Visualizzazione post con etichetta pubblicità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pubblicità. Mostra tutti i post

Le pubblicità più utili veicolate attraverso i mass media

.
mass media pubblicità decisione acquisto



La pubblicità costituisce una particolare forma di comunicazione che ha lo scopo primario di influenzare i comportamenti e le scelte riguardo al consumo di beni e servizi.
Gli obiettivi della pubblicità sono diversi, tra i principali vi sono: presentare e far acquisire notorietà ad un bene o servizio, far familiarizzare i consumatori con il prodotto e spiegarne il funzionamento ed i diversi usi, far nascere ed incrementare la motivazione all’acquisto e generare un atteggiamento favorevole verso il prodotto ed il brand pubblicizzato.
I messaggi pubblicitari vengono veicolati attraverso differenti tipi di pubblicità che variano sulla base del mezzo o mass media con cui vengono diffusi.
Vi sono diverse tipologie di pubblicità ma quali sono quelle che i consumatori ritengono siano più utili nell’orientare le scelte d’acquisto?

Uno studio condotto da Harris Interactive e AdweekMedia ha analizzato la fruizione della pubblicità al fine di evidenziare quali tipologie di pubblicità sono considerate più utili e quali invece vengono ignorate, focalizzando l’attenzione sui mass media attraverso cui vengono veicolate e sull’età dei consumatori.
La ricerca è stata condotta attraverso il sondaggio d’opinione ed ai soggetti coinvolti è stato chiesto di indicare quali pubblicità, tra 5 differenti tipi, ritengono siano utili e quali tendono ad ignorare.
Le pubblicità incluse nella ricerca sono:
• le pubblicità televisive;
• le pubblicità pubblicate sui giornali;
• le pubblicità radiofoniche;
• le pubblicità presenti sui motori di ricerca;
• i banner sui siti.
Il sondaggio è stato effettuato online tra il 4 e l’8 giugno 2009 ed ha coinvolto ben 2521 soggetti di età superiore ai 18 anni residenti negli Stati Uniti.
Il campione è stato stratificato per età, genere, livello di istruzione, luogo di residenza, reddito familiare ed etnia ed è stato, ove si è reso necessario, uniformato alla composizione della popolazione.
Il campione è inoltre stato suddiviso in 4 sottogruppi in base all’età al fine di analizzare la fruizione e l’influenza delle pubblicità nelle diverse fasce d’età.
I sottogruppi erano composti da soggetti dai 18 ai 34 anni, dai 35 ai 44 anni, dai 45 ai 54 anni ed oltre i 55 anni.
Lo studio ha permesso di evidenziare dei risultati particolarmente interessanti in quanto ha indicato quali sono le tipologie di pubblicità più utili e quali vengono ignorate, quali sono i mass media più efficaci in ambito pubblicitario ed ha inoltre mostrato quali tipi di pubblicità sono più indicati per le diverse fasce d’età.

I risultati della ricerca indicano che le pubblicità più utili sono quelle televisive; ben oltre un terzo dei telespettatori, il 37%, ritiene che gli spot televisivi siano utili nell’orientare le decisioni d’acquisto.
Il dato cala al 23% per i soggetti sopra i 55 anni ma si registra un forte incremento nella fruizione della pubblicità televisiva man mano che si scende con l’età degli spettatori; infatti la percentuale aumenta progressivamente salendo al 35% per quanto concerne le persone tra i 45 ed i 54 anni, raggiunge il 38% per la fascia d’età tra i 35 ai 44 anni ed arriva addirittura a toccare il 50% per i soggetti più giovani tra i 18 ed i 34 anni.
La seconda tipologia di pubblicità ritenuta più utile è quella presente sulla carta stampata che viene consultata dal 17% dei lettori.
La pubblicità sui quotidiani, a differenza di quanto accade per i messaggi pubblicitari televisivi, è più efficace per i lettori più maturi; difatti solo il 6% dei consumatori tra i 18 ed i 34 anni fruisce della pubblicità sui giornali, la percentuale raddoppia nella fascia d’età tra i 35 ed i 44 anni ed arriva al 13% e sale di poco per le persone tra i 45 ed i 54 anni raggiungendo il 14%.
La percentuale aumenta sensibilmente per i lettori sopra i 55 anni toccando il 31% ed attestandosi come la tipologia di pubblicità più utile per questa fascia d’età.
Al terzo posto troviamo la pubblicità presente sui motori di ricerca, che influisce sui comportamenti d’acquisto per il 14% dei consumatori.
Questo dato si rivela sorprendentemente più basso per gli utenti più giovani, registrando appena il 10%, e collocandosi tra il 15% ed il 16% per quelli più maturi.
Al quarto posto vi sono le pubblicità radiofoniche che sono ritenute utili dal 3% degli intervistati, con una percentuale che oscilla tra il 2% ed il 4% tra le diverse fasce d’età.
La tipologia di pubblicità che viene ritenuta meno utile ed influente è quella dei banners su internet.
I banners sono utili per l’1% dei navigatori, la percentuale aumenta al 4% per i più giovani, ma tale valore subisce una diminuzione per le fasce d’età tra i 35 ed i 44 anni ed i 45 ed i 54 anni, fermandosi all’1%, e non raggiungendo nemmeno l’1% per quanto concerne i soggetti sopra i 55 anni.
Infine il 28% dei soggetti coinvolti nel sondaggio non ritiene utile nessuna delle tipologie di pubblicità menzionate.
Tale dato rimane sostanzialmente stabile per quanto concerne le diverse fasce d’età con un picco del 31% per le persone tra i 45 ed i 54 anni.


pubblicità decisione acquisto mass media



Per quanto riguarda le tipologie di pubblicità che vengono maggiormente ignorate al primo posto vi sono i banners presenti sui siti e sulle pagine web.
I banners non influiscono sulle scelte d’acquisto per il 46% dei consumatori e questo dato arriva addirittura al 50% per quanto riguarda gli utenti tra i 35 ed i 44 anni.
Al secondo posto vi è ancora una tipologia di pubblicità veicolata attraverso internet; le pubblicità presenti sui motori di ricerca vengono ignorate dal 17% degli intervistati.
Il valore più basso è registrato per le persone tra i 35 ed i 44 anni, che scende al 14%, mentre la percentuale sale tra i giovani, toccando il 20%.
In seguito vi sono le pubblicità televisive che non vengono consultate dal 13% dei telespettatori, il dato cala al 7% per i giovani spettatori ed aumenta al 10% per il pubblico tra i 35 ed i 44 anni.
La percentuale supera invece il dato complessivo per i consumatori tra i 45 ed i 54 anni salendo al 15% e cresce ancora per le persone sopra i 55 anni raggiungendo il 20%.
La quarta tipologia di pubblicità ignorata è costituita dalle pubblicità radiofoniche che non vengono consultate dal 9% degli ascoltatori.
I dati subiscono anche in questo caso delle sensibili variazioni in relazione all’età del pubblico e le percentuali decrescono con l’aumentare dell’età; l’11% degli ascoltatori più giovani, tra i 18 ed i 34 anni, ignora i messaggi pubblicitari trasmessi attraverso la radio, tale valore scende al 10% per il pubblico tra i 35 ed i 44 anni, diminuisce ancora al 9% per i consumatori tra i 45 ed i 54 anni ed infine arriva al 7% per le persone oltre i 55 anni.
La tipologia di pubblicità che viene ignorata in misura inferiore è quella presente sui giornali; la ricerca ha evidenziato che solo il 6% delle pubblicità non vengono consultate.
Tale valore rimane pressoché invariato nelle diverse fasce d’età ed oscilla tra il 5% ed il 7%, aumentando leggermente per i lettori più maturi.
Infine il 9% dei consumatori afferma di non ignorare nessuna delle tipologie di pubblicità indicate; la percentuale aumenta per il pubblico più giovane ed arriva al 13% e decresce invece per le fasce d’età più mature registrando il valore più basso per gli intervistati tra i 45 ed i 54 anni, che raggiunge appena il 6%.


pubblicità decisione acquisto mass media



I risultati emersi grazie a questa ricerca indicano che il medium più influente nell’orientare le scelte d’acquisto è la televisione; infatti non solo le pubblicità veicolate attraverso il medium televisivo vengono ritenute le più utili ma sono anche ignorate in misura ridotta.
Questo dato si accentua per quanto riguarda i telespettatori più giovani; il 50% infatti afferma di ritenere utili gli spot televisivi e solo il 7% ha indicato di non consultarli.
Anche le pubblicità presenti sulla carta stampata sono particolarmente utili nell’orientare le scelte d’acquisto; la stampa costituisce infatti il secondo medium più efficace in ambito pubblicitario ed è al contempo quello meno ignorato.
Tale tendenza si evidenzia soprattutto per quanto concerne i lettori più maturi; infatti ben il 31% delle persone sopra i 55 anni consulta le pubblicità presenti sui giornali, superando addirittura la televisione.
Le pubblicità radiofoniche influiscono in modo limitato sulle scelte d’acquisto e presentano delle percentuali ridotte riguardo alla loro utilità ed al contrario molto più elevate in merito agli ascoltatori che le ignorano.
Le pubblicità sui motori di ricerca ed i banners costituiscono le due pubblicità meno consultate; in modo particolare i banner presenti sui siti, che vengono ignorati dal 46% degli utenti e sono ritenuti utili solo dall’1% degli intervistati.
Dati analoghi, ma con una forbice inferiore, sono emersi in merito alla pubblicità presente sui motori di ricerca, che influisce sulle scelte d’acquisto per il 14% dei consumatori e viene ignorata dal 17%.
Tali risultati indicano quindi che internet è allo stato attuale il medium meno influente in ambito pubblicitario sia per le fasce d’età più mature che, inaspettatamente, per quelle più giovani.


Fonte:
TV Ads Most Helpful; Web Banners Most Ignored .

Per la foto si ringrazia: hans s.

Continua a leggere...

Psicologia della pubblicità: La donna nella pubblicità

.
pubblicità, mass media, donna nella pubblicità


I mass media, la televisione in primis, presentano sovente l’immagine del corpo femminile e ciò si verifica in modo particolare nel settore pubblicitario.
L’immagine femminile viene infatti utilizzata con elevata frequenza per pubblicizzare ed incrementare le vendite di un ampio numero di prodotti che spazia dagli alimenti, ai prodotti di bellezza, all’abbigliamento, alle automobili e via dicendo.

Gli studi sulla rappresentazione dei generi nella pubblicità ed in particolare sul ruolo e l’immagine della donna hanno avuto un rapido sviluppo a partire dagli anni ’70 grazie agli Women studies.
Tali ricerche hanno evidenziato che nell’ambito della pubblicità, in modo più marcato negli spot televisivi, è presente una forte discriminazione tra la rappresentazione degli uomini e delle donne.
Le donne vengono in genere presentate come meno intelligenti, attive, potenti ed autoritarie ed al contempo più emotive, attraenti e giovani rispetto agli uomini.

Nel corso degli ultimi decenni l’immagine delle donne offerta in campo pubblicitario ha registrato nei paesi economicamente e culturalmente più avanzati una lenta evoluzione verso la parità tra i generi.

Benché sia stata progressivamente costruita l’immagine di una donna emancipata e dinamica permangono, in modo più o meno evidente, delle sensibili differenze tra la rappresentazione che viene offerta del genere femminile e di quello maschile.
L’aspetto che emerge in modo più significativo è che sebbene si cerchi di offrire l’immagine di una donna indipendente e sicura di sé viene invece presentato il modello della donna-oggetto, attraverso un processo di oggettivazione.
Al contempo suggerita, in modo più o meno velato, l’inferiorità del genere femminile rispetto a quello maschile.
Tale discriminazione si evince con forza attraverso alcune tecniche che vengono utilizzate nell’elaborazione e nella costruzione dei messaggi pubblicitari.
Tali tecniche possono essere ricondotte principalmente a 4:
1) frammentazione del corpo femminile;
2) annullamento della donna in quanto persona;
3) sguardo delle donne raffigurate;
4) ruolo della donna.

1) frammentazione del corpo femminile: il corpo femminile viene presentato come “frammentato”; ovvero ne vengono mostrate solo alcune sue parti, come nella foto a lato.
Le parti del corpo che vengono raffigurate sono perfette; vengono infatti mostrati dei glutei pubblicità, mass media, donna nella pubblicità scolpiti, delle bocche turgide e dei sorrisi smaglianti, come se questa costituisse la normalità, incrementando così sentimenti di insoddisfazione da parte delle donne riguardo al proprio corpo e sovente una conseguente diminuzione dell’autostima che dà origine in modo sempre crescente ad un rapporto problematico con il cibo e all'insorgenza di disturbi alimentari.
Inoltre ciò porta alla perdita dell’identità del soggetto in quanto persona ed alla perdita della sua soggettività rendendo in questo modo il corpo femminile, o alcune delle sue parti, un mero oggetto. Questo ci permette di collegarci all’aspetto successivo: l’annullamento della donna in quanto persona.

2) annullamento della donna in quanto persona: la donna presente nel messaggio pubblicitario viene spesso annullata in quanto persona.
Si attua infatti un processo attraverso cui la modella passa da soggetto ad oggetto, prendendo così il posto dell’oggetto che pubblicizza, ed al contempo il prodotto reclamizzato viene come “umanizzato”.

3) sguardo delle donne raffigurate: altro aspetto che differenzia la rappresentazione dell’uomo e della donna nella pubblicità è costituito dallo sguardo.
Lo sguardo dei soggetti femminili presenti negli spazi pubblicitari in genere è rivolto frontalmente verso lo spettatore con il fine non solo di creare un coinvolgimento ed un legame ma anche con quello di sedurre.
Al contrario gli uomini non rivolgono quasi mai lo sguardo verso il pubblico; ciò sta ad indicare un atteggiamento autoritario ed al contempo contribuisce a definire l’uomo come un soggetto sicuro di sé ed indipendente.

4) ruolo della donna: infine un altro elemento che denota la discriminazione tra uomini e donne nella pubblicità è dato dal ruolo che assumono i soggetti presenti all’interno di un messaggio pubblicitario.
All’uomo viene infatti in genere attribuito un ruolo attivo in quanto viene presentato come un osservatore che opera attivamente all’interno del contesto in cui si trova.
Ciò indica conseguentemente che la donna, oggetto dello sguardo maschile, è invece relegata ad un ruolo passivo e che l’agire ed il prendere delle decisioni sono prerogative maschili.

Tali discriminazioni sono indubbiamente favorite anche dalle prerogative che caratterizzano i messaggi pubblicitari; in primis la struttura e la breve durata.
Ciò emerge in modo particolare negli spot televisivi, che hanno una durata che in genere varia tra i 15 e i 30 secondi.
Gli spazi pubblicitari vengono infatti costruiti al fine di comunicare velocemente, in modo diretto ed efficace il messaggio commerciale, per questo motivo presentano spesso allo spettatore una visione della realtà estremamente semplificata e stereotipata; aspetto che si ripercuote anche sulla rappresentazione dei generi.

Cosa ne pensate?
Permane ancora nella pubblicità la discriminazione tra uomini e donne oppure vi è una situazione di parità?

Al link: La donna nella pubblicità è presente il powerpoint del presente articolo.

Bibliografia:
Codeluppi V., (2001), Che cos'è la pubblicità, Roma, Carocci editore S.p.A.


Per le foto si ringrazia: Tammy Manet.

Continua a leggere...

Psicologia del marketing: La definizione di viral marketing

.
buzz, definizione, marketing, Mass media, nuovi media, Psicologia del marketing, pubblicità, reti sociali, social network, stealth advertising, tecnica di marketing, viral, viral marketing



Il viral marketing è una tecnica di marketing utilizzata in modo particolare nell’ambito dei nuovi media e consiste nella diffusione di un messaggio pubblicitario attraverso il passaparola, che prende il nome di “buzz”.
Il termine “viral marketing” è stato coniato da Rayport nel 1996 ed è stato scelto in quanto evidenzia l’analogia presente tra la modalità di diffusione del messaggio pubblicitario e quella dei virus; entrambi infatti utilizzano un soggetto ospite come agente per veicolare il loro contenuto e raggiungere ed “infettare” altri soggetti in modo estremamente rapido ed efficace.

La velocità e l’efficacia di diffusione rappresentano due aspetti fondamentali del viral marketing ma non costituiscono sue le uniche peculiarità.
Il viral marketing è infatti una tecnica estremamente sofisticata ed innovativa caratterizzata da una rosa di prerogative che la rendono una delle strategie di marketing più efficaci ed attualmente più utilizzate, soprattutto nell’ambito dei nuovi media.
Come accennato, l’aspetto peculiare del marketing virale è la sua modalità di diffusione che si basa sul passaparola o buzz, termine inglese che significa brusio.
Elemento nodale che permette di veicolare il messaggio virale sono i social network o reti sociali.
I social network e la complessa rete dei rapporti interpersonali giocano infatti un ruolo chiave nell’ambito del viral marketing in quanto favoriscono ed incrementano il passaparola.
A riprova della loro importanza è stato osservato che nel caso in cui un determinato bene o servizio venga presentato o descritto da un amico o da un conoscente questo contribuisce ad accrescere l’interesse nei suoi riguardi e conseguentemente le possibilità di utilizzo o, a seconda dei casi, di vendita.

Viral marketing, CloverfieldLa propagazione attraverso i social network influisce inoltre su altri aspetti come la facilità nel reperire gli agenti che veicolino il messaggio virale e di conseguenza sull’ampiezza di diffusione e sull’efficacia.
Questo si rivela particolarmente interessante in quanto rende ognuno di noi, in modo più o meno consapevole, un potenziale agente in grado di promuovere un servizio o prodotto.
In tale modo è possibile trasmettere un determinato messaggio pubblicitario ad numero elevato di persone e con maggiore celerità rispetto alle campagne pubblicitarie tradizionali.
Questo ci permette di ricollegarci ad un altro aspetto: i media di diffusione.

Il viral marketing è una tecnica contraddistinta anche dalla scelta dei mezzi di comunicazione di massa; in genere viene infatti privilegiata la diffusione attraverso i nuovi media piuttosto che tramite i media tradizionali.
Questo è dato, oltre che dai fattori precedentemente descritti, anche dalle maggiori possibilità offerte dai nuovi media a livello creativo.
Il medium è fondamentale in quanto influenza molteplici aspetti di una campagna di marketing; in primis il supporto utilizzato, ad esempio cartaceo piuttosto che elettronico, le modalità ed i tempi di diffusione, sicuramente più celeri per media come la televisione o Internet, il livello di interattività con l’utenza, immediata nel caso di Internet e più lenta e limitata per quanto concerne la televisione o la carta stampata, eccetera.

Altro vantaggio che presenta il viral marketing è dato dai costi contenuti.
I costi di una campagna pubblicitaria condotta attraverso il viral marketing sono infatti in genere estremamente ridotti, soprattutto se confrontati con quelli delle campagne condotte attraverso i media tradizionali.
Questo permette quindi di minimizzare i costi di realizzazione e consente anche a coloro che si occupano dello sviluppo di progetti che dispongono di un budget ridotto di corredarvi una propria campagna di marketing.

La campagna di viral marketing più conosciuta e che esemplifica al meglio le prerogative di questa tecnica di marketing è rappresentata indubbiamente da quella attuata per il servizio di posta elettronica Hotmail.com.
Le prerogative che hanno decretato il successo della campagna di marketing sono state la facilità di diffusione e di fruizione del servizio; infatti ogni e-mail inviata era corredata nella parte inferiore da un link che permetteva di accadere al sito erogante e di creare un account.
In questo modo ogni utente che fruiva di questa applicazione diventava in modo implicito un agente della campagna virale in quanto pubblicizzava, semplicemente con l’invio di una web mail, il servizio di posta elettronica utilizzato.
A loro volta coloro che ricevevano l’e-mail ricevevano anche la pubblicità ed avevano la possibilità, con un semplice click, di accedere al sito di Hotmail, registrarsi ed inviare dal nuovo account e-mail a colleghi ed amici e diffondere messaggi pubblicitari sul servizio; tutto ciò con il minimo sforzo da parte della compagnia fornitrice.
La diffusione è stata estremamente rapida in quanto si è riusciti a coniugare un’azione abituale, come l’invio di un’e-mail, alla promozione di un servizio.

viral marketing, Cloverfield, SlushoAltro esempio più recente è costituito dalla campagna di marketing attuata per il film Cloverfield.
La promozione della pellicola è partita con dei teaser trailer che avevano la particolarità di mostrare solo un misterioso quanto inspiegabile attacco da parte di una creatura mostruosa sulla città di New York e la data di uscita del film nelle sale omettendone il titolo.
I teaser trailer hanno costituito la fase iniziale di un’imponente campagna di marketing attuata in modo particolare sui nuovi media e svolta attraverso numerose iniziative, tra cui la creazione del sito ufficiale del film e di siti legati alla trama ed ai personaggi.
Il sito ufficiale ha contribuito a mantenere inalterato il clima di mistero inserendo informazioni ed immagini inerenti al plot man mano che ci si avvicinava all’uscita del film.
Oltre al sito ufficiale sono stati creati dei siti web realizzati ad hoc inerenti a fantomatiche quanto sconosciute compagnie correlate alla trama del film, come la Tagruato e la Slusho, e pagine personali dei personaggi del film su MySpace che indicavano come ultimo giorno di accesso al profilo proprio il 18 gennaio 2008, data presente nei trailer e giorno di uscita di Cloverfield.
La campagna di marketing è così riuscita ad accrescere la curiosità sulla trama ed a coinvolgere un numero elevato di persone nella raccolta di informazioni tanto da scatenare il buzz sul film.

Il viral marketing costituisce indubbiamente una tecnica di marketing vantaggiosa sotto numerosi aspetti ma a seconda della modalità con cui viene strutturato può diventare oggetto di critica.
Il marketing virale è infatti sotto accusa da parte dei garanti della privacy, degli esperti di marketing e dei consumatori per via dell’invio di e-mail non richieste.
L’interesse per questo aspetto è basilare nella conduzione di una campagna attraverso il viral marketing in quanto ne influenza in modo incisivo la riuscita.
Ciò infatti, oltre ad evitare di incorrere in sanzioni, ha il fine di:
evitare di scatenare reazioni negative;
• garantire un alto tasso di diffusione del messaggio pubblicitario, indice dato dal numero di riceventi che veicoleranno il messaggio all’interno dei loro social network.

Cosa pensate del viral marketing?
Ritenete che sia una tecnica interessante e rispettosa della privacy degli utenti o al contrario lesiva ed inopportuna?


Fonte: What is Viral Marketing?

Per le immagini si ringraziano nell'ordine: Design Blog Sociale e Wolf Gang.

Continua a leggere...

Psicologia del marketing: Le tecniche di marketing nei nuovi media

.
advergames, brand loyalty, nuovi media, online interactive agents, Psicologia del marketing, pubblicità, pubblicità nascosta, tecniche di marketing, tracking software e spyware, viral marketingIn seguito allo sviluppo dei nuovi media sono state elaborate nuove tecniche di marketing più sofisticate ed innovative che riescono non solo a veicolare il messaggio pubblicitario in modo efficace ma anche ad interagire con il consumatore e a registrarne e ad analizzarne le scelte ed i consumi.
Alle tecniche di marketing tradizionali, come la ripetizione, la attention-getting production features, l’animazione, i premiums, i branded characters, il celebrity endorsement, il product placement, le integrated marketing strategies ed il video news realises si sono aggiunte negli ultimi anni: il viral marketing, l’advergames, il tracking software e spyware e gli online interactive agents.

Le tecniche di marketing utilizzate nell’ambito dei nuovi media consistono in:

Viral marketing: concerne il buzz riguardo ad un prodotto, servizio o evento e viene diffuso, come mostra l'immagine in alto a destra, nelle forme più varie e fantasiose, in modo estremamente veloce e grazie al passaparola.
Il nome deriva dalla tendenza all’utilizzo di una figura che veicola e diffonde il messaggio pubblicitario velocemente in modo analogo a quanto accade con il contagio virale;

Advergames: si tratta di videogiochi interattivi realizzati al fine di veicolare dei messaggi pubblicitari.
La loro peculiarità rispetto ad altre tecniche di marketing è il passaggio da parte dell’utente dalla condizione di spettatore passivo a quella di soggetto attivo in quanto interagisce con il sito e le sue features durante il gioco.
Questo è estremamente importante poiché riesce a coniugare il mantenimento di elevati livelli attentivi con la fruizione del messaggio pubblicitario aumentandone così l’efficacia in modo esponenziale;

Tracking software e spyware: consistono in software che permettono di raccogliere dati inerenti alle modalità di navigazione ed ai tempi di permanenza degli utenti all’interno di un sito.
I tracking software e spyware più conosciuti sono i cookies.
I cookies sono dei files che vengono installati dal sito visitato all’interno del computer degli utenti e vengono nuovamente raccolti ed aggiornati ad ogni accesso al sito.
Ciò ha lo scopo non solo di tracciare la navigazione dell'utenza ma anche di testare l’efficacia delle strategie di marketing adottate e di monitorare le preferenze su prodotti ed aree del sito;

Online interactive agents: rappresenta una forma virtuale di pubblicità nascosta.
Tali “agenti” sono dei robot o dei bot che vengono programmati per dialogare con gli utenti e rispondere ai navigatori che iniziano una conversazione con loro.
Questa tecnica di marketing è finalizzata al mantenimento e all’incremento dell’interesse verso il sito e gli articoli che promuove ed in modo particolare all’accrescimento della brand loyalty.


Bibliografia:
Calvert S. L., (2008), Children as consumers: Advertising and marketing, in “Future of Children”, v. 18, n. 1.

Per la foto si ringrazia: Robyn Gallagher
.

Continua a leggere...

Psicologia del marketing: Le tecniche di marketing nei media tradizionali

.

tecniche di marketing, branded character, celebrity endorsement, product placement, psicologia, marketing, ripetizione, viral marketing

Le tecniche di marketing costituiscono uno strumento fondamentale nella realizzazione e diffusione di un messaggio pubblicitario.
Queste nel corso degli anni hanno subito un’evoluzione dipesa da diversi fattori; in primis dallo sviluppo e dall’incremento dei mezzi di comunicazione di massa.
La comparsa di nuovi media e di strumenti tecnologici ed il loro costante perfezionamento hanno infatti contribuito ad ampliare non solo le tipologie di messaggi pubblicitari ma l’intero sistema pubblicitario, rivoluzionando così anche il mondo del marketing.

Sulla base di questo processo di sviluppo possono essere individuate due tipologie di tecniche di marketing: quelle utilizzate nell’ambito dei media tradizionali e le tecniche di marketing utilizzate nei nuovi media.
Le tecniche di marketing utilizzate nell'ambito dei media tradizionali sono state sviluppate ed utilizzate in modo particolare nell’ambito cinematografico e televisivo e consistono ne: la ripetizione, la attention-getting production features, l’animazione, i branded characters, il celebrity endorsement, i premiums, il product placement, le integrated marketing strategies ed il video news realises.

Vediamole brevemente:

Ripetizione: consiste nella ripetizione dello stesso messaggio per lassi di tempo variabili;

Attention-getting production features: la pubblicità viene implementata da effetti che hanno lo scopo di attirare l’attenzione dello spettatore verso lo spot, sono di tipo sonoro e visivo e possono includere oggetti o persone in movimento spesso a ritmo di musica;

Animazione: è costituita dall’utilizzo di disegni animati ed immagini in movimento;

Branded characters: prevede la sponsorizzazione del prodotto attraverso l’uso dell’immagine di personaggi popolari tratti da programmi e contenuti di animazione;

celebrity endorsement, tecniche di marketing, media tradizionaliCelebrity endorsement: o celebrity testimonial, il prodotto viene presentato da personaggi famosi appartenenti al mondo dello spettacolo, dello sport, della musica, che nel messaggio pubblicitario mostrano di utilizzare ed approvare il prodotto;

Premiums: sono dei piccoli giocattoli o oggetti che vengono distribuiti in omaggio con l’articolo che si sta acquistando.
Un esempio di questa strategia di vendita è il giocattolo o gadget che accompagna l’acquisto dell’Happy Meal;

Product placement: questa tecnica di marketing ha avuto larga diffusione in ambito televisivo e cinematografico.
Il prodotto pubblicizzato viene in genere inserito all’interno di scene contenute in programmi televisivi o produzioni cinematografiche.
Ciò è finalizzato non solo a promuovere un determinato prodotto ma soprattutto a non dare la percezione allo spettatore di assistere ad un messaggio pubblicitario, rendendolo così molto più efficace.
L’esempio più famoso di product placement è rappresentato dall’inserimento delle caramelle Reese’s Pieces in diverse scene del film E. T.;

Strategie di marketing integrato: è costituita dallo svolgimento di campagne pubblicitarie strutturate in contemporanea su più media; ad esempio l’utilizzo del celebrity endorsement può essere accompagnato dalla scelta di allegare dei premiums al prodotto;

Video news releases: consiste nella realizzazione di video da parte delle compagnie produttrici riguardo ai loro articoli e ad iniziative ad essi correlate che in seguito vengono distribuiti e trasmessi a livello televisivo.


Bibliografia:
Calvert S. L., (2008), Children as consumers: Advertising and marketing, in “Future of Children”, v. 18, n. 1.

Per le foto si ringraziano nell'ordine: Daadi e [177]
.

Continua a leggere...

Psicologia della pubblicità: Il rapporto tra scientificità e pubblicità

.
psicologia, linguaggio, Psicologia della pubblicità, pubblicità, scientificità in ambito pubblicitario, strategia pubblicitaria



Scientificità uguale aumento delle vendite?
A quanto sembra è proprio così; presentare un prodotto associandolo ad un contesto che mostra delle prerogative assimilabili all’ambito scientifico contribuisce a rafforzarne l'immagine ed a incrementarne le vendite.

Vi sono diversi aspetti che contribuiscono ad attribuire carattere scientifico ad un messaggio pubblicitario e sono individuabili:
• nella figura di colui che presenta il prodotto, che costituisce l’esperto;
• nell’introduzione dell’analisi del prodotto;
• nel linguaggio, in modo particolare quello tecnico, con cui esso viene presentato.

Uno tra gli aspetti fondamentali su cui si basa questa strategia pubblicitaria è l’elaborazione dell’immagine dell’esperto che presenta il prodotto.
Questa figura sarà curata in modo da caratterizzarla con delle prerogative che vengono spesso associate a medici, scienziati o tecnici; ad esempio facendole indossare il camice bianco, gli occhiali, oppure assumere un approccio dottorale.
La scientificità di un prodotto viene quindi suggerita tramite l'associazione con la figura che lo presenta, che in questo modo estende le sue prerogative anche ad esso.

Altra modalità utilizzata al fine di contribuire a rafforzare l’immagine di un prodotto è l’introduzione della prova qualità.
Molto spesso infatti accade di assistere a delle dimostrazioni finalizzate a comprovare l’efficacia e la validità del prodotto.
Tale test, soprattutto se inserito in un contesto riconosciuto come scientifico, ad esempio all’interno di un laboratorio, evidenzia il fatto che l’oggetto promosso risulti vincente all’esame, più o meno tecnico, a cui è stato sottoposto.
La prova infatti è cucita su misura per il prodotto che si pubblicizza ed è realizzata in base alle prerogative che si vogliono evidenziare in modo da indurre l’utente all’acquisto.
A riguardo basti pensare alla “prova alone” di diverse pubblicità di detersivi o test svolti in laboratorio che evidenziano l’efficacia o le proprietà di creme anti-età.

Successivamente abbiamo la scelta del linguaggio, che costituisce uno strumento di fondamentale importanza nella realizzazione del messaggio pubblicitario.
In questo caso la scientificità viene suggerita dal ricorso ad un registro linguistico ricco di termini tecnici tratti dalle scienze; spesso infatti ritroviamo dei vocaboli presi in prestito da scienze come la chimica e la biologia.
L’uso di una terminologia tecnica contribuisce a creare in colui che fruisce dello spot l’opinione che il messaggio sia referenziale ed al contempo informativo, ciò si verifica anche nel caso in cui il linguaggio specialistico non venga compreso o non sia conosciuto.
La sola presenza di questi componenti costituisce così per l’acquirente una garanzia di validità del prodotto.
Altro aspetto estremamente rilevante è la presenza di elementi frutto di ricerche scientifiche e scoperte tecnologiche che assicura l’acquisto di un prodotto innovativo ed al passo con il progresso.
Un classico esempio di ciò è presente in numerose pubblicità di yogurt, in cui vengono indicati i diversi componenti aggiunti ed i loro nomi scientifici ed il loro effetto benefico sull’organismo.

Cosa ne pensate?
Secondo voi questa strategia pubblicitaria influenza le vendite?
E soprattutto vi influenza?


Bibliografia:
Gill L. E., (1960), Psicologia della pubblicità, traduzione italiana a cura di Giovanni De Caria, Editrice Universitaria, Firenze.
Puggelli F. R., (2000), L’occulto del linguaggio: Psicologia della pubblicità, FrancoAngeli, Milano.

Per la foto si ringrazia:
uuuse

Continua a leggere...

Psicologia della pubblicità: Le fasi della comunicazione pubblicitaria

.


psicologia, pubblicità

Il modello think-feel-do costituisce una tassonomia particolarmente articolata che viene utilizzata per descrivere ed analizzare le fasi della comunicazione pubblicitaria.
Tale tassonomia è stata elaborata da Lavidge e Steiner (1961) e postula la presenza di una successione di fasi che il consumatore segue secondo un ordine sequenziale.
Il processo di comunicazione pubblicitaria parte così dalla conoscenza iniziale di un prodotto fino a giungere al suo acquisto.

Il modello è articolato in sette fasi:
1. la prima costituisce una condizione iniziale in cui non si è ancora manifestata l’influenza della pubblicità.
In questo stadio infatti può accadere che il soggetto non sia consapevole dell’esistenza di un prodotto o servizio;
2. in seguito si sviluppa la consapevolezza dell’esistenza dell’oggetto;
3. successivamente il soggetto viene a conoscenza delle prerogative e delle qualità del bene;
4. nello stadio seguente si sviluppa un atteggiamento favorevole verso il prodotto;
5. l’atteggiamento favorevole evolve poi in preferenza per il prodotto e per le sue possibili alternative;
6. alla preferenza si aggiunge il desiderio di acquisto;
7. infine vi è la fase conclusiva in cui si completa il processo di convincimento e si effettua l’acquisto.

Tale tassonomia trova un rispecchiamento nel classico modello psicologico che suddivide il comportamento in tre dimensioni:
1. componente cognitiva: che consta degli stati intellettivi;
2. componente affettiva: composta dagli stati emozionali;
3. componente motivazionale.

In contrapposizione a questa teoria è stato elaborato il concetto di pubblicità “low-involvement” (Krugman, 1965) che si riferisce ai prodotti a basso coinvolgimento.
Secondo Krugman in questo caso vi è uno stravolgimento della successione tradizionale del processo che ha luogo nel caso del modello think-feel-do.
La pubblicità potrebbe così indurre immediatamente all’acquisto un consumatore poco coinvolto.
Solo in un secondo momento, in seguito all’utilizzo ed alla conoscenza del prodotto, vi saranno dei cambiamenti rilevabili negli atteggiamenti o per quanto concerne lo stato emotivo.


Bibliografia:
Krugman H., (1965), The impact of television advertising: learning without involvement, in “Public Opinion Quarterly”, n. XXIX autunno.
Lavidge R. J., Steiner G. A., (1961), A model for predictive measurements of advertising effect, in “Journal of Marketing”, pp. 131-147.
Puggelli F. R., (2000), L’occulto del linguaggio: Psicologia della pubblicità, FrancoAngeli, Milano.

Per la foto si ringrazia:
Mr.mt

Continua a leggere...

Articoli correlati:

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...