di 100.000 abitanti, in questo caso il dato oscilla addirittura tra il 36% ed il 40%.
Ulteriore prerogativa che caratterizza il pubblico che consulta i programmi giornalistici di informazione in ambito politico è inerente all’età degli spettatori; si registra una forte flessione tra i giovani elettori, nella fascia d’età tra i 18 e i 29 anni, con una percentuale che scende al 22,3%.

Il mass medium di cui gli italiani fruiscono maggiormente dopo la televisione per crearsi un’opinione politica è la carta stampata.
I giornali hanno avuto un ruolo determinante nell’informazione sull’offerta elettorale per il 25,4% degli aventi diritto al voto.
Questo dato, analogamente a quanto registrato per i programmi giornalistici di approfondimento, subisce un sensibile incremento tra gli elettori che hanno un livello di istruzione più alto ed arriva al 34%.
Tale tendenza aumenta ancora se si focalizza l’attenzione sugli elettori che risiedono al Nordest e nei centri più grandi e tocca il 35% per quanto concerne i liberi professionisti ed i lavoratori autonomi.

In seguito alla carta stampata vi sono i rapporti non mediati che consistono nei rapporti interpersonali; quali ad esempio il confronto con familiari ed amici.
I rapporti non mediati costituiscono un mezzo di informazione fondamentale in ambito politico per il 19% degli aventi diritto al voto.
La percentuale di elettori che si informano sull’offerta politica attraverso le relazioni sociali sale al 22,2% per le persone che vivono al Mezzogiorno e raggiunge il 22,5% per coloro che abitano nei centri urbani minori, tale dato cresce ancora per quanto riguarda gli elettori più giovani, tra i 18 e i 29 anni, ed arriva al 26%.
Un altro strumento di informazione politica è il materiale di propaganda dei partiti, come volantini e manifesti, che è stato utilizzato dal 10,9% degli elettori, con un picco di interesse al Nordest in cui la percentuale di cittadini che consultano il materiale di propaganda sale al 17,4%.
La partecipazione diretta alle manifestazioni pubbliche organizzate dai partiti influisce in modo limitato sulla formazione di un’opinione sull’offerta politica coinvolgendo solo il 2,2% degli elettori, percentuale che scende ancora per quanto riguarda gli elettori più giovani fermandosi allo 0,7%.

La radio, a differenza della televisione e della stampa, ha un ruolo marginale nell’informazione politica; infatti solo il 5,5% degli elettori fruisce dei programmi radiofonici per formarsi un’opinione in merito all’offerta elettorale.
Tale dato subisce un forte incremento per quanto concerne liberi professionisti, lavoratori autonomi, commercianti ed artigiani e raggiunge il 12,1%.

Infine il medium di cui gli elettori si avvalgono in misura inferiore nel periodo preelettorale è internet che rappresenta il fanalino di coda nell’informazione politica.
La consultazione dei siti web dei partiti si ferma al 2,3% ed il dato scende al 2,1% se si analizza la fruizione dei social networks, quali Facebook, e dei blogs e dei forum di discussione.
Si registra invece un’inversione di tendenza per quanto concerne la fruizione di articoli e contenuti online da parte dei giovani elettori; tra gli studenti infatti la consultazione dei siti internet dei partiti aumenta fino al 7,5% ed il 5,9% ha navigato su siti di informazione e che affrontano tematiche inerenti all’ambito politico per reperire informazioni in merito all’offerta elettorale.

I risultati di questa ricerca evidenziano l’egemonia della televisione nel campo dell’informazione, soprattutto in ambito politico, e sottolineano inoltre l’influenza di questo medium sull’opinione pubblica e la sua efficacia nell’orientare le scelte dell’elettorato.
La televisione si rivela particolarmente influente in quanto riesce a raggiungere un pubblico non solo molto vasto ma anche eterogeneo.
Ciò è indicato dai dati emersi in merito alla composizione del pubblico che fruisce dei format televisivi più consultati.
Il divario più netto è relativo al livello di istruzione degli spettatori; infatti mentre i programmi giornalistici di informazione e approfondimento sono consultati in misura maggiore da persone con un livello di istruzione elevato i telegiornali sono seguiti soprattutto da persone con un livello di istruzione più basso.
Anche la stampa ha un ruolo rilevante nell’informazione politica, in particolare per gli elettori che risiedono al Nordest e nelle grandi città e con un alto livello di istruzione, ma non riesce ad eguagliare l’influenza del medium televisivo.
I media tradizionali sono quindi decisivi nella formazione di un’opinione in ambito politico per la maggior parte degli elettori, a differenza dei nuovi media che sono consultati da un’utenza estremamente ridotta.
Ciò indica che, diversamente da quanto è avvenuto per le ultime elezioni presidenziali americane, i nuovi media ed i social media hanno allo stato attuale ancora un ruolo marginale nell’orientare le scelte di voto dell’elettorato italiano.


Fonte:
Censis, Elezioni 2009. Come si sono informati gli italiani.

Per la foto si ringrazia: Ginnerobot

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Psicologia clinica: I disturbi alimentari e l'influenza di mass media, genitori e gruppo dei pari

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disturbi alimentari, mass media, psicologia



Il concetto di bellezza ha subito nel corso degli ultimi decenni un rapido cambiamento che ha progressivamente portato ad utilizzare il termine “bellezza” come sinonimo di “magrezza”.
L’essere magri e piacevoli fisicamente rappresenta infatti un modello vincente e socialmente desiderabile, a maggior ragione per un pubblico più facilmente influenzabile come quello adolescenziale.
Ciò si ripercuote, in modo più o meno evidente, sulla formazione dell’immagine corporea, sulla percezione del physical self-concept e sul rapporto con l’alimentazione ed il cibo favorendo in questo modo la comparsa di disturbi dell’alimentazione.

Della relazione tra adolescenti ed insorgenza dei disturbi alimentari si è occupato uno studio condotto nel 2008 dalla dottoressa Field e colleghi denominato: “Growing Up Today”.
La ricerca ha analizzato la relazione che intercorre tra diversi fattori di rischio e lo sviluppo dei disturbi dell’alimentazione in età adolescenziale.
Aspetto peculiare dello studio è stato inoltre la grande importanza attribuita anche all’influenza dei mass media nelle modifiche a carico della condotta alimentare e nella comparsa dei disturbi dell'alimentazione.
I fattori di rischio presi in esame sono stati diversi tra cui:
• il tentativo di imitare i modelli offerti dai mass media;
• commenti negativi inerenti al peso da parte del gruppo dei pari;
• commenti negativi inerenti al peso da parte del padre;
• frequenti tentativi di seguire una dieta;
• avere una madre che ha sofferto di disturbi dell’alimentazione.
La ricerca ha focalizzato l’attenzione in modo particolare sul binge eating e sul purging; il primo consiste nell’abbuffarsi di cibo in modo incontrollato per brevi lassi di tempo ed il secondo nel causare il vomito autoindotto o nell’assumere lassativi con il fine di controllare e limitare l’assorbimento del cibo.

Lo studio è stato svolto sulla base dei dati raccolti tra il 1996 ed il 2003 ed ha coinvolto oltre 12500 adolescenti e preadolescenti che nel momento in cui hanno preso parte alla sperimentazione avevano un’età compresa tra i 9 e i 15 anni.
Ai soggetti coinvolti nella ricerca è stato somministrato un questionario finalizzato ad analizzare alcuni aspetti correlati allo stile di vita condotto ed alle abitudini, in modo particolare alle abitudini alimentari.
Il dato interessante è che nella sperimentazione sono stati inclusi quasi in egual misura sia ragazze che ragazzi.
Questo costituisce un aspetto particolarmente significativo ed è indice del fatto che i disturbi dell’alimentazione non sono più una prerogativa prevalentemente femminile ma sono in costante e rapido aumento anche per quanto concerne il genere maschile.

I dati raccolti nei 7 anni successivi allo studio indicano che ben il 10,3 % delle ragazze ed il 3% dei ragazzi inclusi nella ricerca hanno cominciato a soffrire di binge eating o di purging almeno una volta alla settimana.
Analizzando i risultati in modo più approfondito emergono delle sensibili differenze legate al genere; infatti mentre le ragazze hanno sviluppato con maggiore frequenza il purging per i ragazzi si è registrata una maggiore insorgenza di episodi di binge eating.
Nello specifico la percentuale di ragazze che nel follow up soffrono di purging è del 5,3 e si abbassa al 4,3 per quanto concerne il binge eating.
Al contrario i ragazzi hanno sviluppato, anche se con percentuali nettamente inferiori rispetto alle ragazze, in misura maggiore il binge eating, con una percentuale del 2,1, mentre il vomito autoindotto e/o l’uso di lassativi si è fermato allo 0,8 %.
Infine per quanto concerne i dati correlati all’insorgenza dei due disordini alimentari analizzati nella sperimentazione solo una piccola percentuale di ragazzi e ragazze li ha sviluppati entrambi.

La ricerca ha evidenziato dei risultati estremamente interessanti riguardo alla relazione che intercorre tra l’insorgenza di binge eating e purging ed i fattori di rischio analizzati.
È emerso infatti che alcuni dei fattori di rischio presi in esame influiscono in modo significativo sulla comparsa dei disturbi dell’alimentazione e che la loro incidenza varia sulla base dell’età e del genere.
Uno dei fattori di rischio che incrementa maggiormente l’insorgenza di disturbi alimentari è genere specifico in quanto interessa solo le ragazze ed è l’avere una madre che ha o ha sofferto di disturbi dell’alimentazione.
Lo studio indica infatti che le adolescenti sotto i 14 anni che hanno una madre che è stata affetta da disturbi dell’alimentazione hanno quasi il triplo di probabilità in più rispetto alle loro coetanee di sviluppare condotte da eliminazione del cibo quale il purging.
Tale fattore di rischio invece non è predittivo e non incrementa l’insorgenza di binge eating o purging per le ragazze che hanno più di 14 anni.
Altri due fattori di rischio che presentano un’elevata correlazione con l’insorgenza del binge eating sono il cercare di imitare i modelli offerti dai mass media ed i frequenti tentativi di seguire una dieta.
Anche questi due fattori di rischio hanno la peculiarità di interessare unicamente le ragazze ma, a differenza del primo fattore di rischio analizzato, colpiscono in egual misura indipendentemente dall'età.

I ragazzi, contrariamente a quanto si è evidenziato per le adolescenti, sembrano essere meno soggetti a sviluppare disturbi dell’alimentazione e ad essere influenzati da fattori esterni riguardo al loro aspetto ed al peso, ma ciò non significa che non ne siano coinvolti.
Ad influire infatti sulla comparsa di disturbi alimentari nel caso dei ragazzi sono i commenti negativi riguardo al peso da parte del padre.
Tale fattore di rischio determina un incremento nella comparsa del binge eating disorder con la frequenza di almeno un episodio alla settimana.

I risultati di questo studio indicano che i disturbi dell’alimentazione riguardano ancora in modo preponderante il genere femminile ma al contempo suggeriscono che il fenomeno sta velocemente aumentando anche per quanto concerne il genere maschile.
Altro aspetto che emerge con chiarezza è che le pressioni sociali hanno un ruolo estremamente importante ed influiscono in modo rilevante sulla percezione del sé fisico e dell’immagine corporea per gli adolescenti di entrambi i generi, sebbene questa tendenza sia molto più spiccata per le ragazze che per i ragazzi.

Siete d’accordo con i risultati evidenziati da questa ricerca?
Quali ritenete siano la cause che incidono maggiormente sull’insorgenza dei disturbi alimentari?


Bibliografia:
Field A. E., Javaras K. M., Aneja P., Kitos N., Camargo C. A., Taylor C.B., Laird N. M., (2008), Family, Peer, and Media Predictors of Becoming Eating Disordered, Arch Pediatr Adolescent Med, 162 (6), pp. 574-579.

Per la foto si ringrazia: avlxyz.

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Psicologia della pubblicità: La donna nella pubblicità

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pubblicità, mass media, donna nella pubblicità


I mass media, la televisione in primis, presentano sovente l’immagine del corpo femminile e ciò si verifica in modo particolare nel settore pubblicitario.
L’immagine femminile viene infatti utilizzata con elevata frequenza per pubblicizzare ed incrementare le vendite di un ampio numero di prodotti che spazia dagli alimenti, ai prodotti di bellezza, all’abbigliamento, alle automobili e via dicendo.

Gli studi sulla rappresentazione dei generi nella pubblicità ed in particolare sul ruolo e l’immagine della donna hanno avuto un rapido sviluppo a partire dagli anni ’70 grazie agli Women studies.
Tali ricerche hanno evidenziato che nell’ambito della pubblicità, in modo più marcato negli spot televisivi, è presente una forte discriminazione tra la rappresentazione degli uomini e delle donne.
Le donne vengono in genere presentate come meno intelligenti, attive, potenti ed autoritarie ed al contempo più emotive, attraenti e giovani rispetto agli uomini.

Nel corso degli ultimi decenni l’immagine delle donne offerta in campo pubblicitario ha registrato nei paesi economicamente e culturalmente più avanzati una lenta evoluzione verso la parità tra i generi.

Benché sia stata progressivamente costruita l’immagine di una donna emancipata e dinamica permangono, in modo più o meno evidente, delle sensibili differenze tra la rappresentazione che viene offerta del genere femminile e di quello maschile.
L’aspetto che emerge in modo più significativo è che sebbene si cerchi di offrire l’immagine di una donna indipendente e sicura di sé viene invece presentato il modello della donna-oggetto, attraverso un processo di oggettivazione.
Al contempo suggerita, in modo più o meno velato, l’inferiorità del genere femminile rispetto a quello maschile.
Tale discriminazione si evince con forza attraverso alcune tecniche che vengono utilizzate nell’elaborazione e nella costruzione dei messaggi pubblicitari.
Tali tecniche possono essere ricondotte principalmente a 4:
1) frammentazione del corpo femminile;
2) annullamento della donna in quanto persona;
3) sguardo delle donne raffigurate;
4) ruolo della donna.

1) frammentazione del corpo femminile: il corpo femminile viene presentato come “frammentato”; ovvero ne vengono mostrate solo alcune sue parti, come nella foto a lato.
Le parti del corpo che vengono raffigurate sono perfette; vengono infatti mostrati dei glutei pubblicità, mass media, donna nella pubblicità scolpiti, delle bocche turgide e dei sorrisi smaglianti, come se questa costituisse la normalità, incrementando così sentimenti di insoddisfazione da parte delle donne riguardo al proprio corpo e sovente una conseguente diminuzione dell’autostima che dà origine in modo sempre crescente ad un rapporto problematico con il cibo e all'insorgenza di disturbi alimentari.
Inoltre ciò porta alla perdita dell’identità del soggetto in quanto persona ed alla perdita della sua soggettività rendendo in questo modo il corpo femminile, o alcune delle sue parti, un mero oggetto. Questo ci permette di collegarci all’aspetto successivo: l’annullamento della donna in quanto persona.

2) annullamento della donna in quanto persona: la donna presente nel messaggio pubblicitario viene spesso annullata in quanto persona.
Si attua infatti un processo attraverso cui la modella passa da soggetto ad oggetto, prendendo così il posto dell’oggetto che pubblicizza, ed al contempo il prodotto reclamizzato viene come “umanizzato”.

3) sguardo delle donne raffigurate: altro aspetto che differenzia la rappresentazione dell’uomo e della donna nella pubblicità è costituito dallo sguardo.
Lo sguardo dei soggetti femminili presenti negli spazi pubblicitari in genere è rivolto frontalmente verso lo spettatore con il fine non solo di creare un coinvolgimento ed un legame ma anche con quello di sedurre.
Al contrario gli uomini non rivolgono quasi mai lo sguardo verso il pubblico; ciò sta ad indicare un atteggiamento autoritario ed al contempo contribuisce a definire l’uomo come un soggetto sicuro di sé ed indipendente.

4) ruolo della donna: infine un altro elemento che denota la discriminazione tra uomini e donne nella pubblicità è dato dal ruolo che assumono i soggetti presenti all’interno di un messaggio pubblicitario.
All’uomo viene infatti in genere attribuito un ruolo attivo in quanto viene presentato come un osservatore che opera attivamente all’interno del contesto in cui si trova.
Ciò indica conseguentemente che la donna, oggetto dello sguardo maschile, è invece relegata ad un ruolo passivo e che l’agire ed il prendere delle decisioni sono prerogative maschili.

Tali discriminazioni sono indubbiamente favorite anche dalle prerogative che caratterizzano i messaggi pubblicitari; in primis la struttura e la breve durata.
Ciò emerge in modo particolare negli spot televisivi, che hanno una durata che in genere varia tra i 15 e i 30 secondi.
Gli spazi pubblicitari vengono infatti costruiti al fine di comunicare velocemente, in modo diretto ed efficace il messaggio commerciale, per questo motivo presentano spesso allo spettatore una visione della realtà estremamente semplificata e stereotipata; aspetto che si ripercuote anche sulla rappresentazione dei generi.

Cosa ne pensate?
Permane ancora nella pubblicità la discriminazione tra uomini e donne oppure vi è una situazione di parità?

Al link: La donna nella pubblicità è presente il powerpoint del presente articolo.

Bibliografia:
Codeluppi V., (2001), Che cos'è la pubblicità, Roma, Carocci editore S.p.A.


Per le foto si ringrazia: Tammy Manet.

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Psicologia dell'apprendimento: Il rapporto tra televisione e rendimento scolastico

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televisione, apprendimento, mass media



La televisione è un medium che influisce in modo rilevante su un ampio spettro di processi cognitivi, tra cui, secondo diverse ricerche, anche il processo di apprendimento.
Questa relazione assume ancora più importanza se inquadrata nell’ambito dell’influenza che la televisione esercita sull’apprendimento ed il rendimento scolastico.
A riguardo sono stati svolti numerosi studi che hanno analizzato in modo approfondito la relazione che intercorre tra la fruizione della televisione e i risultati scolastici a partire dalla prima infanzia sino alla tarda adolescenza.
Tali ricerche hanno evidenziato dei risultati discordanti; alcune hanno infatti rilevato una correlazione negativa tra le due variabili, secondo cui all’incrementare della fruizione della televisione si avrebbe un peggioramento delle prestazioni scolastiche, altre hanno invece indicato la presenza di una relazione positiva, quindi un’incidenza favorevole della televisione sulle performance degli studenti, altre ancora non hanno individuato alcuna correlazione.

Uno studio particolarmente articolato svolto da Raziel nel 2001 ha esaminato questa relazione attraverso l’analisi congiunta di ben sei sperimentazioni che sono state condotte a partire dal 1985 ed analizzano il rapporto che intercorre tra la fruizione del medium televisivo ed i risultati conseguiti in ambito scolastico.
Ciò è stato possibile grazie all’utilizzo di una tecnica che prende il nome di metanalisi, che consente di esaminare diverse ricerche condotte sulla stessa tematica e di arrivare ad elaborarne una sintesi.
Altra prerogativa rilevante che accomuna le ricerche prese in esame è l’ampio numero di soggetti inclusi in ciascuna sperimentazione, che complessivamente hanno coinvolto oltre un milione di bambini ed adolescenti.

L’analisi delle ricerche effettuata tramite la metanalisi ha consentito a Razel di elaborare un modello in grado di esaminare in modo efficace la relazione che intercorre tra il tempo di fruizione della televisione ed il rendimento scolastico.
I risultati ottenuti hanno evidenziato che il tempo di fruizione della televisione incide effettivamente sulle prestazioni scolastiche di bambini ed adolescenti.
Razel ha infatti individuato la presenza di una soglia di fruizione ottimale della televisione; nello specifico è emerso che nel caso in cui gli studenti assistano ai programmi televisivi per un intervallo inferiore o superiore ad un determinato lasso di tempo, indicato appunto come la soglia ottimale, si verifica un peggioramento del rendimento scolastico.
Al contrario se il tempo speso a guardare la televisione è conforme al tempo ideale ciò produrrà degli effetti positivi sui risultati scolastici.
Lo studio ha così indicato che assistere ai programmi televisivi influisce positivamente sui risultati scolastici solo se ciò non si discosta dalla soglia ottimale; nel caso in cui tale intervallo di tempo sia inferiore o venga superato la correlazione tra le due variabili viene invertita e si verifica un peggioramento dei risultati scolastici.

Altro risultato interessante emerso dalla ricerca è la relazione che intercorre tra il tempo trascorso a guardare la televisione, le performance scolastiche ed una terza variabile: l’età degli studenti.
Lo studio ha analizzato le differenze nella fruizione della televisione nelle diverse fasce d’età suddividendo i soggetti coinvolti nelle sperimentazioni in tre gruppi: dai 5 ai 6 anni, dai 7 ai 9 anni e dai 10 ai 17 anni.
Ciò ha permesso di evidenziare due aspetti importanti; in primis il fatto che per le tre fasce d’età prese in esame permangono inalterati gli effetti positivi determinati dalla fruizione del medium televisivo al raggiungimento della soglia ottimale, in secondo luogo che tale soglia ottimale subisce delle sensibili variazioni in base all’età degli studenti.
Si registra infatti una relazione inversamente proporzionale tra età dei soggetti e tempo ottimale di fruizione della televisione; infatti all’aumentare dell’età degli studenti si ha un decremento del tempo ideale di visione del medium televisivo.
Nello specifico a 9 anni il tempo di fruizione ottimale si colloca tra le 2 ore giornaliere, a 13 anni passa ad un ora e mezza ed a 17 anni scende a mezz’ora.

In seguito Razel ha sviluppato ulteriormente la sua ricerca al fine di quantificare ed esaminare i dati inerenti ai soggetti che guardavano la televisione per un tempo superiore a quello ottimale.
Grazie a questa successiva analisi si è osservato che più della metà del campione, ben il 55% degli studenti, fruivano quotidianamente del medium televisivo per circa 3 ore in più rispetto alla soglia indicata dalla prima parte dello studio.
Questo ha determinato così un sensibile decremento dei risultati scolastici rispetto ai coetanei che fruivano della televisione per il lasso di tempo ottimale.

I risultati di questo studio ci suggeriscono quindi che la televisione non costituisce un medium negativo o positivo di per sé ma al contrario, come qualsiasi strumento, gli effetti che derivano dalla sua fruizione dipendono dall’uso che ne viene fatto.

Secondo voi la televisione influisce sulle prestazioni scolastiche?
Ed in tal caso vi inciderebbe in modo positivo o negativo?


Bibliografia:
Razel M., 2001, The complex model of television viewing and educational achievement, Journal of Educational Research n. 94, pp. 371–79.

Per la foto si ringrazia:
mgus.

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La percezione della sicurezza e il rapporto con i mass media e gli organi di informazione

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mass media, televisione, sicurezza


Alla luce degli avvenimenti che hanno avuto luogo negli ultimi giorni il tema della sicurezza nelle città italiane è più che mai attuale.
I fatti di Roma hanno infatti riportato prepotentemente all’attenzione dei media il discorso sicurezza e l'hanno collocato di nuovo in primissimo piano.
Questo argomento torna così ad essere discusso a distanza di pochi mesi, mesi intensi che sono stati caratterizzati non solo dal dibattito su questa tematica ma anche dallo svolgimento di ben due campagne elettorati, quella per le elezioni governative e quella per le elezioni amministrative della Capitale, incentrate in gran parte proprio sul discorso sicurezza.

Il tema della sicurezza legato alla criminalità ha acquisito negli ultimi anni un ruolo ancora più importante rispetto al passato.
Ciò ha influito sulla percezione della sicurezza e conseguentemente sul comportamento, sugli atteggiamenti, sulle opinioni e più in generale sul nostro modo di vivere.
L’aspetto focale in questo caso è dato dalla relazione che intercorre tra l’informazione inerente agli atti criminosi e gli effetti che essa produce.
Viene quindi spontaneo chiedersi: la modalità con cui le notizie vengono presentate, quindi la frequenza con cui vengono proposte, il linguaggio, le immagini o i filmati utilizzati e via dicendo, influisce sulla nostra percezione degli eventi e sulla percezione della sicurezza?

Ampliando l'argomento un'altra domanda potrebbe essere: qual è il ruolo giocato dagli organi di informazione e dai mass media nella percezione della sicurezza?
A questo interrogativo risponde in modo efficace una ricerca svolta dall’Osservatorio di Pavia, che sarà oggetto dei prossimi articoli.
Questa tematica inoltre viene approfondita in un interessante dibattito televisivo che ha avuto luogo in una puntata del programma: “Le Storie - Diario Italiano” e centra l’attenzione sull’uso dei mass media, sulla strumentalizzazione delle notizie di reato, soprattutto reati alla persona e alle cose con coinvolgimento della persona, come lo stupro, gli omicidi e le rapine, al fine di influenzare l’opinione pubblica ed ancora sull’uso della paura come strumento di governo.


Le Storie - Diario Italiano: L'Italia è un paese sicuro?



Cosa ne pensate?
La paura è uno strumento di governo? Può essere utilizzata per vincere le elezioni?
Infine è stato fatto un uso strumentale delle informazioni legate alla criminalità ed ai reati commessi o no?


Per la foto si ringrazia: murplej@ne - under deconstruction.

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Psicologia del marketing: La definizione di viral marketing

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Il viral marketing è una tecnica di marketing utilizzata in modo particolare nell’ambito dei nuovi media e consiste nella diffusione di un messaggio pubblicitario attraverso il passaparola, che prende il nome di “buzz”.
Il termine “viral marketing” è stato coniato da Rayport nel 1996 ed è stato scelto in quanto evidenzia l’analogia presente tra la modalità di diffusione del messaggio pubblicitario e quella dei virus; entrambi infatti utilizzano un soggetto ospite come agente per veicolare il loro contenuto e raggiungere ed “infettare” altri soggetti in modo estremamente rapido ed efficace.

La velocità e l’efficacia di diffusione rappresentano due aspetti fondamentali del viral marketing ma non costituiscono sue le uniche peculiarità.
Il viral marketing è infatti una tecnica estremamente sofisticata ed innovativa caratterizzata da una rosa di prerogative che la rendono una delle strategie di marketing più efficaci ed attualmente più utilizzate, soprattutto nell’ambito dei nuovi media.
Come accennato, l’aspetto peculiare del marketing virale è la sua modalità di diffusione che si basa sul passaparola o buzz, termine inglese che significa brusio.
Elemento nodale che permette di veicolare il messaggio virale sono i social network o reti sociali.
I social network e la complessa rete dei rapporti interpersonali giocano infatti un ruolo chiave nell’ambito del viral marketing in quanto favoriscono ed incrementano il passaparola.
A riprova della loro importanza è stato osservato che nel caso in cui un determinato bene o servizio venga presentato o descritto da un amico o da un conoscente questo contribuisce ad accrescere l’interesse nei suoi riguardi e conseguentemente le possibilità di utilizzo o, a seconda dei casi, di vendita.

Viral marketing, CloverfieldLa propagazione attraverso i social network influisce inoltre su altri aspetti come la facilità nel reperire gli agenti che veicolino il messaggio virale e di conseguenza sull’ampiezza di diffusione e sull’efficacia.
Questo si rivela particolarmente interessante in quanto rende ognuno di noi, in modo più o meno consapevole, un potenziale agente in grado di promuovere un servizio o prodotto.
In tale modo è possibile trasmettere un determinato messaggio pubblicitario ad numero elevato di persone e con maggiore celerità rispetto alle campagne pubblicitarie tradizionali.
Questo ci permette di ricollegarci ad un altro aspetto: i media di diffusione.

Il viral marketing è una tecnica contraddistinta anche dalla scelta dei mezzi di comunicazione di massa; in genere viene infatti privilegiata la diffusione attraverso i nuovi media piuttosto che tramite i media tradizionali.
Questo è dato, oltre che dai fattori precedentemente descritti, anche dalle maggiori possibilità offerte dai nuovi media a livello creativo.
Il medium è fondamentale in quanto influenza molteplici aspetti di una campagna di marketing; in primis il supporto utilizzato, ad esempio cartaceo piuttosto che elettronico, le modalità ed i tempi di diffusione, sicuramente più celeri per media come la televisione o Internet, il livello di interattività con l’utenza, immediata nel caso di Internet e più lenta e limitata per quanto concerne la televisione o la carta stampata, eccetera.

Altro vantaggio che presenta il viral marketing è dato dai costi contenuti.
I costi di una campagna pubblicitaria condotta attraverso il viral marketing sono infatti in genere estremamente ridotti, soprattutto se confrontati con quelli delle campagne condotte attraverso i media tradizionali.
Questo permette quindi di minimizzare i costi di realizzazione e consente anche a coloro che si occupano dello sviluppo di progetti che dispongono di un budget ridotto di corredarvi una propria campagna di marketing.

La campagna di viral marketing più conosciuta e che esemplifica al meglio le prerogative di questa tecnica di marketing è rappresentata indubbiamente da quella attuata per il servizio di posta elettronica Hotmail.com.
Le prerogative che hanno decretato il successo della campagna di marketing sono state la facilità di diffusione e di fruizione del servizio; infatti ogni e-mail inviata era corredata nella parte inferiore da un link che permetteva di accadere al sito erogante e di creare un account.
In questo modo ogni utente che fruiva di questa applicazione diventava in modo implicito un agente della campagna virale in quanto pubblicizzava, semplicemente con l’invio di una web mail, il servizio di posta elettronica utilizzato.
A loro volta coloro che ricevevano l’e-mail ricevevano anche la pubblicità ed avevano la possibilità, con un semplice click, di accedere al sito di Hotmail, registrarsi ed inviare dal nuovo account e-mail a colleghi ed amici e diffondere messaggi pubblicitari sul servizio; tutto ciò con il minimo sforzo da parte della compagnia fornitrice.
La diffusione è stata estremamente rapida in quanto si è riusciti a coniugare un’azione abituale, come l’invio di un’e-mail, alla promozione di un servizio.

viral marketing, Cloverfield, SlushoAltro esempio più recente è costituito dalla campagna di marketing attuata per il film Cloverfield.
La promozione della pellicola è partita con dei teaser trailer che avevano la particolarità di mostrare solo un misterioso quanto inspiegabile attacco da parte di una creatura mostruosa sulla città di New York e la data di uscita del film nelle sale omettendone il titolo.
I teaser trailer hanno costituito la fase iniziale di un’imponente campagna di marketing attuata in modo particolare sui nuovi media e svolta attraverso numerose iniziative, tra cui la creazione del sito ufficiale del film e di siti legati alla trama ed ai personaggi.
Il sito ufficiale ha contribuito a mantenere inalterato il clima di mistero inserendo informazioni ed immagini inerenti al plot man mano che ci si avvicinava all’uscita del film.
Oltre al sito ufficiale sono stati creati dei siti web realizzati ad hoc inerenti a fantomatiche quanto sconosciute compagnie correlate alla trama del film, come la Tagruato e la Slusho, e pagine personali dei personaggi del film su MySpace che indicavano come ultimo giorno di accesso al profilo proprio il 18 gennaio 2008, data presente nei trailer e giorno di uscita di Cloverfield.
La campagna di marketing è così riuscita ad accrescere la curiosità sulla trama ed a coinvolgere un numero elevato di persone nella raccolta di informazioni tanto da scatenare il buzz sul film.

Il viral marketing costituisce indubbiamente una tecnica di marketing vantaggiosa sotto numerosi aspetti ma a seconda della modalità con cui viene strutturato può diventare oggetto di critica.
Il marketing virale è infatti sotto accusa da parte dei garanti della privacy, degli esperti di marketing e dei consumatori per via dell’invio di e-mail non richieste.
L’interesse per questo aspetto è basilare nella conduzione di una campagna attraverso il viral marketing in quanto ne influenza in modo incisivo la riuscita.
Ciò infatti, oltre ad evitare di incorrere in sanzioni, ha il fine di:
evitare di scatenare reazioni negative;
• garantire un alto tasso di diffusione del messaggio pubblicitario, indice dato dal numero di riceventi che veicoleranno il messaggio all’interno dei loro social network.

Cosa pensate del viral marketing?
Ritenete che sia una tecnica interessante e rispettosa della privacy degli utenti o al contrario lesiva ed inopportuna?


Fonte: What is Viral Marketing?

Per le immagini si ringraziano nell'ordine: Design Blog Sociale e Wolf Gang.

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Psicologia dei media: Il ruolo dei media sul voto americano e sull’elezione di Obama

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Il ruolo dei nuovi media e dei media tradizionali sul voto americano e sull’elezione di Barack Obama



4 novembre 2008: l’America ha parlato e l’ha fatto attraverso i media e stavolta, in modo decisivo, anche attraverso i nuovi media.
La campagna elettorale infatti si è svolta per la prima volta nella storia in modo significativo non solo sui media tradizionali ma in modo estremamente articolato anche attraverso i nuovi media.
In modo particolare la campagna di Barack Obama ha attribuito grande importanza a questo aspetto ed è stata condotta sia attraverso i media tradizionali che avvalendosi di Internet e del mobile marketing.
Questo è stato uno degli aspetti nodali della campagna elettorale del candidato democratico che non solo lo ha favorito rispetto ai suoi avversari, prima Hillary Clinton alle primarie ed in seguito John McCain alle presidenziali, ma che lo ha anche differenziato e caratterizzato contribuendo a conferirgli un’immagine strettamente correlata ad innovazione e progresso, prerogative in linea con il suo programma politico.

Sia McCain che Obama hanno investito ingenti risorse nella conduzione della campagna elettorale ma tra le due campagne vi sono evidenti differenze.
Tali differenze si sono manifestate sin dalle sue prime fasi; infatti mentre il candidato del partito democratico ha utilizzato Internet ed il mobile marketing dall’inizio veicolando un messaggio forte e deciso, finalizzato a favorire ed incrementare la partecipazione dei supporters e dell’elettorato, quello del partito repubblicano si è invece avvalso dei nuovi media solo in un secondo momento, risultando quindi indietro sul piano tecnologico e comunicativo.
Questo, sommato alla mancanza di un messaggio che coinvolgesse e creasse un legame forte con gli elettori, ha reso meno efficace ed incisiva la campagna elettorale di McCain.

Secondo Fetherstonhaugh i punti chiave della campagna di Obama, che lo hanno distinto da McCain e ne hanno decretato il successo, sono riassumibili ne:
• la creazione di un messaggio energico e d’impatto;
• l’utilizzo di Internet per coinvolgere supporters e donatori;
• l’uso in modo innovativo dei media tradizionali, in primis la televisione.

Progress - Barack Obama L’aspetto principale che ha contribuito a rendere efficace il messaggio proposto da Obama è stato indubbiamente la capacità di coinvolgere i cittadini nella campagna politica.
Messaggi come: “Yes, we can” (Si, noi possiamo) o “You can make the difference” (Tu puoi fare la differenza) sono riusciti a toccare e far leva sulla componente emotiva ed hanno evidenziato l’importanza dell’intervento di ogni persona nel futuro del paese, indipendentemente dalla condizione sociale, dal ceto o dalle possibilità economiche.
Il candidato del partito democratico è riuscito così nel difficile compito di sensibilizzare l’elettorato e di coinvolgerlo in prima persona nella vita politica della nazione riscoprendo ed evidenziando il ruolo e l’importanza del potere del singolo.
Il sentimento di appartenenza e la percezione di partecipare alla costruzione di un progetto comune sono stati fondamentali nella campagna elettorale di Obama; questo infatti ha permesso che le persone sviluppassero la consapevolezza di essere fautrici in prima persona del cambiamento e che ciò le motivasse a partecipare attivamente alla sua realizzazione.

Il sentimento di appartenenza e la costruzione di un progetto comune sono stati determinanti in quanto hanno favorito la mobilitazione e la partecipazione dei volontari.
I volontari hanno collaborato attraverso diverse forme che hanno spaziato dalle donazioni alla creazione di contributi come video ed articoli.
I supporter hanno infatti preso parte alla campagna elettorale con la donazione di somme di denaro; il dato che colpisce maggiormente è che a partecipare non sono state solo le fasce della popolazione con il reddito più elevato o i partner che partecipano abitualmente alle campagne politiche ma a fare la differenza sono state le donazioni fatte dalle fasce meno abbienti.
Nella raccolta fondi è stato coinvolto un numero impressionante di persone, circa tre milioni, e ciò ha permesso di raccogliere una somma di denaro record che ha consentito ad Obama di acquistare numerosi spazi pubblicitari sui media tradizionali, in primis la televisione, medium che continua ad essere determinante nelle campagne presidenziali.
Ciò ha determinato un ulteriore svantaggio per McCain che avendo raccolto una somma di denaro inferiore e non godendo delle stesse risorse economiche ha potuto avvalersi della pubblicità televisiva in misura minore rispetto al suo avversario.

La capacità di coinvolgere volontari che partecipassero attivamente alla campagna elettorale è stata fondamentale per il candidato democratico.
Ben 1 milione di volontari hanno contribuito alla sua realizzazione con la creazione blog, video, contenuti ed iniziative, garantendo così un apporto costante di contributi aggiornati senza alcun costo per il team del candidato democratico. Nuovi media - We are the people we’ve been waiting for
La campagna su Internet è stata così estremamente curata ed articolata e cosa più sorprendente è stata condotta in gran parte dai volontari; primo tra tutti da Chris Hughes.
Chris Hughes, cofondatore di Facebook, ha offerto il contributo più efficace; a lui infatti si deve la creazione del social network di Barack Obama: MyBarackObama.com.
Il social network si è dimostrato essere una risorsa fondamentale della campagna del candidato democratico in quanto è riuscito brillantemente a creare un coinvolgimento nell’elettorato ed a veicolare in modo virale il messaggio della campagna elettorale. Questo è stato sicuramente un risultato straordinario, soprattutto se si considera che si è verificato per una campagna politica.

Il social network realizzato da Hughes è riuscito a:
1) creare e mantenere il coinvolgimento dei supporters;
2) garantire la realizzazione di contenuti aggiornati che contribuiscono non solo ad informare ma anche a mantenere la discussione centrata sulla campagna di Obama;
3) creare un feedback continuo con l’elettorato che ha così l’occasione di esprimere la propria opinione riguardo ai diversi temi del programma politico.
In questo modo supporters e volontari sono riusciti ad influenzare e modificare l’agenda comunicativa ed informativa contribuendo ad mutare gli equilibri tra i media e la loro influenza sull’elettorato.

Ciò che è emerso chiaramente da questa tornata elettorale è che i media tradizionali continuano ad avere un ruolo di primaria importanza e ad influire pesantemente sulle scelte dell’elettorato, quello che in questo caso ha fatto la differenza è stato il loro uso innovativo da parte del candidato del partito democratico.
Altro aspetto interessante che si è registrato è stato un imponente incremento nell’influenza e nell’utilizzo dei nuovi media.
Il successo della campagna elettorale di Obama è stato quindi determinato non solo dall’uso dei media tradizionali o dei nuovi media quanto piuttosto dal loro uso combinato e soprattutto dal messaggio alla base che è riuscito ad coinvolgere e mobilitare l’elettorato.

Siete d’accordo con questa analisi della campagna elettorale per le presidenziali americane e sul ruolo che hanno giocato i nuovi media ed i media tradizionali?
Sarebbe applicabile una strategia analoga in ambito politico in Italia?


Fonte:
Interview: New media key to Obama campaign.

Per le immagini si ringraziano nell'ordine:
Napalm filled tires, *the get up kid* e springhill2008.

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