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Psicologia dei media: Il ruolo dei media sul voto americano e sull’elezione di Obama

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Il ruolo dei nuovi media e dei media tradizionali sul voto americano e sull’elezione di Barack Obama



4 novembre 2008: l’America ha parlato e l’ha fatto attraverso i media e stavolta, in modo decisivo, anche attraverso i nuovi media.
La campagna elettorale infatti si è svolta per la prima volta nella storia in modo significativo non solo sui media tradizionali ma in modo estremamente articolato anche attraverso i nuovi media.
In modo particolare la campagna di Barack Obama ha attribuito grande importanza a questo aspetto ed è stata condotta sia attraverso i media tradizionali che avvalendosi di Internet e del mobile marketing.
Questo è stato uno degli aspetti nodali della campagna elettorale del candidato democratico che non solo lo ha favorito rispetto ai suoi avversari, prima Hillary Clinton alle primarie ed in seguito John McCain alle presidenziali, ma che lo ha anche differenziato e caratterizzato contribuendo a conferirgli un’immagine strettamente correlata ad innovazione e progresso, prerogative in linea con il suo programma politico.

Sia McCain che Obama hanno investito ingenti risorse nella conduzione della campagna elettorale ma tra le due campagne vi sono evidenti differenze.
Tali differenze si sono manifestate sin dalle sue prime fasi; infatti mentre il candidato del partito democratico ha utilizzato Internet ed il mobile marketing dall’inizio veicolando un messaggio forte e deciso, finalizzato a favorire ed incrementare la partecipazione dei supporters e dell’elettorato, quello del partito repubblicano si è invece avvalso dei nuovi media solo in un secondo momento, risultando quindi indietro sul piano tecnologico e comunicativo.
Questo, sommato alla mancanza di un messaggio che coinvolgesse e creasse un legame forte con gli elettori, ha reso meno efficace ed incisiva la campagna elettorale di McCain.

Secondo Fetherstonhaugh i punti chiave della campagna di Obama, che lo hanno distinto da McCain e ne hanno decretato il successo, sono riassumibili ne:
• la creazione di un messaggio energico e d’impatto;
• l’utilizzo di Internet per coinvolgere supporters e donatori;
• l’uso in modo innovativo dei media tradizionali, in primis la televisione.

Progress - Barack Obama L’aspetto principale che ha contribuito a rendere efficace il messaggio proposto da Obama è stato indubbiamente la capacità di coinvolgere i cittadini nella campagna politica.
Messaggi come: “Yes, we can” (Si, noi possiamo) o “You can make the difference” (Tu puoi fare la differenza) sono riusciti a toccare e far leva sulla componente emotiva ed hanno evidenziato l’importanza dell’intervento di ogni persona nel futuro del paese, indipendentemente dalla condizione sociale, dal ceto o dalle possibilità economiche.
Il candidato del partito democratico è riuscito così nel difficile compito di sensibilizzare l’elettorato e di coinvolgerlo in prima persona nella vita politica della nazione riscoprendo ed evidenziando il ruolo e l’importanza del potere del singolo.
Il sentimento di appartenenza e la percezione di partecipare alla costruzione di un progetto comune sono stati fondamentali nella campagna elettorale di Obama; questo infatti ha permesso che le persone sviluppassero la consapevolezza di essere fautrici in prima persona del cambiamento e che ciò le motivasse a partecipare attivamente alla sua realizzazione.

Il sentimento di appartenenza e la costruzione di un progetto comune sono stati determinanti in quanto hanno favorito la mobilitazione e la partecipazione dei volontari.
I volontari hanno collaborato attraverso diverse forme che hanno spaziato dalle donazioni alla creazione di contributi come video ed articoli.
I supporter hanno infatti preso parte alla campagna elettorale con la donazione di somme di denaro; il dato che colpisce maggiormente è che a partecipare non sono state solo le fasce della popolazione con il reddito più elevato o i partner che partecipano abitualmente alle campagne politiche ma a fare la differenza sono state le donazioni fatte dalle fasce meno abbienti.
Nella raccolta fondi è stato coinvolto un numero impressionante di persone, circa tre milioni, e ciò ha permesso di raccogliere una somma di denaro record che ha consentito ad Obama di acquistare numerosi spazi pubblicitari sui media tradizionali, in primis la televisione, medium che continua ad essere determinante nelle campagne presidenziali.
Ciò ha determinato un ulteriore svantaggio per McCain che avendo raccolto una somma di denaro inferiore e non godendo delle stesse risorse economiche ha potuto avvalersi della pubblicità televisiva in misura minore rispetto al suo avversario.

La capacità di coinvolgere volontari che partecipassero attivamente alla campagna elettorale è stata fondamentale per il candidato democratico.
Ben 1 milione di volontari hanno contribuito alla sua realizzazione con la creazione blog, video, contenuti ed iniziative, garantendo così un apporto costante di contributi aggiornati senza alcun costo per il team del candidato democratico. Nuovi media - We are the people we’ve been waiting for
La campagna su Internet è stata così estremamente curata ed articolata e cosa più sorprendente è stata condotta in gran parte dai volontari; primo tra tutti da Chris Hughes.
Chris Hughes, cofondatore di Facebook, ha offerto il contributo più efficace; a lui infatti si deve la creazione del social network di Barack Obama: MyBarackObama.com.
Il social network si è dimostrato essere una risorsa fondamentale della campagna del candidato democratico in quanto è riuscito brillantemente a creare un coinvolgimento nell’elettorato ed a veicolare in modo virale il messaggio della campagna elettorale. Questo è stato sicuramente un risultato straordinario, soprattutto se si considera che si è verificato per una campagna politica.

Il social network realizzato da Hughes è riuscito a:
1) creare e mantenere il coinvolgimento dei supporters;
2) garantire la realizzazione di contenuti aggiornati che contribuiscono non solo ad informare ma anche a mantenere la discussione centrata sulla campagna di Obama;
3) creare un feedback continuo con l’elettorato che ha così l’occasione di esprimere la propria opinione riguardo ai diversi temi del programma politico.
In questo modo supporters e volontari sono riusciti ad influenzare e modificare l’agenda comunicativa ed informativa contribuendo ad mutare gli equilibri tra i media e la loro influenza sull’elettorato.

Ciò che è emerso chiaramente da questa tornata elettorale è che i media tradizionali continuano ad avere un ruolo di primaria importanza e ad influire pesantemente sulle scelte dell’elettorato, quello che in questo caso ha fatto la differenza è stato il loro uso innovativo da parte del candidato del partito democratico.
Altro aspetto interessante che si è registrato è stato un imponente incremento nell’influenza e nell’utilizzo dei nuovi media.
Il successo della campagna elettorale di Obama è stato quindi determinato non solo dall’uso dei media tradizionali o dei nuovi media quanto piuttosto dal loro uso combinato e soprattutto dal messaggio alla base che è riuscito ad coinvolgere e mobilitare l’elettorato.

Siete d’accordo con questa analisi della campagna elettorale per le presidenziali americane e sul ruolo che hanno giocato i nuovi media ed i media tradizionali?
Sarebbe applicabile una strategia analoga in ambito politico in Italia?


Fonte:
Interview: New media key to Obama campaign.

Per le immagini si ringraziano nell'ordine:
Napalm filled tires, *the get up kid* e springhill2008.

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Psicologia politica: La percezione degli esponenti politici

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La scelta di voto costituisce una tematica di fondamentale importanza che dipende in modo significativo dalla percezione che abbiamo degli esponenti politici; ma da cosa è dipesa la nostra percezione degli uomini politici?

Il processo di formazione delle impressioni ha luogo in modo costante e continuo.
Tale fenomeno è influenzato da diversi fattori; ad esempio dal ruolo che si ricopre e dal contesto in cui il giudizio viene elaborato.
Questo processo, oltre che influire sulla nostra quotidianità, influisce anche sui giudizi che esprimiamo riguardo agli esponenti politici.
Le informazioni che utilizziamo per creare un giudizio su un uomo politico sono principalmente tre:
1. le caratteristiche personali;
2. l’appartenenza partitica;
3. le posizioni inerenti ai temi politici.

Miller, Wattenber e Malanchuk (1986) hanno condotto uno studio estremamente articolato sulla percezione degli uomini politici da parte degli elettori.
Nel loro studio i tre ricercatori hanno cercato di determinare in quale misura queste tre categorie influiscono sulla formazione dei giudizi.
A tal fine hanno analizzato le indagini pre-elettorali condotte negli Stati Uniti tra il 1952 ed il 1984.
Una delle domande presenti nei questionari chiedeva di fare dei commenti liberi sugli esponenti politici.
Tramite l’analisi delle risposte fornite è stato possibile quantificare in che misura i tre indicatori precedentemente elencati abbiano influito sui giudizi degli elettori.
E' emerso che i commenti più frequenti sono inerenti ai tratti personali, in seguito troviamo quelli riferiti al partito di appartenenza ed infine quelli relativi ai temi politici.
Sebbene le risposte nel corso dei decenni abbiano subito delle lievi variazioni in linea di massima l’ordine di importanza dei tre fattori non è mutato; l'influenza dei commenti inerenti ai tratti personali, benchè sia andata progressivamente scemando, costituisce una fetta importante dei commenti formulati.
Il dato inerente ai tratti personali inoltre acquista maggiore rilevanza se si pensa che la sua presenza rimane costantemente elevata indipendentemente dalle condizioni politiche in cui il giudizio viene espresso.
Questi dati rappresentano sicuramente un’indicazione molto importante ma non possono essere generalizzati anche agli altri stati e devono quindi essere utilizzati con cautela; infatti in altri contesti il livello di personalizzazione della politica potrebbe essere differente e nella formulazione dei giudizi potrebbero avere maggiore rilevanza i temi politici o l’appartenenza ad un dato partito piuttosto che i tratti personali del candidato.

Miller, Wattenber e Malanchuk (1986) hanno inoltre approfondito l'analisi sull'influenza dei tratti e delle caratteristiche personali degli esponenti politici e li hanno raggruppati in cinque categorie:
1. competenza: riguarda prerogative come l’intelligenza, la competenza come leader e la comprensione di temi politici;
2. integrità: si riferisce all’onestà o al contrario ad una condotta non corretta in ambito politico;
3. affidabilità: è inerente alla capacità di rispettare gli impegni presi e di svolgere il proprio compito in modo fermo e deciso;
4. carisma: concerne la capacità di ottenere consensi e stima indipendentemente da altre prerogative;
5. caratteristiche personali: è relativa alle peculiarità del candidato che esulano dalla vita politica; come ad esempio l’età, il credo religioso o la sua condizione economica.
La prerogativa che è stata citata più di frequente è la competenza, seguita dall’integrità e dall’affabilità, caratteristiche che si sono anch'esse mantenute stabili nell’arco del tempo preso in esame dalla ricerca.
Infine troviamo il carisma e le caratteristiche personali che costituiscono due prerogative più strettamente legate al periodo di rilevazione dei dati.

Da cosa siete maggiormente influenzati nell’esprimere un giudizio sugli esponenti politici?
A quali prerogative dei candidati politici attribuite maggiore importanza?


Bibliografia:
Catellani P., (1997), Psicologia politica, Il Mulino, Bologna.
Miller A.H., Wattenber M., Malanchuk O., (1986), Schematic assessment of presidential candidates, in “American Political Science Review”, n. 80., pp. 521-540.

Per la foto si ringrazia:
Steve Rhodes

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Psicologia della comunicazione: Il linguaggio dei politici e le strategie a cui ricorrono per eludere le domande

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Il rapporto tra gli elettori e i politici è nella maggior parte dei casi mediato dai mezzi di comunicazione di massa.
Uno degli strumenti principali con cui gli elettori hanno modo di informarsi in ambito politico e in merito all'offerta elettorale è l’intervista.
A riguardo sono stati condotti diversi studi che hanno focalizzato l’attenzione sulle strategie linguistiche che possono essere messe in atto nella formulazione sia delle domande che delle risposte.
Tali ricerche hanno evidenziato l'utilizzo di strategie linguistiche sia nel porre le domande che nel fornire le risposte, anche se, a differenza di quanto accade per le domande, le modalità di risposta sono limitate dalla formulazione della domanda.

In un’interessante ricerca Bull e Mayer (1993) hanno analizzato le risposte fornite in otto interviste televisive da Margaret Thatcher e Neil Kinnock durante la campagna elettorale che ha avuto luogo nel 1987.
Prerogativa di queste otto interviste è l'elevata percentuale di non-risposte che si attesta mediamente attorno al 50 percento delle risposte totali per ambedue gli esponenti politici.
Da una prima analisi è evidente quindi che le non-risposte costituiscono una fetta importante dell’intervista.

Di seguito sono elencate le principali tipologie di mancata risposta degli uomini politici alle domande rilevate da Bull e Mayer nel loro studio.
Gli esempi presenti nell'articolo sono stati tratti da interviste fatte a esponenti politici italiani.
Il criterio di selezione degli interventi è dato unicamente dalla maggior chiarezza esemplificativa.
L’obiettivo in questo caso è prettamente quello di evidenziare le diverse tipologie di non-risposta dei politici e a tal fine non saranno indicati i nomi degli esponenti politici che hanno fornito le risposte.
Per garantire la possibilità di consultare le fonti di seguito sono indicate le pagine web da cui sono stati tratti i contributi.
Gli esempi dall’1 al 7 sono presenti nell’intervista consultabile all’indirizzo:
Confronto televisivo tra Prodi e Berlusconi del 03/04/2006.
Per quanto concerne i dialoghi dal numero 8 al numero 10 sono stati tratti dalla seguente intervista: Intervista di Berlusconi a: “In Mezz’ora” del 12/03/2006.
Infine l’ultimo contributo è stato tratto dalla ricerca di Bull e Mayer la cui traduzione è presente nel testo: “Psicologia politica” della Professoressa Catellani.


1. Riconosce la domanda senza rispondere:
Intervistatore: Vorrei cominciare dalla pena di morte, che è diventata, a ridosso del terribile assassinio del bimbo Tommaso, l’ultimo argomento di questa campagna elettorale.
Ora qui c’è uno che è stato condannato in appello per violenza sessuale a sei anni, un altro condannato per aver rapinato un extracomunitario che si mettono insieme, sequestrano un bambino e lo ammazzano.
La pena di morte c’entra poco, bisognerebbe piuttosto chiedersi come mai stavano fuori e come mai stando fuori non erano sorvegliati e cosa si potrebbe fare perché in futuro non succedono fatti come questo.

Intervistato: Il fatto che successo è stato un fatto terrificante, ma la domanda che lei ha rivolto a noi è la domanda che ci siamo rivolti tutti perché non si capisce come ci possano essere queste situazioni in cui chi è già stato condannato è ancora a piede libero e può commettere reati e reati gravi come questa volta.
Ci si deve domandare come mai può succedere e questa credo che sia una risposta che deve dare la magistratura.
Per quanto riguarda la pena che si deve combinare a chi commette dei reati tanto atroci il nostro codice prevede la pena più grave che è l’ergastolo.

2. Attacca la domanda:
Intervistatore: Il grosso dello scontro, al di là degli insulti, si è svolto sul tema delle tasse e poi sul tema della redistribuzione del reddito; cioè il Centro Sinistra sostiene che la politica del Centro Destra ha favorito di più i ricchi e che adesso bisogna limitarne i vantaggi per riequilibrare un po’ verso i poveri.
Allora la questione è: che cos’è un ricco? Chi è un ricco per lei? Per voi, naturalmente; lo chiedo anche a Berlusconi che è uno degli uomini più ricchi del mondo.
Un imprenditore? Un dentista? Un notaio? Uno che ha la terza casa? Uno che ha la barca? Quale barca deve avere per essere considerato ricco?

Intervistato: Non è che si possa dare la definizione di ricco.

3. Ignora la domanda:
Intervistatore: Il grosso dello scontro, al di là degli insulti, si è svolto sul tema delle tasse e poi sul tema della redistribuzione del reddito; cioè il Centro Sinistra sostiene che la politica del Centro Destra ha favorito di più i ricchi e che adesso bisogna limitarne i vantaggi per riequilibrare un po’ verso i poveri.
Allora la questione è: che cos’è un ricco? Chi è un ricco per lei? Per voi, naturalmente; lo chiedo anche a Berlusconi che è uno degli uomini più ricchi del mondo.
Un imprenditore? Un dentista? Un notaio? Uno che ha la terza casa? Uno che ha la barca? Quale barca deve avere per essere considerato ricco?

Di seguito è proposta la risposta data dall’altro intervistato alla medesima domanda il turno di risposta successivo.
Intervistato: La situazione è completamente diversa perché anche qui il candidato Prodi fa queste affermazioni ma l’esercito della Sinistra e soprattutto della Sinistra massimalista, Diliberto e gli altri, la pensa esattamente all’opposto.
Questi signori continuano ad essere convinti che il fine della politica, e quindi il fine di un’azione di un governo, sia quello di ridistribuire il reddito in modo da intervenire con la tassazione, proprio con lo strumento tasse, per far si che possa avvenire questa redistribuzione e ciò che propongono è di rendere uguale il figlio del professionista con il figlio dell’operaio; di togliere cioè al ceto medio e di dare a quella che loro chiamano ancora la classe operaia.

4. Affronta una questione politica:
Intervistatore: Proponete entrambi misure che costano; costa ridurre il cuneo fiscale, costa far pagare meno tasse alle famiglie numerose.
Entrambi dite che non volete aumentare le tasse, anzi dite che le volete ridurre; va bene, facciamo finta di crederci, allora dovete tagliare la spesa, la spesa pubblica.
La spesa pubblica costa, significa ospedali, significa ticket, significa pensioni, Sanità, Ministeri, Enti Locali, tanti, tanti stipendi.
Da dove cominciamo?
Un’avvertenza: parliamo anche di lotta agli sprechi, ma sappiamo che non risolve il problema, lo sappiamo tutti.

Intervistato: Io credo che noi abbiamo dimostrato di avere mantenuto tutti gli impegni di riduzione della spesa; abbiamo aumentato le pensioni ad un milione ottocentocinquantuno mila persone, abbiamo ridotto all’80 percento circa dei contribuenti le tasse da pagare sull’imposta personale, sono con noi 10 milioni in più di cittadini che non la pagano più quest’imposta.
Tutto ciò che avevamo indicato nel programma, nulla escluso, anzi una sola cosa è esclusa: non sono riuscito, perché non ho trovato l’accordo con due partiti della mia coalizione, a ridurre l’imposta più alta dal 43 percento al 39 percento e poi volevo ridurla al 36 e al 33.
Ma abbiamo tenuto fede a tutte le promesse che avevamo fatto, quindi credo noi siamo credibili.

5. Ripete la risposta data ad una precedente domanda:
Intervistatore: Il Papa, coerentemente con il suo ruolo, è intervenuto di recente per ricordare che la famiglia e la vita sono valori non contrattabili per i cattolici, in Italia però esistono da molti anni leggi che consentono a certe condizioni il divorzio e l’aborto; c’è qualcosa, anche un retropensiero, che possa far pensare che nella prossima legislatura queste due leggi, che difendono dei diritti civili della società moderna, possano essere sottoposte a riforma?
Intervistato: Io non credo e comunque non c’è nella Casa delle Libertà nessuna proposta a questo riguardo però mi consenta di ritornare su quello che diceva poco fa Prodi e cioè c’è una sconnessione veramente totale tra le sue affermazioni e la realtà.

6. Afferma o implica che la domanda ha già avuto risposta:
Intervistatore: Avete riparlato di quoziente familiare, avete riparlato di bonus bebè, avete parlato di cuneo fiscale: io vi avevo chiesto prima come e dove volete tagliare per finanziare queste nuove spese?
Allora ripongo in un altro modo la stessa domanda: taglierete i servizi? Taglierete gli stipendi? Avete qualche idea concreta per mettere sotto controllo la spesa sanitaria regionale?
Se no bisogna aumentare le imposte; cioè qualcosa da qualche parte ci deve essere perché abbiamo comunque un debito, su questo sono tutti d’accordo, che pesa come un macigno e insomma…non è che navighiamo nel…

Intervistato 1: Già prima ho iniziato ad esporre la nostra linea.
Intervistato 2: Io prima avevo dato una risposta.

7. Fornisce una risposta incompleta:
Intervistatore: All’incirca abbiamo parlato adesso, si è parlato poco in campagna elettorale, di Mezzogiorno forse si è parlato solo nei comizi, delle città del Sud.
Il Mezzogiorno è un terzo della popolazione ed un quarto della produzione italiana, queste poche cifre indicano l’entità del problema, ma non ha problemi speciali; ha tutti i problemi del paese, tutti insieme e tutti al cubo, però ha una grande risorsa: i giovani, sono tanti e di talento.
Avete un messaggio da dare a questi giovani?

Intervistato: Per il Mezzogiorno noi abbiamo fatto moltissimo, tra l’altro, perché, contrariamente a quello che è successo nel passato, nel piano delle grandi opere, che è uno dei nostri orgogli e che tra l’altro, voglio insistere, dimostra la nostra capacità operativa rispetto ai governi della Sinistra; noi abbiamo movimentato 73 miliardi di euro, 140 mila miliardi di vecchie lire, contro 7 miliardi dei quattro governi precedenti della Sinistra.

8. Risponde con un’altra domanda:
Intervistatore: Diciamo che quello che lei dice è vero.
Intervistato: Mi fa dire qualcosa che può interessare agli elettori?

9. Si rifiuta di rispondere:
Intervistatore: Se dopo cinque anni lei…
Intervistato: No, vorrei invece che lei mi domandasse perché gli elettori devono votare per noi e non per la Sinistra.

10. Attacca l’intervistatore:
Intervistatore: Gli ultimi dati di sviluppo sono allo 0,2.
Intervistato: Non c’entra niente, capisco che lei non sia molto pratica di economia.

11. Si scusa:
Intervistatore: …Non è una delle difficoltà dei conservatori il fatto che il suo modo di governare e di parlare del governo irriti molti elettori?
Intervistato: Beh, mi dispiace se è così, non è nelle mie intenzioni, mi spiace.


Quanto i politici padroneggiano le strategie linguistiche?
Il loro uso influisce sui processi di comunicazione e sull’influenza che le interviste e gli interventi avranno in termini di popolarità e di voto?


Bibliografia:
Bull P., Mayer K., (1993), How not to answer questions in political interviews, in “Political Psychology”, n. 14, pp. 651-666.
Catellani P., (1997), Psicologia politica, Il Mulino, Bologna.


 

 

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